Fatamorgana
Dibattito

La valutazione d'impatto e il miraggio di fata Morgana

22 Settembre Set 2017 1541 22 settembre 2017
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«Affinché la valutazione non rimanga incagliata, prigioniera dell’illusione di Morgana, è necessario avviare una fase di confronto, molto franca, per costruire consenso attorno ai processi valutativi, garantendone credibilità e consistenza». Il direttore di Human Foundation reagisce all'intervento di Stefano Zamagni sul numero del magazine in distribuzione

Sulle pagine del numero di Vita di settembre, il Professore Stefano Zamagni è intervenuto sul tema della valutazione. Zamagni ha ribadito con grande efficacia un concetto fondamentale: la valutazione non deve essere associata ad un intento sanzionatorio, quanto piuttosto si tratta di un processo finalizzato ad “attribuire valore” ad un’organizzazione o ad un’attività. Altrettanto condivisibile è il richiamo alla dimensione partecipativa dei processi valutativi; se valutare alimenta il ciclo della programmazione, attraverso le lezioni apprese, pensare ad una valutazione “estranea” alla cultura dell’organizzazione risulta essere controproducente ed anzi antitetica alle finalità di crescita e di miglioramento continuo degli ETS (Enti del Terzo settore). Come ricorda Zamagni, vi sono diverse metodologie e la soluzione verso cui si è orientato il lavoro della commissione sulle linee guida è stata definire processi “aperti”, in luogo di operare attraverso un’imposizione ex machina.

Solo su un aspetto mi permetto di dissentire dalla puntuale analisi del professore rispetto al giudizio sullo SROI; credo infatti che il limite della metodologia non sia legato alla natura di metrica capitalistica, comune all’ampio spettro di approcci valutativi che ricorrono alla monetizzazione. Piuttosto, ritengo vi sia una questione relativa all’interpretazione del metodo. Spesso, quando lavoriamo con lo SROI, il nostro sguardo tende a cadere sul ratio, prigioniero di un sorta di effetto “Fata Morgana” che ci porta fuori rotta nell’interpretare i risultati. Così tendiamo a non soffermarci su ciò che è prima del ratio, ovvero il valore sociale perimetrato attraverso il processo valutativo.

A mio avviso, il problema non risiede tanto nella scelta della metodologia utilizzata, quanto la consistenza dei processi della valutazione. Un’analisi può vantare un ratio particolarmente lusinghiero, ma se l’applicazione dei principi risulta essere poco consistente, quel numero perde di significato. Il Legislatore ha saggiamente scelto di non imporre meccanismi cogenti di verifica delle attività di reporting. Tale indirizzo ha delle implicazioni tutt’altro che banali. Vi è il rischio, e torno a condividere l’analisi di Zamagni, di generare un mercato di valutazione, come avvenuto sul bilancio sociale, che riduca l’esercizio valutativo ad una pratica di bricolage più o meno meccanica, vissuta dalle organizzazioni del Terzo Settore come un ulteriore adempimento formale richiesto dalla PA.

Il Legislatore ha saggiamente scelto di non imporre meccanismi cogenti di verifica delle attività di reporting. Tale indirizzo ha delle implicazioni tutt’altro che banali. Vi è il rischio, e torno a condividere l’analisi di Zamagni, di generare un mercato di valutazione, come avvenuto sul bilancio sociale

In un framework aperto, è fondamentale creare consenso tra i diversi portatori di interessi affinché i principi che orientano le attività di valutazione siano utilizzati in maniera consistente. Penso, in primo luogo, alla trasparenza nell’esplicitare i meccanismi di coinvolgimento degli stakeholder, dalla cui intensità dipende la qualità dei risultati. Così come, la scelta di processi valutativi inclusivi e trasparenti garantisce la materialità delle informazioni raccolte.

Affinché la valutazione non rimanga incagliata, prigioniera dell’illusione di Morgana, è necessario avviare una fase di confronto, molto franca, per costruire consenso attorno ai processi valutativi, garantendone credibilità e consistenza. In questa fase costituente, credo sia necessario cercare, per quanto possibile, di socializzare i nostri dubbi, condividere gli errori, testare gli strumenti, in una prospettiva di grande apertura che porti ad un rafforzamento della cultura della valutazione a livello di sistema, affinché i diversi stakeholder, donatori, PA, organizzazioni del Terzo Settore, beneficiari, comprendano che la valutazione è un’opportunità di miglioramento e di crescita della qualità del nostro welfare.

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