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Migranti

Ecco come il Moas aiuterà i Rohingya in Bangladesh

6 Ottobre Ott 2017 1046 06 ottobre 2017
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Impegnato negli ultimi tre anni nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, il Moas arriva in Bangladesh per assistere i Rohingya nell’emergenza di rifugiati di più rapido sviluppo al mondo. In poco più di un mese sono state oltre 500mila le persone fuggite dal Myanmar

È approdata finalmente in Bangladesh la nave di MOAS, Phoenix, lanciando così la missione 2017 in Sud-Est Asiatico di MOAS Italia. Dopo essere stata negli ultimi tre anni impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, la nave trasporterà aiuti in Bangladesh dove il team dell’organizzazone ha appena creato la prima MOAS Aid Station a Shamlapur, luogo di arrivo per molti Rohingya in fuga dal Myanmar. Quella dei Rohingya è l’emergenza di rifugiati di più rapido sviluppo al mondo.

Secondo le Nazioni Unite, dal 25 agosto ben oltre 500mila Rohingya hanno attraversato il confine verso Cox’s Bazar, che dista circa un’ora e mezza di macchina da Shamlapur. Il territorio totale occupato attualmente dai rifugiati è di 9,6 milioni di metri quadrati, equivalente a 889 campi di calcio.
Fino al 60% dei nuovi arrivati sono bambini e il 30% sono bambini sotto i cinque anni. Il 7% sono bambini sotto un anno. Il 3% dei rifugiati arrivati recentemente sono donne in stato di gravidanza e il 7% in fase di allattamento. Fino al 90% di coloro che sono arrivati recentemente hanno dichiarato di mangiare solo un pasto al giorno. I tassi di sicurezza alimentare e malnutrizione erano preoccupanti anche prima dell’afflusso dei nuovi arrivati. Nell’insediamento di Balukhali, i tassi di malnutrizione erano già superiori alla soglia di emergenza. Si stima che un bambino su 5 sotto i cinque anni soffra di malnutrizione acuta.
Sono stati identificati ed è stato fornito supporto a oltre 1.600 bambini non accompagnati e separati.
Giovedì il Bangladesh ha annunciato che costruirà uno dei più grandi campi rifugiati al mondo, per ospitare circa 800mila rohingya.

La prima Aid Station del Moas a Shamlapur servirà da struttura satellite semi-permanente per un insediamento di fortuna e disporrà di una tenda completamente attrezzata dal punto di vista medico oltre ad acqua e servizi igienici. Giornalmente il team medico del MOAS, che comprende un coordinatore, 10 dottori, 3 infermieri e 2 assistenti, si occuperà del triage delle persone all’interno dell’insediamento. Chi verrà ritenuto in gravi condizioni sarà trasportato alla Aid Station, mentre un’ambulanza trasporterà chi si trova in condizioni critiche. Un team di professionisti della logistica si occuperà del funzionamento e dell’amministrazione della stazione 24/7.

La nave MOAS sosterrà la creazione delle stazioni di aiuto, soprattutto trasportando le forniture di aiuti in Bangladesh da altri paesi in quest’area per aumentare le risorse disponibili. Fra i beni distribuiti ci saranno razioni di riso, sale, olio vegetale, zucchero e lenticchie insieme a prodotti non alimentari (NFI).

“Non si può rimanere indifferenti a chi soffre perché gli viene negata la possibilità di avere una vita dignitosa e sicura, né si possono ignorare abusi e violenze ovunque vengano commessi”, afferma Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice MOAS. “Per questo con MOAS Italia abbiamo deciso di essere la voce di chi non ha voce e ci impegniamo ancora una volta ad assistere i più vulnerabili in un’area remota e quasi dimenticata. La solidarietà, la misericordia e la fratellanza non hanno frontiere, non si raccontano ma si vivono”.

MOAS Italia sta coordinando le proprie attività in Bangladesh con quelle di altre ONG ed agenzie sul campo secondo un meccanismo gestito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) -il Gruppo di Coordinamento Infrasettoriale (Inter Sector Coordination Group-ISCG). Secondo l’OIM, l’assistenza sanitaria di base deve essere garantita al più presto in tutti i nuovi insediamenti. Chi infatti si trova nei campi di fortuna, spesso non ha accesso all’assistenza medica vista la distanza dalle strutture mediche ufficiali e le condizioni estremamente precarie delle strade. Una delle priorità consiste poi nell’immunizzazione da malattie evitabili mentre le scarse condizioni sanitarie negli insediamenti si traducono in scarsa prevenzione.

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