Federica Fusco
Innovazione

Usare Google per finanziare progetti sociali

14 Novembre Nov 2017 1039 14 novembre 2017
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È da poco sbarcato anche nel nostro paese dalla vicina Francia, LILO il motore di ricerca che, utilizzando Google, finanzia progetti sociali e ambientali, tutelando allo stesso tempo la privacy di chi naviga

«Le ricerche che ognuno di noi fa quotidianamente generano un guadagno pari a 30 euro all’anno per i motori di ricerca e spesso le persone non ne sono a conoscenza. Partendo da questa consapevolezza, volevo impegnarmi in un’economia digitale che rimettesse parte dell’umano su internet. Mi piaceva l’idea che gli utenti potessero “riprendere potere” e decidere a cosa destinare i soldi che creano con le loro ricerche; e Lilo di certo segue questa filosofia!», racconta Federica.

È durante i suoi studi in Francia che Federica Fusco (nella foto di copertina), studentessa romana, sente parlare del modello di navigazione responsabile “Lilo”. Decide di incontrare gli ideatori del modello fondato nel 2015 e di proporgli di svilupparlo insieme in Italia. E’così che nell’estate del 2017 Federica lancia una fase pilota. Ad oggi ci sono 5 progetti presenti sulla piattaforma, presentati da varie realtà tra cui Slow Food e l’associazione Banche del Tempo.

In Francia, dove è nato, il modello di Lilo ha già permesso di raccogliere più di 480.000 euro, grazie a 700.000 utenti che lo utilizzano mensilmente che stanno finanziando una cinquantina di progetti.

Lilo è un meta-motore che utilizza i servizi di altri motori di ricerca per fornire i risultati e guadagna attraverso i link commerciali disposti sul motore stesso. In pratica paga una piccola quota a Google per utilizzare il loro algoritmo, permettendo così agli utenti di ottenere gli stessi risultati di un qualunque utilizzatore della grande G, ma con il vantaggio di poter proteggere i dati personali e mantenere anonime le ricerche effettuate. L’utente vedrà gli annunci a pagamento, come un qualsiasi utente, ma non verrà ‘inseguito’ dalla fastidiosissima pubblicità ‘comportamentale’ che fa comparire su tutti i nostri dispositivi i banner promozionali dei prodotti di cui abbiamo appena ricercato il prezzo.

Lilo si finanzia trattenendo il 50% di quanto prodotto dalla pubblicità visibile all’utente, che altrimenti andrebbe direttamente a Google, ripagando così le spese per la comunicazione, il marketing, lo staff e i costi dei server e girando il restante 50% direttamente ai progetti scelti dagli utenti, che accumulano una simbolica goccia d’acqua per ogni ricerca effettuata.

Non si limita a sostenere i progetti, agisce infatti concretamente per rispettare la privacy dei suoi utilizzatori. Non conserva nessun dato personale né le ricerche effettuate, conteggia semplicemente i visitatori a fini statistici. Essendo un meta-motore è dunque possibile che i motori di ricerca che utilizza possano collezionare i dati di navigazione. Tuttavia, per protegge gli utenti da questa eventualità, disattiva il tracking pubblicitario, al momento per Firefox e Chrome, e questo aumenta la tutela dell’utente. Il tracking pubblicitario è disattivato in più modi. Innanzitutto, mentre si usa Lilo, trasmettono a tutti i siti internet che si consultano un’informazione di “Do not track”, avvisando i siti che non si vuole esser rintracciati. Inoltre Lilo segnala direttamente alle diverse imprese pubblicitarie che non si desidera servirsi della pubblicità comportamentale. Grazie a questa funzione, non si può essere rintracciati.

Utilizzare Lilo è semplicissimo e intuitivo. Dal sito si viene guidati all’installazione dell’estensione che verrà automaticamente aggiunta sulla barra di navigazione del proprio browser. Da quel momento ogni ricerca su Google, o altri motori di ricerca, passerà prima da Lilo. Ogni singola ricerca farà accumulare 1 simbolica goccia d’acqua da convertire a propria scelta in denaro a sostegno di un progetto. Più utenti lo utilizzeranno e più progetti potranno essere finanziati, senza costi a carico, una goccia alla volta.


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