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Sanità

Decesso dopo il trapianto di cuore: Aido fa chiarezza

28 Settembre Set 2017 1044 28 settembre 2017
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Dopo la morte del paziente romano di 55 anni, in seguito ad un trapianto di cuore e la diffusione della notizia, subito smentita dal Centro Nazionale Trapianti, che il cuore non fosse idoneo, Aido ribadisce l’importanza della medicina dei trapianti, un pilastro del sistema sanitario nazionale

Esprime innanzi tutto dolore e cordoglio per il decesso del paziente romano di 55 anni, in seguito ad un trapianto di cuore, con particolare vicinanza ai famigliari, Aido, dopo la notizia diffusa mercoledì, secondo cui il cuore trapiantato sarebbe stato preso da un paziente cardiopatico, deceduto per infarto. Una notizia subito smentita sia dai sanitari interessati che dal Centro Nazionale Trapianti. «In attesa, rispettosamente, che le istituzioni preposte chiariscano le vere ragioni di questa morte, l’AIDO vuole dare spazio, nella ricerca della verità dei fatti, alle dichiarazioni del direttore del Centro Nazionale Trapianti il quale ha assicurato che il cuore era idoneo», si legge nel comunicato stampa. Il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa ha infatti dichiarato che «è stata eseguita una valutazione attraverso un elettrocardiogramma e un’ecocardiografia, che esamina l’organo a livello strutturale e funzionale, oltre a una coronarografia. I test sono risultati negativi. Per la nostra rete trapiantologica questo cuore rispettava i criteri di idoneità. Poi la valutazione passa al gruppo chirurgico che lo prende in carico, in questo caso il San Camillo», ha spiegato Nanni Costa. «L’équipe chirurgica è quella che va a prendere l’organo e ne verifica il funzionamento. Ho appena parlato con il chirurgo che ha operato, mi ha detto che era tutto a posto e la funzionalità cardiaca è stata verificata in vivo».

L’Aido intende inoltre dare il giusto rilievo alle affermazioni dei medici del San Camillo di Roma, che in un comunicato precisano: «Tutto quello che si è detto è falso, il cuore del donatore era perfetto. Il paziente deceduto era un paziente critico, era un uomo di 61 anni, diabetico, più volte ricoverato per scompenso cardiaco grave. Le complicanze del trapianto, che purtroppo possono avvenire – hanno spiegato i medici – non sono dovute al cuore trapiantato».

Il direttore della cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci, ha spiegato che «l’uomo potrebbe essere deceduto, infatti, a seguito di un rigetto iperacuto, di una riposta infiammatoria sistemica, di una infezione da endotossina batterica, di una sindrome legata ai farmaci per l’anestesia o a seguito di ipertensione polmonare strutturale».

Aido ha ribadito l’importanza della medicina dei trapianti che è ormai un pilastro del sistema sanitario nazionale, con risultati di eccellenza a livello internazionale.
«Non possiamo dimenticare – ha spiegato la dott.ssa Flavia Petrin, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule – che i trapianti sono interventi complessi non privi di rischi che vengono eseguiti con l’obiettivo di salvare o comunque migliorare la vita dei pazienti ma grazie a questo particolare ambito della medicina, negli anni sono stati trapiantati circa 70mila pazienti e, fatto da sottolineare con forza, ben 45mila ancora oggi vivono una vita dignitosa e in molti casi addirittura eccellente. In particolare, la sopravvivenza dopo un trapianto di cuore, ad un anno, è dell'80%, risultato che ci pone ai vertici europei per la qualità dei trapianti. Il nostro scopo, nel rispetto della verità e del lavoro avviato dagli organismi preposti, è fare cultura della donazione e del sostegno ai trapianti perché ancora oggi più di 9mila persone, fra le quali molti bambini, soffrono in lista d’attesa per un organo che magari non arriverà mai a salvare le loro vite».

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