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Spagna

Marco Revelli: In Catalogna l’unica via d’uscita è un’Europa meno vile

3 Ottobre Ott 2017 1628 03 ottobre 2017
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Mentre la protesta catalana si sta svolgendo in modo pacifico il sociologo cuneese non ha dubbi: «Non esistono situazioni irrecuperabili finché non scorre il sangue. Si è ancora in tempo per ricomporre la frattura. Ma l’Ue deve uscire dalla propria ignavia»

«Finché non ci scappa il morto si può sempre trattare». Questo è il punto di partenza di Marco Revelli, sociologo e storico della politica, nel commentare i fatti che stanno scuotendo la Spagna con la Catalogna in sciopero generale che chiede a gran voce, dopo il voto referendario di domenica, l'indipendenza e Madrid che ha risposto con lo schieramento delle forze del'ordine.

Marco Revelli

«Certo domenica gli indipendentisti catalani hanno segnato un punto fortissimo per la loro causa. Non solo per la maggioranza schiacciante dei “si” e il numero cospicuo dei votanti. Ma sopratutto per le immagini che hanno fatto il giro del mondo e l’errore catastrofico che ha fatto il Governo spagnolo», spiega il sociologo. «Un errore che dovrebbe mettere fuori gioco una leadership senza appello. Immagini di persone manganellate con una scheda elettorale in mano hanno fatto il giro del mondo. Immagini davanti alle quali ciascuno di noi, anche il più contrario all’indipendenza, si è sentito Catalano».

Anche per Revelli, come per Moni Ovadia, che Vita.it aveva intervistato ieri, una grande resposnabilità ce l'ha l'Unione Europea. «Non vorrei che della Catalogna si dia una visione forzata. Non sono degli anarchici folli e avventurieri. Hanno una storia molto poderosa alle spalle. Sono stati antifranchisti. Non si sono inventati oggi», prosegue, «Non si tratta di tensioni nuove. Ma era stato raggiunto un ottimo accordo nel 2006 con Zapatero che riconosceva molti diritti, non tanto fiscali quanto culturali, e che è stata fatta saltare nel 2010 su pressione del Partito Popolare di Mariano Rajoy spingendo la Catalogna su una posizione che è al di là della sua cultura. Credo che la situazione possa essere recuperata se l’Europa uscirà dalla propria ignavia. Riconoscere l’illegittimità dell’uso della forza non significa legittimare il referendum. Se i governanti dell’Europa non saranno così stupidi come sono stati finora possono ancora mediare e far sedere le parti intorno a un tavolo».


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