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Salute

Autismo, ABA e Tartaruga: perché escludere un'opzione?

18 Settembre Set 2017 1728 18 settembre 2017
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L'Istituto di Ortofonologia replica alla dura lettera che prima dell'estate aveva criticato l'ampio spazio che la Bicamerale Infanzia aveva dedicato ai metodi diversi da quello comportamentale. La difesa di «45 anni di professionalità e la credibilità degli oltre 120 colleghi dell’IdO»

La terapia con l’approccio evolutivo “Tartaruga”, dopo quattro anni e con un campione di 80 bambini dello spettro autistico fra i 3 e i 15 anni, ha portato il 30% dei bambini fuori dalla diagnosi ADOS di autismo. Un altro articolo in via di pubblicazione su un campione di 32 bambini sotto i 5 anni ha dato dopo due anni una uscita dall’autismo, secondo il punteggio ADOS, per il 45% del campione, cioè 14 bambini su 32. Questi sono «i risultati evidence based che rivestono importanza per gli esperti, ma soprattutto per i genitori. Uscire dalla diagnosi di autismo secondo i criteri ADOS significa cambiare vita, essere inseriti socialmente, avere tutte le carte per vivere una vita migliore»: così Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia, dopo l’estate replica alle dure critiche sollevate dall’Angsa all’indomani della pubblicazione del documento finale dell’indagine della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza sul diritto alla salute dei minori diversamente abili (titolo letterale dell’indagine).

«Dal dileggio, la battuta, ora si è passati all’insulto e a mettere in discussione 45 anni di professionalità e la credibilità degli oltre 120 colleghi dell’IdO. È ora di dire basta», afferma nel messaggio pubblicato sul sito dell’IdO. «Nel 2011 le linee guida dell’ISS consigliavano una tipologia di intervento comportamentale che prevede dalle 25 alle 40 ore di terapia a settimana, senza considerare troppo l’approccio evolutivo. Nel 2005 la SINPIA, nelle linee guida sull’autismo, prevedeva sia l’approccio evolutivo sia il metodo comportamentale. O hanno sbagliato prima a prevederli entrambi o hanno sbagliato nel 2011 a escluderne uno», afferma Bianchi di Castelbianco difendendo il proprio approccio all’autismo: «Ci siamo attivati con una petizione alla quale hanno aderito più di 5.000 operatori, oltre ad associazioni culturali, di genitori e più di 60 scuole di formazione in psicoterapia di tutti gli indirizzi per rivedere questa esclusione, in quanto a nostro avviso era una scelta povera per l’aspetto culturale, scientifico ma, soprattutto, per quello clinico perché impoveriva l’aiuto a favore dei bambini. È importante precisare che la petizione non era contro il metodo comportamentale, ma contro l’esclusione dell’approccio evolutivo che, in un disturbo complesso come l’autismo, ci sembrava inadeguata».

Sul sito dell’IdO, anche diverse testimonianze dei politici della Bicamerale Infanzia, a cominciare dalla vicepresidente Sandra Zampa: «il fatto che questi risultati abbiano portato miglioramenti nella vita dei ragazzi autistici e delle loro famiglie è un elemento non trascurabile. Il fatto che il Servizio sanitario nazionale sostenga questa esperienza testimonia che c’è un'evidenza. Sono tutti dati verificabili. Ci ha colpito la grande trasparenza con cui sono stati illustrati, e certamente nessuno è così trasparente quando sa di dover nascondere qualcosa». Paola Binetti, che già ai tempi della pubblicazione delle Linee guida dell’IIS aveva criticato la scelta di prevedere come unico approccio quello comportamentale (un orientamento difeso invece oltre che da Angsa anche da Anffas), sottolinea ora come, proprio in risposta alle scelte fatte nelle Linee guida del 2011, oggi «l’attività scientifica di Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco rappresenta un contributo allo studio dell'autismo che non si può ignorare». Dopo l’«iniziale delusione», dopo la pubblicazione delle Linee Guida del 2011, l’IdO - continua Binetti - «prese atto che non bastava un lavoro ben fatto né i risultati ottenuti sul piano evolutivo, se voleva un esplicito riconoscimento della qualità del proprio lavoro occorreva pubblicare questi stessi risultati su riviste internazionali di buon livello, possibilmente con Impact factor. Ha pubblicato non solo i risultati del lavoro su riviste internazionali con referee severi e autorevoli, ma ha via via elaborato il razionale che è alla base delle scelte dell'IdO, non solo con i soggetti autistici, ma in tutti i campi di cui effettivamente ci si occupa nell'Istituto. Un salto di qualità in campo metodologico che merita rispetto».

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