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Economia

Jeffrey Sachs: «L’alternativa alla perversione del capitalismo è la dottrina sociale della Chiesa»

26 Ottobre Ott 2017 1736 26 ottobre 2017
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Così l’affermato economista ospite di un workshop dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali. Tra i partecipanti anche Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, che per VITA propone in esclusiva il racconto della tre giorni

«Il capitalismo ha prodotto anche sfruttamento e genocidi perché l’economia del mercato e dell’abuso per ottenere ricchezza ha provocato la perversione dell’essere umano e il fallimento della morale per mettere al primo posto l’avidità illimitata», le dure affermazioni di Sachs Jeffrey risuonano nell’antica Accademia Pontificia delle Scienze sociali, fondata nel 1603 in Vaticano.

Il Boston Globe lo ha definito «il più grande ingegnere economico dopo Keynes» e il New York Times lo ha nominato «probabilmente il più importante economista del mondo». Sachs sostiene che «la dottrina sociale della chiesa offre una cruciale via verso un’etica globale dello sviluppo sostenibile» durante il workshop appena concluso in Vaticano (19-21 ottobre 2017).

L’incontro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, istituita da san Giovanni Paolo II e guidato dal cancelliere monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, ha per tema “Cambiare le relazioni tra Stato, mercato e società civile”, con un focus sulla globalizzazione e la quarta rivoluzione industriale.

Il professore della Columbia University (Usa) sottolinea che «Papa Francesco porta il messaggio di Gesù al cuore del capitalismo contemporaneo, ricordandoci che abbiamo bisogno di un quadro di riferimento morale per la nostra economia del XXI secolo. Questo messaggio però è fondamentalmente sovversivo nei confronti degli atteggiamenti prevalenti nei corridoi del potere americano, a Wall Street come a Washington. Proprio per questo la sua importanza è cruciale. Troppi tra i ricchi e i potenti negli Stati Uniti sono in balia di una ideologia economica che pone il diritto di proprietà sopra la dignità umana, persino al di sopra della sopravvivenza delle persone. Troppi credono che la moralità sia il risultato del mercato. La Chiesa ha giustamente e costantemente respinto l’idea che il diritto di proprietà privata sia sacrosanto. La Chiesa moderna, sin da quando per la prima volta ha affrontato la questione economica durante la prima rivoluzione industriale, in particolare nell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII (1891), ha giudicato con favore l’economia di mercato, ma in una forma in cui il diritto alla proprietà privata sia inserito in un quadro di riferimento etico. La moralità e la dignità umana devono occupare il primo posto e il diritto di proprietà dovrebbe essere sensibile al più alto richiamo della giustizia», conclude Sachs.

Il Prof. Stefano Zamagni - membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, aggiunge: «Il tema Stato e mercato era già ben presente nella Rerum Novarum di Leone XIII: lo Stato deve salvaguardare i diritti degli operai. Ma oggi, di fronte ai nuovi problemi – diseguaglianze, aggressione all’ambiente, il paradosso di una felicità che oltre un certo livello di benessere cala anziché crescere, un modello di democrazia che non funziona e vede la nascita dei populismi – è necessario che scendano in campo i soggetti della società civile. Si trova già nella Caritas in veritate di Benedetto XVI e poi nella Evangelii gaudiume della Laudato si’di Francesco. La società civile mette in gioco il dono come gratuità. Il principio della reciprocità, per una sussidiarietà circolare. In altri termini, i tre soggetti – Stato, mercato e società civile – sono chiamati ad agire in modo sistematico e continuo. Insieme, senza la tutela di uno sugli altri».

Su questi temi, la Prof.ssa Margaret Archer Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, con il gesuita Juan Carlos Scannone (teologo argentino che insegnò greco antico e letteratura al giovane Bergoglio a Buenos Aires) hanno organizzato una ‘tre giorni’ congiunta con l’Oducal (Organizzazione delle Università dell’America Latina), in Vaticano, riunendo una trentina di esperti provenienti dall’America Latina, Europa e Usa.

Leonardo Becchetti, professore all’Università RomaTre traccia una sintesi valorizzando il “caso italiano”: «In questi giorni, presentando queste realtà e iniziative a colleghi economisti stranieri mi sono reso ancor più conto, di fronte al loro stupore, della ricchezza del nostro passato e del nostro presente, del valore del nostro tessuto sociale e della nostra società civile. Valore costruito attraverso le fatiche e il sudore di tanti italiani, credenti e non credenti, vecchi e nuovi, e ispirato molto spesso dalla dottrina sociale della Chiesa e dalla sua capacità di sfidare le inerzie centrifughe che in questo momento sembrano tornare di moda nella nostra Italia con una verità molto più affascinante e ricca di senso ma anche più esigente che ci ricorda che la nostra "generatività sociale" passa attraverso la solidarietà, il mutualismo, la condivisione dei rischi e delle sfide, la cooperazione che realizza superadditività moltiplicando le forze dei singoli cittadini, delle città e dei territori, rendendoli più forti di fronte alle sfide attuali. Vogliamo essere a fianco a tutti coloro che, lavorando nelle istituzioni e nella società civile, si impegnano nei fatti per il progresso verso il bene comune. Nel suo recente discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, papa Francesco ha detto che il mondo si cambia dall’interno e che la relazione virtuosa tra Stato, mercato e società civile ha un ruolo chiave per risolvere i drammi sociali del nostro tempo», conclude Becchetti.

Luigino Bruni, docente alla Lumsa di Roma, si sofferma sulla centralità della dottrina sociale della Chiesa: «La prospettiva è quella della dottrina sociale della Chiesa ma anche quella delle scienze sociali moderne. La Chiesa su queste tematiche ha uno sguardo diverso rispetto al capitalismo dominante che sta diventando l’unica ideologia di riferimento in tutto il mondo” e “parte da un presupposto antropologico”, che mette al centro “la persona e, in particolare, gli ultimi, ricordando che oggi c’è un grande problema di diseguaglianza e delle nuove povertà che il capitalismo da solo non riesce a risolvere e che la Chiesa invece ha molto a cuore. Ricordarlo in modo solenne e con studiosi di tutto il mondo ed esperti a vario livello è già un valore in sé”. Dai lavori sta emergendo anche “una sorta di appello a guardare l’uomo in maniera diversa”, racconta Bruni, “non come ce lo raccontano le multinazionali e nemmeno lo Stato burocratico. L’uomo è un essere meraviglioso, molto migliore. Per questo, un’altra parola che ricorre qui spesso è fiducia, speranza”. Sono parole che nel mondo della finanza e della economia occorre ripetere spesso perché sono spesso ignorate. “Ed è quanto sta facendo oggi la Chiesa”, che è rimasta “l’unica l’agenzia a parlare del bene comune e di ultimi. La Chiesa non ha centri di interessi né soldi da difendere ma ha da promuovere il Vangelo e quindi ha tutta la libertà di dire cose che certamente altri sanno ma non vogliono ascoltare e lo fa con sempre più energia e competenza, con persone qualificate, preoccupate come noi dalla distrazione del capitalismo dagli ultimi, dalla persona e dal tema dell’ambiente», spiega all’agenzia SIR (www.agensir.it ).

Il pericolo della plutocrazia in cui crescono le diseguaglianze e anche lo sfruttamento del pianeta, denuncia Papa Francesco
«Se prevale come fine il profitto, la democrazia tende a diventare una plutocrazia in cui crescono le diseguaglianze e anche lo sfruttamento del pianeta». Lo ha detto il Papa che, nel corso di un’udienza ai partecipanti del workshop CHANGING RELATIONS AMONG MARKET, STATE AND CIVIL SOCIETY, ha individuato «due cause specifiche che alimentano l’esclusione e le periferie esistenziali»: la diseguaglianza e lo sfruttamento, appunto, che «non sono una fatalità e neppure una costante storica», ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio, e «il lavoro non degno della persona umana», mentre è necessario creare nuovo lavoro, superando la «pigrizia spirituale» e svincolandosi «dalle pressioni delle lobbies pubbliche e private».

La sfida è chiara: «Andare oltre il modello di ordine sociale oggi prevalente, trasformandolo dall’interno” e “porsi al servizio dello sviluppo umano integrale. Non possiamo sacrificare sull’altare dell’efficienza – il “vitello d’oro” dei nostri tempi – valori fondamentali come la democrazia, la giustizia, la libertà, la famiglia, il creato. In sostanza, dobbiamo mirare a “civilizzare il mercato”, nella prospettiva di un’etica amica dell’uomo e del suo ambiente».

Serve un codice etico che controlli le multinazionali
Monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, è il grande regista di questi seminari internazionali di altissimo livello; considera cheun problema principale del sistema economico attuale è lo squilibrio nei due obbiettivi (creazione di guadagno per investimenti e innovazione, ed eccedente del consumatore e il suo benessere) mentre che non pone attenzione e subordina ad altri due obiettivi( dignità e qualità del lavoro e sostenibilità dell’ambiente) che stanno al centro della difesa della vita umana e della ricerca del bene comune in una società. Bisogna intervenire nella correzione di questi squilibri per frenare il potere di espansione delle multinazionali che -con manovre complesse – stanno mettendo in pericolo il funzionamento adeguato del mercato”.

Sono stato invitato dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali e ho potuto apprezzare personalmente come vari esperti e accademici di fama internazionale stiano dialogando con il Vaticano per analizzare e proporre alternative nell’ottica di una “nuova civilizzazione del Bene comune” promossa da Papa Francesco.

Gli 8 uomini più ricchi del mondo hanno la stessa ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di persone più povere e le disuguaglianze producono furiosi movimenti di persone. Bisogna dare risposte globali di fronte a questo dramma sempre vivo delle disuguaglianze seguendo il messaggio profetico di Papa Francesco e le indicazioni della Pontificia Accademia delle Scienze sociali.

Un tema centrale è il codice di condotta sulle multinazionali, spesso citato dal Cardinale S.E. Tukson e dall’Arcivescovo Mons. Silvano Tomasi (del Dicastero dello Sviluppo integrale), per «ribadire la responsabilità delle compagnie transnazionali e delle altre imprese nel rispetto dei diritti umani, attraverso regolamenti appropriati che possono contribuire alla promozione e al rispetto dei diritti umani e del bene comune di tutti».

Franco Vincenti, presidente della Fondazione Millenia di Bogotà e Ambasciatore Emerito delle Nazioni Unite in Colombia, ha ricordato l’importanza di “tradurre nei vari continenti il messaggio di Papa Francesco e le conclusioni di questo workshop per costruire nuove relazioni di bio-economia e incidere anche a livello di politiche pubbliche globali. A Bogotà stiamo già lavorando al “Dialogo Latinoamericano per il rinnovamento delle relazioni tra società, Stato e mercato nel rispetto della nostra Casa Comune”, insieme al Consiglio Episcopale Latinoamericano CELAM e la Pontificia Università Javeriana di Bogotà.

Irruzione dei movimenti popolari
“Verso una società partecipativa”, è stato il tema della plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali svolta a fine aprile 2017.

È necessario, scrive il Papa nel messaggio di saluto, «cercare una via d’uscita dalla soffocante alternativa tra la tesi neoliberista e quella tesi neostatalista». In questo senso, «la parola-chiave che oggi meglio di ogni altra esprime l’esigenza di superare tale dicotomia è “fraternità”, parola evangelica, ripresa nel motto della Rivoluzione Francese, ma che l’ordine post-rivoluzionario ha poi abbandonato – per le note ragioni – fino alla sua cancellazione dal lessico politico-economico».

Margaret S. Archer, ha sottolineato da parte sua che «i giorni dei movimenti sociali vecchio stile, del sindacalismo ad esempio, sono superati» e la soluzione non sono «i movimenti di protesta facilitati dai social media». La studiosa britannica, più nel dettaglio, ha indicato due esempi positivi: il movimento ecologico verde, minoritario in politica ma capace di influenzare positivamente le coalizioni di governo in cui entra a far parte, e realtà quali le Nazioni Unite e le Ong internazionali, con le quali la Chiesa ha avuto la «saggezza» di interagire, ha sottolineato Archer citando l’inclusione, caldeggiata dalla Santa Sede, della lotta al traffico umano inserito nei nuovi obiettivi dello sviluppo adottati dall’Onu, e l’accordo sul clima di Parigi per il quale Papa Francesco si è personalmente speso.

In Vaticano ho intervistato l’argentino Juan Grabois, classe 1986, uno degli organizzatori dei quattro incontri mondiali realizzati da Papa Francesco con i movimenti sociali a livello planetario, nonché membro della direzione nazionale della Confederacion de Trabajadores de la Economia popular (Ctep), autore del libro Organizacion y Economia popular, edito in Argentina da Enocep e da Ctep.

Juan Grabois ha posto l’attenzione sul “pericolo che l’economia solidale sia sussidiaria e sottomessa all’economia capitalista che produce un sistema ingiusto, che non consente di accedere al lavoro in condizioni dignitose e alla terra per lo sviluppo dei popoli”.

Grabois aggiunge che, «nessuno ha la ricetta o il monopolio dell’interpretazione sul cambio strutturale di cui abbiamo bisogno: neanche la Chiesa, ha detto Papa Francesco. Si deve costruire insieme. Noi cominciamo col porre temi molto vicini, partiamo dalle esclusioni più evidenti come quelle dalla terra, dalla casa e dal lavoro per costruire un programma di trasformazione integrale, lanciando campagne mondiali contro la speculazione immobiliare, sia in campagna che in città, contro la precarietà del lavoro, contro il dominio della finanza sulle decisioni sovrane del popoli. Questo implica una rifondazione della democrazia, oggi sequestrata dai grandi poteri economici attraverso il monopolio della comunicazione, che impedisce un dibattito reale e di massa su questi temi. Così i grandi poteri impongono non solo i propri candidati, ma anche un’agenda a proprio vantaggio e un’egemonia culturale, stili di vita che vanno contro il bene della maggioranza e della Madre Terra. Vengono così impedite altre forme di democrazia partecipata. Al contrario, noi vogliamo che le organizzazioni comunitarie siano incluse e contino nelle decisioni, vogliamo individuare i meccanismi per approssimazioni successive, per evitare sia il rischio di cooptazione nei soliti meccanismi di potere, sia la corruzione. La politica si deve fare per passione, non per interesse o per denaro. Credo nella rivoluzione degli esclusi che sono un miliardo e mezzo di persone nel pianeta», conclude Grabois.


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