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Superticket? Eliminarlo è la soluzione migliore per rilanciare il Ssn

6 Ottobre Ott 2017 1645 06 ottobre 2017
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Eliminare la tassa nazionale di dieci euro su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica. «Il superticket deve essere abrogato già nella prossima legge di Bilancio», dice Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. «Ostacola l'accesso alle cure ed aumenta la disuguaglianza tra i cittadini»

Introdotto nel 2007 dal governo Prodi, ma entrato di fatto in vigore solo nel 2011, il superticket, l’importo aggiuntivo di 10 euro che i cittadini pagano su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica, o meglio, la sua abolizione proposta da Mdp, movimento democratico e progressista, sta facendo discutere.

Governo e Parlamento, sono propensi a rivederne, gradualmente, il meccanismo ma questo non basta: «Deve essere abrogato nella prossima legge di Bilancio, è la soluzione migliore che abbiamo per migliorare il Ssn», dice Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva e ne spiega i motivi a vita.it.

Perché è necessario eliminare il superticket?
È una tassa che ostacola l’accesso alle cure. Che non fa altro che agevolare e sottolineare le disuguaglianze che si verificano tra le diverse Regioni ed i cittadini.

Come Cittadinanzattiva avete realizzato una “mappa del superticket”
Il superticket è una tassa nazionale, ma da quando è stato introdotto ogni Regione ha scelto una procedura diversa per applicarlo. Abruzzo, Liguria, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, lo prevedono. In Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, la quota cambia in base al reddito familiare. In Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, la quota del superticket cambia in base al valore della ricetta. Ed infine Valle d'Aosta, provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Sardegna. E la provincia autonoma di Trento 3 euro. Ci sono comunque delle altre esenzioni che possono dipendere dal reddito o da patologie particolari.

Quali sono le Regioni che ne “risentono” di più il peso?
La tassa è nazionale. Ma i servizi sanitari offerti da Regioni come Lombardia, Veneto o Emilia Romagna ovviamente non possono essere confrontati con quelli delle Ragioni del Sud Italia, dove è un dato oggettivo che la qualità dei servizi è nettamente inferiore come inferiori sono gli investimenti pubblici. Quindi la tassa la pagano tutti, ma poi, soprattutto per certe Regioni, non c’è un ritorno positivo nell’utilizzo dei servizi. È un male per il servizio sanitario nazionale, deve essere eliminato subito.

In che senso un male?
Il servizio pubblico dovrebbe sempre essere la prima scelta. Ma con l’introduzione del superticket molto cittadini, soprattutto per analisi laboratoriali, si rivolgono a centri privati dove paradossalmente costa di meno il servizio ed i tempi di attesa sono inferiori. Questo comporta un decifit nel budget delle casse del servizio sanitario nazionale che di fatto risulta essere sempre meno competitivo.

Quanto costerebbe abolire questa tassa?
Sono state fatte diverse stime; una cifra credibile varia tra gli 820 e gli 830 milioni di euro. L’associazione dei pazienti Tribunale dei diritti del malato nel 2016, in soli sei mesi, ha raccolto 35mila firme per l'abrogazione del superticket. Adesso vogliamo davvero che nella prossima legge di bilancio. Le politiche pubbliche devono allinearsi con i bisogni e le aspettative dei cittadini. Si continua a disinvestire nonostante le segnalazioni dei cittadini ci dicono che esiste una difficoltà di accesso ai servizi sanitari, l'Istat segnala una crescente rinuncia alle cure e una crescita della spesa privata, i nuovi LEA introducono nuove prestazioni a carico del SSN e necessiterebbero di risorse economiche aggiuntive e ancora oggi non sono pienamente garantiti. Vogliamo una Legge di Bilancio di investimento nella salute e nel SSN, che riduca le disuguaglianze partendo dall'abolizione del Superticket di 10 euro sulla ricetta; che dia gambe effettive ai nuovi LEA e che rafforzi il personale sanitario senza il quale è impensabile curare le persone.