Stati Uniti

Armi da fuoco: tutti i dati delle stragi

2 Ottobre Ott 2017 1639 02 ottobre 2017

La più violenta sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti. Così è stata definita la tragedia di Las Vegas, dove un uomo ha aperto il fuoco sul pubblico di un festival di musica country, uccidendo 50 persone e ferendone oltre 400. Quello del Route 91 Harvest Festival però è solo l’ultimo episodio di una storia lunghissima di violenza che non si riesce a fermare

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Las Vegas Strip
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La più violenta sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti. Così è stata definita la tragedia di Las Vegas, dove un uomo ha aperto il fuoco sul pubblico di un festival di musica country, uccidendo 50 persone e ferendone oltre 400. Quello del Route 91 Harvest Festival però è solo l’ultimo episodio di una storia lunghissima di violenza che non si riesce a fermare

La peggiore nella storia degli Stati Uniti. Così è stata definita la sparatoria di massa al Route 91 Harvest Festival, il Festival di musica country di Las Vegas, dove un uomo ha aperto il fuoco sul pubblico, da una finestra del Mandalay Bay Hotel, uccidendo 50 persone e ferendone oltre 400.

L’aggressore un americano di 62 anni, originario del Nevada, è stato ucciso durante l’intervento della polizia.

Non un atto di terrorismo, anche se è arrivata una rivendicazione dell’Isis tutta da chiarire, ma una nuova strage da armi da fuoco. L’ennesima e la più sanguinosa. L’ultima di una lunghissima serie. Un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, lo scorso giugno identificava 130 episodi che potevano essere classificati come “sparatoria di massa” anche che se nell’inchiesta si puntualizzava che in realtà: «non c’è una definizione universalmente accettata per la sparatoria di massa e diverse organizzazioni usano definizioni e criteri diversi», minimo comune denominatore l’uso delle armi da fuoco, spesso pistole, nella maggior parte dei casi acquistate legalmente. Nel suo articolo, il Washington Post ha considerato gli eventi più sanguinosi dal 1966, quando un ex cecchino dei marines, Charles Whitman, aveva ucciso sua moglie e sua madre, e poi aveva sparato sulla folla dal ventisettesimo piano dell’Università del Texas.

I dati, raccolti incrociando quelli della rivista Mother Jones, dello stesso Washington Post e dell’opera “Mass Murder in the United States: A History” di Grant Duwe, non considerano gli omicidi tra bande, né le sparatorie parte di altri crimini, come rapine e omicidi che avevano coinvolto solo la famiglia dell’aggressore in questione.

Sono 889 le vittime di questi 130 episodi, negli ultimi 51 anni, secondo il Post, 145 di questi erano bambini o adolescenti, un dato che va tristemente aggiornato ad oggi.

Anche se non è stato possibile rintracciare la provenienza di tutte le armi, si sa che 141 erano state acquistate legalmente e gli aggressori si erano procurati solo 39 armi da fuoco in modo illegale.

Un dato che solleva nuovamente il tema dell’accesso alle armi.

Il 27% delle sparatorie è avvenuto nei luoghi di lavoro e 1 sparatoria su 8 in una scuola. A registrare il triste primato con il maggior numero di sparatorie di massa, è la California con 21 sparatorie di massa.

Donald Trump, nel suo discorso inaugurale alla Casa Bianca aveva promesso che si sarebbe impegnato per mettere fine a questa «carneficina americana», ma dall’inizio dell’anno la situazione sembra addirittura peggiorata: secondo la non-profit Gun Violence Archive, che tiene uno storico delle armi da fuoco, mentre i decessi sono aumentati del 12%, le ferite da armi da fuoco sono cresciute dell’8%, e il loro utilizzo in caso di difesa è aumentato del 30%.

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