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Cooperazione allo sviluppo

Da Link 2007 un vademecum sugli interventi da assumere con urgenza

16 Ottobre Ott 2017 1008 16 ottobre 2017
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L’impresa, gli investimenti, gli strumenti innovativi per rilanciare la cooperazione internazionale. « Ma le istituzioni politiche devono sapere adottare, senza più ritardi, quei provvedimenti legislativi che permetterebbero di poterlo fare»

«La Conferenza Europa–Africa di fine novembre e il lancio del Piano europeo di investimenti esterni per il continente africano e il Mediterraneo sono la dimostrazione che il dialogo politico, la cooperazione, lo sviluppo di partenariati duraturi nel reciproco rispetto e nella mutua convenienza sono divenuti una componente fondamentale della politica e delle relazioni internazionali dei due continenti». Ne è convinto Paolo Dieci, presidente di “LINK 2007”, la rete di Ong che ha diffuso una nota che puntualizza da un lato le opportunità che l’Italia deve saper cogliere per rafforzare i propri rapporti di cooperazione, e dall’altro alcune criticità che richiedono interventi correttivi con grande urgenza.

Le imprese e i soggetti profit
La nota di LINK 2007 ricorda che a fianco dei soggetti non profit, degli enti territoriali, delle università, la legge 125/2014 sulla cooperazione allo sviluppo riconosce i soggetti con finalità di lucro e favorisce l’apporto delle imprese ai processi di sviluppo dei paesi partner. Tiene però a precisare che “è lo spirito e il protagonismo imprenditoriale che la nuova cooperazione italiana intende valorizzare per costruire sviluppo: un profit vero, capace di trarre profitto dall'investimento e quindi di investire mettendoci del proprio, rischiando per poterci riuscire nel rispondere ad un bisogno reale del paese partner”. Anche il nuovo Piano europeo per gli investimenti esterni che mette a disposizione risorse finanziarie, garanzie sovrane e assistenza tecnica, sostenendo investimenti fino a più di 40 miliardi di euro, si rivolge a questa tipologia di intervento privato. Le imprese devono ritornare a fare impresa, ad investire. LINK 2007 evidenzia come esse potranno trovare nel non profit, in un dialogo trasparente e paritario, alleanze per garantire sostenibilità a lungo termine e radicamento sociale.

Il documento della rete evidenzia però alcune criticità e carenze normative che rendono la cooperazione allo sviluppo sospesa tra la straordinaria novità voluta dalla legge e l’impossibilità di attuarla”.

1. La Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo non esercita più le funzioni gestionali dei progetti, passate all’Agenzia, mentre deve “valorizzare quelle di analisi, valutazione, elaborazione di indirizzi per essere di ausilio alle decisioni e alle politiche del Ministro e del Viceministro, ma anche delle altre istituzioni, in materia di cooperazione”. La fase di transizione non è stata semplice, sia per la rapida rotazione dei suoi vertici che per i tagli di personale che la legge ha imposto. LINK 2007 auspica che possa riuscire ad assumere pienamente il ruolo chiave che le è stato assegnato, che la nobilita e la qualifica.

2. L’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, «pur rappresentando la grande novità introdotta dalla legge, rimane un esempio di contraddizione e cecità politica». Le norme sul pubblico impiego impediscono di poterla dotare del personale tecnico necessario, perfino nei vitali livelli dirigenziali. «L’Italia ha quindi un’Agenzia tecnica senza i dirigenti e il personale tecnico richiesti: un’assurdità». LINK 2007 preme perché «nella prossima legge di stabilità sia inserita la possibilità di un concorso per un dirigente generale e una ventina tra capi ufficio ed esperti per coprire le inderogabili necessità dell’area tecnica, da assumersi dall'esterno, cioè da quelle organizzazioni nazionali e internazionali dove hanno potuto sviluppare le specifiche professionalità richieste».

3. La Cassa depositi e prestiti ha assunto un importante ruolo per “l’istruttoria e la gestione dei profili finanziari delle iniziative di cooperazione, i crediti concessionali, la strutturazione di prodotti di finanza per lo sviluppo”. Nell’ambito della cooperazione è spesso definita banca di sviluppo. Si tratta di un auspicio, secondo LINK 2007, dato che la legge la concepisce come il braccio finanziario operativo del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo” in stretto coordinamento con la specifica Direzione generale e l’Agenzia. Sistema che sta entrando finalmente nella dimensione europea, ove anche CDP sta diventando uno dei “bracci operativi” della Commissione e della BEI. È quindi auspicabile che, con una strutturazione normativa adeguata alla nuova funzione nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, sia messa nelle condizioni di poter recuperare in fretta il divario con le altre istituzioni finanziarie europee che stanno invece da tempo operando, quali la tedesca KfW o la francese AFD.

Sono molte le opportunità da cogliere per una più ampia cooperazione allo sviluppo e per la realizzazione dei necessari investimenti. Ma le istituzioni politiche devono sapere adottare, senza più ritardi, quei provvedimenti legislativi che permetterebbero di poterlo fare.

(Per scaricare il documento integrale clicca qui)


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