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Non è colpa dei bambini

19 Ottobre Ott 2017 2350 19 ottobre 2017
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Una scuola sempre più invasa di diagnosi e sempre meno capace di pedagogia. La denuncia fatta in primavera nel convegno nazionale "Curare con l'educazione" continua nel nuovo libro di Daniele Novara, "Non è colpa dei bambini". Sottotitolo: «Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito». Ecco i sei basilari educativi da cui ripartire

L’educazione è la più grande risorsa di cui dispongono i genitori. Non ha bisogno di farmaci, né di condizioni economiche adeguate, né di un carattere infantile particolare, né di terapie specifiche. Dipende solo dai genitori, dalle loro scelte. Nei più di vent’anni di lavoro con le famiglie, i risultati che ho ottenuto sono sempre stati superiori alle aspettative. Io stesso sono rimasto tante volte sorpreso dell’efficacia di un concreto restyling educativo. In genere rivedo i genitori due settimane dopo il primo appuntamento, ma molti di loro mi raccontano che già dopo una settimana il figlio o la figlia si mostra più tranquillo, più gestibile, più allineato alle nuove abitudini che i genitori hanno concordato fra loro in studio e organizzato successivamente a casa.

Non do consigli. Ascolto con calma i genitori che mi raccontano quello che non va, faccio domande sui basilari educativi (stilando quello che sono solito chiamare il check-up pedagogico familiare) e alla fine li aiuto a definire un piano di lavoro condiviso e sostenibile, fondato sulle necessarie informazioni pedagogiche che metto loro a disposizione. Cerco sempre di valutare con madri e padri la sostenibilità del progetto, in modo da poter procedere con la giusta gradualità. Gli stessi genitori si sorprendono nel constatare che alla figlia piace dormire nel suo lettino, dopo che è stata rassicurata: «Sei grande, puoi dormire nella tua cameretta». Oppure si meravigliano di notare che, messa la regola “solo un’ora al giorno”, il bambino non è poi così interessato al tablet o alla tv. Anche stabilire che si cena senza schermi accesi intorno, o definire l’orario per andare a letto, sono regole accolte con più facilità del previsto.

Verificare che è possibile rinfranca i genitori, che finalmente prendono coscienza di essere davvero una grande risorsa per i loro figli. Individuare i deficit educativi, recuperare le informazioni adeguate fondate su una buona base scientifica permette di fare chiarezza e superare le incertezze, ritornando a essere un vero punto di riferimento per la crescita di bambini e ragazzi. I basilari educativi non portano fortunatamente al “genitore perfetto” ma aiutano a fare il meglio possibile.

Ho individuato sei principi che mi guidano nel mio lavoro di consulenza con i genitori e a cui occorre prestare particolare attenzione per realizzare quello che ho definito il check-up pedagogico familiare. Sono le fondamenta dalle quali partire per costruire un progetto educativo sostenibile e adeguato alla fase evolutiva dei figli. Ecco i sei principi fondamentali dei basilari educativi.

1. MANTENERE LA GIUSTA DISTANZA EDUCATIVA IN RELAZIONE ALL’ETÀ DEI FIGLI
Se nei primissimi anni di vita del bambino il ruolo di mamma e papà deve essere affettivo, accogliente, disponibile e accudente, è importante che si trasformi progressivamente riducendo la promiscuità. A partire dai 3 anni occorre stabilire quella distanza che permette al bambino di sentirsi distinto dai suoi genitori, una persona con una sua identità, caratterizzazione, specificità, un essere che non appartiene ai genitori ma a se stesso. Per questo è importante, età per età, esplorare come si struttura l’uso del lettone, l’autonomia in bagno, come si manifesta l’affetto reciproco, con quale linguaggio. [...]

2. LA FACILITAZIONE DELLE AUTONOMIE
Specialmente durante l’infanzia, l’autostima si costruisce in relazione alla possibilità di esprimere le proprie risorse. È fondamentale aiutare i figli a sintonizzare le loro possibilità con l’età e favorire man mano l’acquisizione autonoma degli apprendimenti. Se un bambino a 4 anni è in grado di vestirsi, deve farlo, e non essere inutilmente aiutato dai genitori. [...] Allo stesso modo, nel passaggio tra l’infanzia e la preadolescenza e l’adolescenza la questione dell’autonomia diventa centrale. Poter avere a disposizione una paghetta settimanale per organizzarsi autonomamente, invece di dover chiedere i soldi ai genitori come se fossero un bancomat, consente di scoprire limiti e potenzialità e insegna a utilizzare il denaro, competenza che diverrà sempre più centrale nel cammino verso l’età adulta.

3. LA COESIONE GENITORIALE
Si tratta della capacità dei genitori di condividere un progetto educativo sui figli, una serie di procedure, di regole, sostanzialmente un’organizzazione. Ce ne vorrebbe di più. I genitori sembrano più orientati a stabilire direttamente un contato con i figli che a trovare il tempo per elaborare un’impostazione e un approccio comuni. A volte sembra che i genitori entrino in gara per stabilire una miglior relazione con i figli [...].

4. LE REGOLE EDUCATIVE
Un classico. È un argomento di cui tutti parlano e anche uno dei più confusi, equivocati, incerti. È un concetto utilizzato in modo molto elastico e diventa spesso sinonimo di sgridate, punizioni, ordini. Io mi rifaccio alla definizione originaria di regola: una procedura organizzativa, qualcosa che permette la convivenza, stabilisce confini, limiti reciproci. [...]

5. I BLOCCHI EDUCATIVI A CARATTERE EMOTIVO
Quando un bambino o una bambina durante il parto hanno rischiato la vita, o sono stati in incubatrice tanto tempo, allontanati immediatamente dal contato con la madre, oppure vivono da piccoli fasi di ospedalizzazione o anestesie totali, i genitori sperimentano emozioni complesse. Si genera un’ansia particolare e si sviluppa un senso di apprensione che perdura nel tempo. Il timore per la sopravvivenza si mantiene in qualche modo anche durante l’intera fase di crescita, alimentando nei genitori comportamenti eccessivamente protettivi e soffocanti [...]. Quando sono particolarmente invasivi e complessi, sarebbe importante che i genitori riuscissero a lavorare su se stessi per evitare che possano influire in modo inconsapevole sulla crescita dei figli.

6 I BLOCCHI EDUCATIVI A CARATTERE GENEALOGICO
Come ci insegna la psicoanalisi, accade che nel rapporto con i figli emergano questioni rimaste irrisolte nei passaggi generazionali precedenti [...].

Daniele Novara, pedagogista e autore, nel 1989 ha fondato e tuttora dirige il CPP, istituto orientato alla formazione e ai processi di apprendimento nelle situazioni di conflittualità."Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito" (edizioni BUR-Rizzoli), è uscito il 19 ottobre. Lunedì 23 ottobre il libro sarà presentato a Milano nell'ambito del primo incontro della Scuola Genitori di Milano, un ciclo di quattro appuntamenti gratuiti da ottobre a marzo (Auditorium Don Bosco, via Melchiorre Gioia 48), che per la sua settima edizione ha scelto il titolo “Curare con l'educazione”. Gli incontri della Scuola Genitori sono anche a Casale Monferrato (AL), Terranuova Bracciolini (AR), Filottrano (AN), Albino (BG) e Lecco. "Non è colpa dei bambini” sarà presentato sabato 18 novembre, a Milano, a Book City (nuovo Teatro in Maciachini).

Photo di copertina by Ben White / Unsplash

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