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Alternanza scuola-lavoro, quella marcia in più del Terzo settore

13 Novembre Nov 2017 1232 13 novembre 2017
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Il 7% del totale degli enti ospitanti sono soggetti non profit: fra il primo e il secondo anno di sperimentazione sono passati da 9mila a 11.600

Nel primo anno di obbligatorietà dell’Alternanza scuola-lavoro (quello di cui si hanno a disposizione i dati ufficiali completi) gli enti non profit che hanno accolto studenti sono stati oltre 9mila (il 7% del totale dei soggetti ospitanti). Dato che nel corso dell’anno scolastico chiuso a giugno potrebbe essere salito a oltre 11.600 (se i dati del ministero confermeranno anche per le onp il trend di crescita degli enti ospitanti: +27% fra il primo e il secondo anno di attuazione dell’Asl).


Altro dato: nell’anno scolastico 2016-2017 più di 8.200 studenti sono stati coinvolti, insieme a 441 docenti di 237 istituti, in progetti di alternanza scuola-lavoro in 656 organizzazioni di volontariato, come emerge da una ricognizione interna svolta da Csvnet nel marzo 2017 e a cui hanno risposto 53 dei 69 Csv soci. Ma più che i numeri assoluti, è la qualità delle esperienze che rende il settore non profit per natura molto coerente con lo spirito della norma che ha introdotto l’obbligatorietà.

Laboratori non profit per affinare le soft skills
Recentemente il Cesvot (il Csv della Toscana) ha divulgato una ricerca intitolata “Capire il cambiamento. Giovani e partecipazione”. Secondo gli autori, «forse più di ogni altra esperienza compiuta in ambito aziendale, l’Alternanza scuola-lavoro nel volontariato può moltiplicare all’ennesima potenza questa combinazione virtuosa di “essere nei processi”, ed “esserci per sé e per gli altri”, di senso di responsabilità verso sé e senso di responsabilità verso gli altri, di acquisizione di competenze specifiche e di competenze trasversali (la relazionalità, prima di tutto, ma anche la capacità organizzativa, l’uso delle risorse, il problem solving “laterale” e la cittadinanza sociale)».


Apprendisti ciceroni del Fai

Al centro della protesta dello sciopero dell’Alternanza proclamato lo scorso 13 ottobre ci sono state proprio le attività dei ragazzi, esperienze talvolta non in linea con i percorsi scolastici. Nei progetti avviati all’interno di realtà del Terzo settore il delta fra aspettative e pratica concreta, è praticamente azzerato. Questo perché nella stragrande maggioranza dei casi le attività e i rapporti fra istituto ed ente ospitante sono di qualità e pre-esistenti alla legge sulla Buona Scuola.

I campioni del Fai
e i Ciceroni dell’arte
Prendiamo per esempio il Fai (Fondo ambiente italiano), che il Miur ha inserito fra i cosiddetti “Campioni dell’Alternanza scuola-lavoro” (cappello sotto il quale sono catalogati i progetti che il ministero considera esemplari). «Il progetto Apprendisti Ciceroni», spiega Cristina Marchini, responsabile del settore Scuola Educazione, «è nato nel 1996 ed è arrivato a coinvolgere oltre 35mila studenti di ogni ordine e grado: questo significa che i rapporti con le scuole sono consolidati da una conoscenza reciproca di lungo corso». Non solo, il format è ben definito in partenza e direttamente applicabile al format dell’Asl...

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