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L'Albero della Vita

Abbruzzi: «Come con Varcare la Soglia proviamo a combattere la povertà in 4 fasi»

13 Ottobre Ott 2017 1651 13 ottobre 2017
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Il programma nazionale della fondazione è nato 3 anni fa per contrastare la povertà. Attivo in Lombardia, Calabria, Sicilia, Liguria e Lazio, a breve partirà anche in Campania. «Abbiamo voluto raccontare a tutti la storia di F.», dice Abbruzzi, presidente di l’Albero della Vita. «La sua è un segno di speranza»

F. è una donna peruviana di 44 anni. In Italia è arrivata 12 anni fa. Nel 2008 ha conosciuto il suo attuale compagno, padre di sua figlia. Quando tre anni fa è entrata a far parte del programma di Fondazione l’Albero della Vita, “Varcare la soglia”, viveva con lui e sua figlia di 3 anni in un piccolo monolocale. Si trovava in stato di depressione. Non aveva lavoro. Aveva da poco perso la madre e non riusciva a superarne il lutto. Non sapeva più come prendersi cura di sua figlia. Come essere ancora genitore.

Nel 2014, quando è stata accolta nel progetto, Flor stava attraversando un momento difficile, “si sentiva molto sola” e non sapeva come riuscire a “uscire” da quella situazione; contemporaneamente la relazione con il compagno era da poco finita: Flor aveva scoperto che quando la loro figlia aveva solo un anno, lui l’aveva tradita e da quella relazione extraconiugale era nata un’altra bambina ancora. In quel periodo però avevano deciso di continuare a vivere insieme per non creare ulteriori traumi alla loro figlia e per ammortizzare le spese economiche.

Il peso di questa situazione era troppo per essere affrontato da sola. Flor non aveva molti amici, affermava di “sentirsi sporca, in difetto” e per paura di essere giudicata si era sempre più isolata, anche da sua sorella, unico familiare in Italia.

«Oggi Flor è una donna serena», racconta Claudia Angelli, operatrice del progetto che l’ha presa in carico e si emoziona a parlare di questa storia a lieto fine. «Ha trovato lavoro; con il supporto di psicologi a cui l’abbiamo indirizzata ha superato il lutto per la perdita della mamma. Ha deciso di perdonare il tradimento del suo compagno, che le ha più volte chiesto scusa, e hanno insieme ricostruito una nuova relazione».

La storia di Flor è l’esempio di quello che la fondazione, da tre anni a questa parte, cerca di fare con questo progetto: «dare fiducia», dice Claudia. «E a volte ci riusciamo. Con Flor abbiamo iniziato poco alla volta. Prima con incontri individuali, poi con la partecipazione sua e della sua bambina alle nostre attività. Da qualche mese è uscita dal progetto, ormai lei ce l’ha fatta. Ma è rimasta in contatto con noi, i rapporti veri restano».

«Le città in cui il programma è attivo», spiega Ivano Abbruzzi, presidente di L’Albero della Vita, «sono Milano, Genova, Roma, Catanzaro, Palermo e a brevissimo il progetto partirà anche nella periferia est di Napoli, a Ponticelli. L’obiettivo è quello di aiutare le famiglie in difficoltà economica a superare il momento e ricostruirsi una vita nuova». Ma il percorso non è semplice, né scontato: «La nostra porta è sempre aperta. Però all’inizio le famiglie arrivano principalmente perché hanno bisogno di un sostegno materiale», spiega Abbruzzi. «Distribuiamo pacchi di viveri o kit per la scuola dei bambini con cadenza settimanale o mensile. Dipende dalla situazione. Poi le famiglie iniziano a fidarsi di noi, si lasciano “prendere in carico” ed il nostro percorso insieme può iniziare».

Varcare la soglia prevede 4 fasi. La prima di sostegno materiale appunto che consente alle famiglie di ottenere mensilmente sia beni alimentari sia, in caso di necessità, anche pannolini, prodotti igienici. Una di sostegno sostegno socio-educativo, che attraverso colloqui individuali e home visiting offre alle famiglie un percorso di orientamento e tutoraggio da parte di figure educative professionali. Questo percorso ha lo scopo di supportarle nel processo di riacquisizione delle proprie competenze e del successivo empowerment e di conseguenza affrontare in modo più efficace il proprio stato di difficoltà.

«Dopo che si sono messe in connessione con noi e abbiamo la loro fiducia», continua Abbruzzi, «proviamo a creare quella rete di prossimità per realizzare connessioni tra le stesse famiglie, permettendo loro di confrontarsi sulle problematiche comuni».

L’ultimo step orientamento alla formazione e inserimento lavoro, area incentrata sullo sviluppo o sulla riattivazione delle capacità di employability dei beneficiari del progetto (la capacità di trovare e mantenere un lavoro). I nuclei familiari sono coinvolti in un percorso complesso, articolato in una serie di attività, che punta al loro reinserimento lavorativo: dal colloquio conoscitivo individuale focalizzato sulle competenze personali, all’incontro di orientamento lavorativo; dalla scrittura dei curriculum a come affrontare i colloqui; dalla restituzione individuale e definizione del piano di azione per il reinserimento lavorativo fino a incontri di tutoring bisettimanale.

Ad oggi abbiamo con Varcare la soglia sono state realizzate progettualità educative con 1058 persone, di cui 661 bambini.

«Quello che stiamo cercando di creare», conclude Ivano Abbruzzi, «è un progetto corale per le famiglie. Vogliamo e dobbiamo, una famiglia alla volta, uscire dall’assistenzialismo che non può e non deve diventare un’abitudine».

I dati Istat (2016) sulla povertà in Italia
Più di 1 milione 600 mila famiglie vivono in condizioni di povertà assoluta. complessivamente più di 4 milioni 800 mila persone. Tra le persone in povertà assoluta si stima che le donne siano più di 2 milioni 400 mila (incidenza pari a 7,9%) e che la condizione dei minorenni è in netto peggioramento con un’incidenza del 12,5% (1 milione e 292 mila bambini, pari a 1 minorenne su 8). Sono 161 mila in più (+ 14%) rispetto all’anno precedente. Aumenta anche l’incidenza del numero dei minorenni in povertà assoluta sul totale della popolazione che versa in stato di indigenza, passando dal 10,9% del 2015 al 12,5% del 2016. Quindi non diminuisce la povertà in Italia, ma, anzi, aumenta in maniera drammatica nelle famiglie con figli minorenni: l’incidenza delle famiglie con figli minorenni in povertà assoluta si è quadruplicata dal 2007 al 2016, passando dal 2,4% al 9,9%. Il peggioramento della situazione economica colpisce in maniera più estesa anche i minorenni che sono in povertà relativa: sono 2 milioni e 297 mila nel 2016 e rappresentano il 22,3% della popolazione in questa condizione (nel 2015 erano il 20,2%).