Fondazione Don Gnocchi

In barca a vela con la sclerosi multipla

2 Ottobre Ott 2017 1021 02 ottobre 2017

Una settimana alla Maddalena per cinque persone con sclerosi multipla: «un’esperienza propedeutica in grado di restituire o rinforzare l’indispensabile motivazione a proseguire ogni percorso di cura»

  • ...
Don Gnocchi Vela Sm
  • ...

Una settimana alla Maddalena per cinque persone con sclerosi multipla: «un’esperienza propedeutica in grado di restituire o rinforzare l’indispensabile motivazione a proseguire ogni percorso di cura»

Fare vela, con la sclerosi multipla. Impossibile? Tutt’altro. Cinque pazienti con sclerosi multipla, provenienti da varie regioni italiane ma seguiti tutti dal Centro IRCCS “S. Maria Nascente” della Fondazione Don Gnocchi di Milano, partiranno questa mattina per l’isola della Maddalena, per partecipare alla terza edizione del progetto “Stile di vita, nutrizione, vela”. «La pratica della vela è un’attività apparentemente inaccessibile, in realtà capace di stimolare risorse fisiche e psichiche compatibili con la patologia», spiega il dottor Marco Rovaris, primario del Centro Sclerosi Multipla dell’IRCCS “S. Maria Nascente”. «L’obiettivo principale del progetto consiste nell’affiancare alla terapia farmacologica strumenti in grado di rendere più efficace il trattamento della malattia. La settimana alla Maddalena sarà per loro l’occasione per una benefica attività fisica all’aperto, con un obiettivo riabilitativo specifico e per un momento di educazione alimentare correlato alla patologia».

L’iniziativa è sostenuta dal Rotary Club Milano San Babila, patrocinata dal Comune di La Maddalena, pensata ed organizzata dall’associazione Acque Libere, grazie alla collaborazione del Centro Sclerosi Multipla IRCCS “S. Maria Nascente” Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano e dell’associazione CiboèSalute. I pazienti saranno ospiti del Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, in collaborazione con Acque Libere. I cinque pazienti saranno accompagnati da uno staff medico-infermieristico della Fondazione, composto da una fisiatra, una neurologa, un’infermiera, un fisioterapista e un tecnico di neurofisiologia. Sarà con loro anche il dottor Francesco Della Croce, direttore sanitario del Centro “S. Maria Nascente”. Ad attenderli a La Maddalena ci saranno una struttura di accoglienza accessibile e una base nautica che rispetta appieno tutte le esigenze di persone diversamente abili.

L’associazione “Acque Libere” metterà a disposizione del progetto imbarcazioni a vela adatte sia ai normodotati che alle persone con disabilità: pazienti e accompagnatori potranno così partecipare a corsi di vela previsti dal programma, unitamente ad escursioni nautiche alla scoperta della storia e delle bellezze dell’arcipelago. Il tutto sarà accompagnato da una sana e corretta alimentazione elaborata da una nutrizionista dell’associazione CiboèSalute e da trattamenti fisioterapici costanti e mirati.

«Gli ingredienti di successo del progetto sono l’alimentazione, l’ambiente, l’esercizio fisico, il benessere mentale e la sfida della vela», sottolinea la dottoressa Laura Mendozzi, neurologa del Centro Sclerosi Multipla della Fondazione Don Gnocchi. «I dati raccolti nelle precedenti edizioni ci hanno permesso di effettuare osservazioni scientifiche volte a valutare l’adattamento e le risposte fisiche, cognitive e psicologiche dei partecipanti. I risultati sulle analisi delle prestazioni motorie, dell’equilibrio, del sonno e delle capacità di attenzione hanno dimostrato che la partecipazione ad un programma riabilitativo con elevato impatto psicofisico può mobilitare risorse in qualche modo inaspettate. Di rilevanza ancora maggiore sono i risultati delle valutazioni psicologiche, che dimostrano come l’esperienza sia in grado di favorire il superamento del circolo vizioso che conduce i malati cronici alla passività e alla rassegnazione, ripristinando fiducia e motivazione verso la partecipazione attiva alle terapie. “Stile di Vita, nutrizione e vela” non si pone infatti come alternativa a programmi riabilitativi tradizionali delle strutture sanitarie, ma come un’esperienza propedeutica in grado di restituire o rinforzare l’indispensabile motivazione a proseguire ogni percorso di cura».

Contenuti correlati