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Riforma Terzo settore: la nuova disciplina dei centri di servizio

29 Settembre Set 2017 1639 29 settembre 2017

Breve vademecum del docente di Diritto privato presso l’Università degli Studi del Molise, research fellow di Euricse e consulente del Governo dopo le tante richieste di delucidazioni che ci hanno richiesto i lettori

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Volontariato Csv Rovigo
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Breve vademecum del docente di Diritto privato presso l’Università degli Studi del Molise, research fellow di Euricse e consulente del Governo dopo le tante richieste di delucidazioni che ci hanno richiesto i lettori

Il Codice del Terzo Settore introduce un’ampia e dettagliata disciplina dei CSV e del loro sistema di finanziamento da parte delle fondazioni di origine bancaria (FOB), proponendosi così di risolvere una serie di questioni interpretative e dubbi applicativi che la precedente disciplina (che, peraltro, si trovava in un semplice decreto ministeriale) poneva.

Tra le principali novità si possono segnalare le seguenti:

  1. -I CSV – che devono necessariamente avere la forma di associazione riconosciuta del Terzo settore – non sono più enti al solo servizio delle ODV, ma del volontariato in generale, che hanno il compito di promuovere e rafforzare nell’ambito di tutte le diverse tipologie di ETS
  2. -I CSV, inoltre, possono essere coinvolti dal Ministero del Lavoro in funzioni di controllo degli ETS
  3. -La base associativa dei CSV può essere composta non solo da ODV ma anche da altre tipologie di ETS (purché non abbiano natura societaria), anche se il “controllo” del CSV deve rimanere in capo alle ODV, che dispongono della maggioranza dei voti in ciascuna assemblea degli associati
  4. -Varia significativamente il sistema di programmazione, finanziamento e controllo dei CSV:
  • Viene istituito un fondo unico nazionale (FUN) in luogo dei precedenti fondi su base regionale
  • Il FUN è alimentato dai contributi delle FOB, promossi dallo Stato che riconosce loro, entro uno specifico tetto, un credito d’imposta sui versamenti effettuati al FUN
  • Il FUN è gestito da un organismo nazionale, l’ONC, che lo ripartisce territorialmente
  • L’ONC stabilisce, altresì, sulla base e nel rispetto dei criteri fissati dal legislatore, il numero di CSV da istituirsi in ciascuna regione o provincia autonoma. È prevedibile una riduzione del numero dei CSV rispetto a quello attuale
  • L’ONC fissa gli indirizzi strategici generali da osservarsi nell’uso delle risorse del FUN
  • L’ONC ha uffici territoriali in 14 ambiti territoriali. Essi si chiamano OTC. Agli OTC è demandata la distribuzione delle risorse tra i CSV di ciascun ambito, nonché il controllo dei CSV riguardo al legittimo e corretto uso delle risorse del FUN

Lo spostamento del baricentro del sistema di programmazione, finanziamento e controllo dal piano regionale (dei diversi Co.Ge.) a quello nazionale (dell’ONC) è potenzialmente in grado di garantire maggiore uniformità di trattamento tra i CSV dei diversi territori e maggiore equità nella distribuzione delle risorse

Questo nuovo sistema recepisce, in buona parte, una prassi già esistente di accordi convenzionali tra FOB e CSV. Da esso può attendersi un uso delle risorse delle FOB più efficace ed efficiente, nonché una loro gestione più accorta da parte dei CSV. Lo spostamento del baricentro del sistema di programmazione, finanziamento e controllo dal piano regionale (dei diversi Co.Ge.) a quello nazionale (dell’ONC) è potenzialmente in grado di garantire maggiore uniformità di trattamento tra i CSV dei diversi territori e maggiore equità nella distribuzione delle risorse delle FOB tra il nord (dove maggiore è la presenza delle FOB) e il sud del Paese.

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