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Ci sono 2,5 milioni di euro per le famiglie, che le Regioni non chiedono

28 Settembre Set 2017 1312 28 settembre 2017
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I dati del Rapporto di monitoraggio del Dipartimento per le politiche per la famiglia: dei 17,5 milioni di euro a disposizione nel triennio 2014/2016 è stato erogato solo l'85%. Campania, Lazio e Basilicata non hanno fatto richiesta dei finanziamenti per gli anni 2015 e 2016

Il Dipartimento per le politiche della famiglia nel triennio 2014/2016 ha destinato 17 milioni e 500 mila euro per lo sviluppo di servizi e/o interventi a favore dell’infanzia e delle famiglie, cui si è aggiunto il cofinanziamento da parte delle Regioni pari al 20% del finanziamento assegnato, anche attraverso la valorizzazione di risorse umane. In particolare il decreto di riparto del 2014 ha destinato 5 milioni di euro per finanziare attività a favore della prima infanzia e delle responsabilità genitoriali, nel 2015 altri 5 milioni sono andati a finanziare attività volte a favorire la nascita e lo sviluppo dei Centri per le famiglie, mentre il decreto di riparto del 2016 ha destinato 7,5 milioni di euro per finanziare attività a favore della natalità, comprese le azioni a sostegno dei servizi per la prima infanzia e i bonus per i nuovi nati.

Cosa è stato fatto con queste risorse? In occasione della Conferenza Nazionale della Famiglia, il Dipartimento per le Politiche per la Famiglia, con Anci e Istituto degli innocenti ha realizzato un rapporto di monitoraggio sulle politiche per la famiglia delle Regioni e Province Autonome, da cui risulta che 2.476.250 euro dei 17,5 milioni non sono stati nemmeno chiesti dalle Regioni, una cifra pari al 15% dell’ammontare complessivo. «Le risorse statali sono state tutte impegnate dal Dipartimento, ma non sono state tutte erogate», afferma il Rapporto: sono stati erogati tutti i 5 milioni del 2014, mentre per il 2015 e il 2016 Campania, Lazio, Basilicata che non hanno mai fatto richiesta dei finanziamenti, richiesta che deve essere accompagnata dalla preventiva programmazione della destinazione.

Al 30 giugno 2017, 12 Regioni su 19 hanno ricevuto i fondi previsti dalle tre intese, li hanno programmati e assegnati. Il Veneto e il Friuli Venezia Giulia hanno ricevuto tutti i fondi ma devono ancora programmare e assegnare quanto previsto dall’ultima intesa. La Regione Toscana ha ottenuto tutti i fondi delle tre intese, ha programmato e gli rimane da assegnare solo i fondi destinati dall’ultima Intesa. Quattro Regioni (Basilicata, Lazio, Calabria e Campania) devono ancora ricevere i fondi relativi alle Intese 2015 e 2016.

Entrando nel dettaglio delle singole macroaree (erano quattro quelle previste dalle diverse Intese, Attività a favore della prima infanzia, attività a favore delle famiglie e delle responsabilità genitoriali, Attività per lo sviluppo dei centri per le famiglie, Attività a favore della natalità), emerge che una quota consistente dei fondi sono stati indirizzati verso i servizi educativi per la prima infanzia e, nello specifico, per il sostegno alla gestione, per favorirne l’accesso e per abbassare il costo delle rette. L’altra area di intervento su cui le Regioni e Province autonome si sono maggiormente concentrate è quella relativa al supporto delle famiglie. In questo caso i fondi sono stati finalizzati al sostegno di azioni a favore della genitorialità, sportelli di ascolto e counseling.

L’Italia ha anche un Piano Nazionale per la famiglia, previsto dall'articolo 1, comma 1251, della legge finanziaria 2007 (legge 296/2006), e approvato per la prima volta il 7 giugno 2012. Quali azioni previste dal Piano Nazionale per la famiglia del 2012 sono state realizzate? Cosa hanno fatto Regioni e Province autonome? I finanziamenti sono stati distribuiti in maniera piuttosto equa tra le azioni indicate dal Piano con una maggiore attenzione su alcune aree.

Il Piano aveva individuato tre aree di intervento urgente: le famiglie con minori, in particolare le famiglie numerose (sono tali, in Italia, le famiglie con 3 figli o più essendo l’ampiezza media della famiglia pari a 2,4 componenti); le famiglie con disabili o anziani non autosufficienti; le famiglie con disagi conclamati sia nella coppia, sia nelle relazioni genitori-figli, che richiedono sostegni urgenti. Gli interventi delle Regioni e province autonome si sono indirizzate sul finanziamento degli interventi a favore delle famiglie con disagi conclamati, sia nella coppia, sia nelle relazioni genitori-figli.

Nel complesso buona parte dei fondi legati al Piano Nazionale sono stati indirizzati al sostegno dei servizi per la prima infanzia, per i congedi parentali e disabilità. Un altro ambito verso cui è stato indirizzato il finanziamento pubblico son stati i servizi consultoriali e di informazioni (centri per le famiglie, mediazione familiare, ecc).

Foto Kelly Sikkema/Unsplash

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