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Imprese

Gli artigiani alla sfida del welfare

10 Novembre Nov 2017 1217 10 novembre 2017
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Confartigianato in rappresentanza di 700mila Pmi ha presentato il suo Piano per il welfare. Il segretario generale Fumagalli a Vita.it: «Fra i fornitori di servizi il non profit può avere un ruolo, ma deve cambiare la modalità di offerta di servizi»

Sono oltre 100 le pmi artigiane aderenti a Confartigianato (700mila imprese associate, la metà con dipendenti) che da settembre hanno avviato piani di welfare. Altre 500 li realizzeranno nel corso del 2018. Sta in questo modo prendendo forma il progetto di nuovo welfare di Confartigianato Imprese, che è stato al centro di due giornate di lavori che si chiudono questa mattina a Milano.

Tre le tipologie di servizio messe in campo dall’ente di rappresentanza presieduto da Giorgio Meletti.

Il welfare per le imprese. È l’acquisto da parte dell’impresa di beni e servizi che migliorano la qualità̀ della vita generando benefici all’impresa, ai suoi dipendenti e ai fornitori di sevizio. Il servizio, realizzato in collaborazione con TreCuori società benefit, è partito nel settembre di quest’anno. Diverse le aree di servizio gestibili attraverso la piattaforma:

• sanità (ricoveri, visite specialistiche, cure odontoiatriche);

• istruzione (asili nido, scuole inferiori e superiori, università, master, viaggi studio);

• assistenza per persone non auto-sufficienti (badanti e collaboratori familiari);

• cultura e tempo libero (abbonamenti a palestre, accesso a musei...);

• previdenza integrativa (versamenti per fondi pensione aperti o chiusi);

• mutui e prestiti;

• fringe benefits (acquisti nella grande distribuzione, elaborazione 730, revisioni auto,

carburante...).

In due mesi già̀ oltre cento aziende hanno attivato piani di welfare. Oltre cinquecento imprese sono interessate a realizzare piani nel 2018.

L’assistenza sanitaria. Il servizio, svolto in collaborazione con la start-up VisitamiApp, risponde al crescente bisogno degli associati di ricevere supporto per le esigenze sanitarie abbattendo i tempi di attesa. Confartigianato offre alle famiglie la possibilità di accedere, attraverso una piattaforma digitale, a un network di oltre quattrocento medici e specialisti che operano in studi medici, ambulatori o a domicilio in diverse aree del Paese. L’accesso alle visite specialistiche avviene a costi calmierati grazie alle convenzioni stipulate dalle Associazioni con i professionisti che aderiscono alla piattaforma.

L’assistenza domiciliare alle famiglie. Confartigianato offre alle famiglie la possibilità̀ di accedere a una rete di professionisti che coprono tutto il percorso d’inserimento di un assistente familiare all’interno del nucleo familiare: dall’individuazione della figura idonea fino agli adempimenti contrattuali di legge.

La visione politica e i princiipi che hanno ispirato il progetto sono stati presentati da Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, Cesare Fumagalli, segretario generale dell’organizzazione.

«Cambiare la visione del welfare - ha sottolineato il Merletti - è la premessa per fornire risposte adeguate ai nuovi bisogni di famiglie e imprese: è un’opportunità per il Paese, un motore di crescita sociale e sviluppo economico. Condizione essenziale per realizzare il nuovo welfare è creare reti che includano aziende, associazioni, organizzazioni sindacali, istituzioni pubbliche, soggetti del Terzo settore, fornitori di servizi. Reti che condividano soluzioni, conoscenze, competenze, risorse, costi e rischi».

«Confartigianato - ha aggiunto Fumagalli - sta seguendo questa strada proponendosi anche come interlocutore delle istituzioni politiche e dei soggetti privati. L’obiettivo è aggregare i soggetti in grado di fornire i servizi richiesti dalle famiglie (certificandone la qualità), inserirli in una proposta organica e codificata e offrirli a condizioni economicamente sostenibili per chi li eroga e per gli utenti che li richiedono».

Avvicinato da Vita.it a latere dell’incontro Fumagalli ha precisato come quella del welfare sia una partita «che giochiamo non tanto per ragioni di business (malgrado un investimento fino ad ora stimabile in 2 milioni di euro), per ampliare l’area dei servizi la digitalizzazione offre opportunità senz’altro più appetibili, ma perché crediamo che aumentare la qualità della vita nei territori, sia un fattore decisivo per la competitività delle “nostre imprese”. Per noi il welfare non è filantropia o csr, ma una sfida di rigenerazione del territorio che può determinare il successo produttivo delle nostre realtà».

Come va letta l’adesione di un centinaio di imprese in questa prima fase di start-up? «Più del numero assoluto è importante che si sia incominciato a ragionare in una dimensione di scala inferiore a quella regionale a cui eravamo ancorati sino a qualche mese fa. La prospettiva è di generare modelli di aggregazione della domanda di welfare a livello territoriale».

Infine il non profit. Fra i fornitori di servizi sociali le realtà del Terzo settore che posto occupano? «Lo spazio c’è», risponde Fumagalli, «occorre però che si attrezzino rispetto alle domande che arriva dal nostro mondo. Per esempio è necessario mettere sul mercato una articolazione minuta dei servizi, in modo che siano accessibili anche per le Pmi. Su questo credo che ci sia molto da lavorare».

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