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Workshop Iris Network

Impresa sociale, la legge da sola non basterà

15 Settembre Set 2017 1543 15 settembre 2017
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450 imprenditori si sono dati appuntamento a Riva del Garda a poche settimane dal varo del decreto sulla nuova impresa sociale. Una communiy dell'innovazione sociale che punta a creare un nuovo paradigma. Con una consapevolezza diffusa. La leva legislativa (seppur buona) non è sufficiente. Il bilancio della due giorni

450 imprenditori sociali si sono radunati a Riva del Garda per percorrere "l'ultimo miglio" dell'innovazione così come è stato battezzata l’edizione di quest’anno del tradizionale workshop settembrino targato Iris Network. Un'edizione ancora una volta molto seguita e molto partecipata che esprime, da una parte, la domanda di comprendere le trasformazioni in atto e, al tempo stesso, la volontà di dar vita a un nuovo ciclo di sviluppo in un quadro socioeconomico e normativo ormai delineato nella sua architettura. Le novità della legge di riforma del Terzo settore, che ha rivisto tutto l’impianto normativo relativo all'impresa sociale, sono state il cuore della “lezione” del giurista

Antonio Fici, uno degli estensori del decreto di riferimento (d.lgs n. 112/17) e firma del numero di Vita in distribuzione intitolato “La Grande riforma della A alla Z”. L’intervento di Fici nella plenaria di ieri è stato seguito dalle riflessioni di due importanti “fruitori” della norma appena approvata. Prima il presidente della Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo e poi dalla portavoce del Forum del Terzo settore Claudia Fiaschi.

Tre i punti cardine del ragionamento di Carlo Borgomeo. Primo: «Dopo l’approvazione dei decreti si apre una fase di sperimentazione in cui occorre trovare il giusto equilibrio fra la necessaria spinta all’innovazione e l’altrettanto necessaria prudenza di fronte a chi mira a una discontinuità assoluta rispetto all’esistente. Per intenderci: la finanza d’impatto può essere un veicolo di innovazione, ma non è vero che non si possa fare innovazione senza finanza d’impatto». Secondo punto: «La riforma è un processo lento, che va assimilato. Ci vuole tempo. Dire che for profit e Terzo settore si stanno avvicinando è vero. Ma nessuna delle due parti deve essere egemone. In altre parole non bisogna avere fretta, altrimenti andremo incontro a un corto circuito». Terzo punto: «Il Governo ha fatto un buon lavoro, la riforma, migliorabile senz’altro, è un buon testo. Ma questo è solo metà del lavoro. Ora bisogna intervenire dal lato dell’offerta, affinché questa riforma produca i benefici per cui è stata pensata».

La finanza d’impatto può essere un veicolo di innovazione, ma non è vero che non si possa fare innovazione senza finanza d’impatto

Un concetto, quello della creazione di un ambiente favorevole alla crescita dell’impresa sociale, che riprende anche Claudia Fiaschi: «Si sta aprendo un cantiere di sussidiarietà ampio, in cui il grado di coinvolgimento dei giovani, per esempio, sarà un banco di prova importante. L’economia della scambio e l’economia della condivisione sono due fattori caratterizzanti delle nuove generazioni vuoi a seguito della crisi (denaro e proprietà sono risorse sempre più scarse), vuoi per l’attenzione con cui i ragazzi seguono i temi della sostenibilità sociale e ambientale». Sull’attenzione a non annacquare le diversità Fiaschi concorda con Borgomeo: «Non facciamo confusione, l’impresa sociale è una cosa, la responsabilità sociale d’impresa un’altra, un’azienda for profit che impegnata nel socio-sanitario un’altra ancora».

L’economia della scambio e l’economia della condivisione sono due fattori caratterizzanti delle nuove generazioni vuoi a seguito della crisi (denaro e proprietà sono risorse sempre più scarse), vuoi per l’attenzione con cui i ragazzi seguono i temi della sostenibilità sociale e ambientale

In questo quadro le sessioni tematiche del workshop hanno poi approfondito non solo questioni tecniche, ma anche esplorato ambiti di attività nei quali è possibile per le imprese sociali affermarsi come attori decisivi nel quadro "post riforma". La gestione dei beni confiscati come apprendimento per rigenerare anche altre categorie di immobili da destinare ad attività sociali, le piattaforme digitale per aumentare la connettività del welfare nel campo dell'accoglienza dei migranti (progetto Vesta) e del loro inserimento lavorativo (Start refugees), le progettualità di welfare comunitario e la gestione di beni culturali con l'intento di promuovere di sviluppo locale e coesione sociale, le reti distributive dell'agricoltura sociale che ridefiniscono i modelli di consumo superando l'approccio di nicchia. Tutti temi che esprimono un fabbisogno di risorse dedicate, come il fondo da 200 milioni di euro per lo sviluppo dell'economia sociale, le cui specifiche tecniche sono state presentate da Invitalia durante il workshop. Risorse che chiamano in causa anche i soggetti finanziari più "accreditati" ad operare in questo campo, come Banca Etica presente a Riva del Garda con la sua vicepresidente Anna Fasano.

Tutto questo con la consapevolezza che si moltiplicano i segnali di presenza di una vera e propria "community dell'innovazione" nel campo dell'impresa sociale. Segnali evidenziati dai dati di una indagine di Iris Network che confluirà nel nuovo rapporto sull'impresa sociale e che sono stati analizzati in anteprima da Riccardo Maiolini, economista della John Cabot University di Roma. Esistono infatti imprese sociali che stabilmente investono in innovazione facendo leva su una dimensione comunitaria sia interna che rispetto agli utenti / clienti e al contesto territoriale. Ma esiste anche un ecosistema di attori diversi (reti d'impresa, soggetti finanziari, società di consulenza) per la prima volta indagato in Italia che interpreta la sua azione di supporto in chiave di accompagnamento e di co-investimento su progetti che hanno l'obiettivo non solo di servire singoli utenti ma di impattare socialmente sulle proprie comunità di riferimento. Processi di innovazione aperta approfonditi da Letizia Piangerelli (Coop Up) e Paolo Campagnano (Impact hub) che si collocano in un quadro di trasformazione organizzativa che la riforma sarà chiamata non solo a regolare ma anche a promuovere.

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