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Minori

ZeroSei, i numeri giusti dell’accoglienza

27 Novembre Nov 2017 1118 27 novembre 2017
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La comunità della Fondazione l'Albero della Vita ha una nuova sede più grande. Gli operatori: «Per ognuno dei dieci ospiti c’è un percorso formativo su misura»

Marco ti prende la mano e ti tira a vedere il suo cagnolino con le rotelle. Jian, seduto sul seggiolone, non riesce ancora a parlare, ma ti segue con uno sguardo vispissimo, per capire chi sei. Ambra e Serena corrono allegre in giardino, entrando e uscendo dall’enorme bruco colorato, il loro gioco preferito. Appena varchi la soglia della nuova casa ZeroSei di Fondazione l’Albero della Vita, a Milano, capisci subito che questo è un nido felice, un luogo dove i bambini possono andare oltre il loro passato e cercare di crescere sereni.https://www.youtube.com/watch?v=u1n9PMGZoyE&feature=youtu.be

«ZeroSei è una casa specializzata nell’accoglienza di bambini da 0 a 6 anni, abbandonati o allontanati dal nucleo famigliare di origine, per gravi incurie fisiche e affettive, violenze e abusi», spiega Lara Sgobbi, responsabile nazionale delle comunità educative della Fondazione. «L’abbiamo aperta tredici anni fa, ma fino a settembre eravamo in una struttura più piccola. Adesso, grazie alla generosità di molti donatori, siamo in una nuova sede molto più ampia e più accogliente, con degli spazi studiati nel dettaglio, affinché i bambini si sentano a casa. Abbiamo anche un meraviglioso giardino».

Lo staff e i volontari

«L’Albero della Vita è una onlus e una Ong , nata in Italia nel 1997, con l’obiettivo di assicurare benessere ai più piccoli e di proteggere e promuovere i loro diritti e il loro sviluppo», prosegue il presidente Ivano Abbruzzi. «Ci occupiamo soprattutto di bambini in condizioni di disagio, portando avanti numerosi progetti sia in Italia che all’estero. Così, nel 2002, abbiamo aperto ZeroSei, per rispondere alle richieste dei servizi sociali e del Tribunale dei Minori. I bambini che abbiamo accolto finora sono più di cento. Tutti seguono un percorso educativo di alta qualità pedagogica, integrato all’interno di una vita il più possibile normale: i più grandi frequentano la scuola materna della zona, al pomeriggio si va tutti insieme a giocare al parchetto, oppure si fanno attività con le educatrici e d’estate si va al mare. Al momento accogliamo dieci bambini: il più piccolo ha otto mesi, il più grande quattro anni». Nell’abitazione si alternano una coordinatrice, sette educatrici, una signora delle pulizie. Più una quindicina di volontari. Tra di loro, c’è Enrica, oggi in pensione, che una volta alla settimana va a dare una mano: «Qualche anno fa, la Fondazione ha invitato me ed altri donatori a vedere una delle sue case. Mi è bastato guardare negli occhi i bambini, per sentire il bisogno di fare qualcosa in più. E così, eccomi qui. Gioco con i piccoli, li aiuto nelle loro attività, seguo il guardaroba. L’anno scorso, poi, ho fatto una raccolta fondi tra i miei amici per l’acquisto di un pulmino. I soldi raccolti sono stati più del necessario e siamo riusciti a prendere anche una piccola auto!».

Oltre al ruolo dei volontari e dei donatori privati, fondamentale è quello delle aziende. Tra i principali sostenitori de L’Albero della Vita, c’è LR Health and Beauty, una delle imprese leader di vendita diretta in Europa che, attraverso la sua Fondazione LR Global Kids Fund, ha permesso l’acquisto e la sistemazione della nuova casa ZeroSei. «Il nostro sostegno è soprattutto economico:» spiega Laura Travierso, marketing manager dell’azienda, «per ogni pacco che spediamo, destiniamo una quota al nostro LR Global Kids Fund, e in Italia questa quota va a ZeroSei. Inoltre i nostri venditori organizzano spesso raccolte fondi in tutta Italia, con cui sosteniamo le diverse attività nel corso dell’anno, come ad esempio le vacanze estive. Crediamo molto in questa collaborazione tra profit e non profit. Il non profit ha bisogno delle risorse del profit per realizzare i progetti, ma anche il profit ha bisogno del non profit, per sviluppare una cultura della solidarietà che è un motore e un collante tra tutti i dipendenti e che dà all’azienda una prospettiva più ampia, che va oltre il mero profitto».

Il bivio dei 6 anni
ZeroSei è un luogo di transizione, dove i bambini stanno per un periodo limitato, al termine del quale per loro si aprono tre strade. «La prima è quella di rientrare nelle famiglie d’origine, quando ci sono le condizioni» chiarisce Sgobbi. «La seconda è l’affido e la terza è l’adozione. Nostro è anche il compito di spiegare ai bambini perché sono qui e quindi abbiamo pensato ad una metafora: raccontiamo che ognuno di loro ha un libro, dove è scritta la storia della sua vita. Mentre sono in questa casa, il giudice e gli assistenti sociali devono leggere questo libro, per scegliere poi che cosa è meglio per loro».

Per Vanessa, un piccolo tornado di otto anni, la scelta è stata quella dell’affido, nella famiglia, di Alessia e Stefano, che raccontano: «Siamo genitori di un’altra ragazza, Valeria, che oggi ha 13 anni. Quando è nata, in ospedale una mamma aveva abbandonato una neonata prematura. Quella è stata la prima volta in cui abbiamo sentito il desiderio di accogliere nella nostra famiglia un bambino con un passato difficile. E così, quando nostra figlia è diventata un po’ più grande, abbiamo seguito il corso che L’Albero della Vita organizza per chi è interessato all’affido. Poco dopo, nella nostra casa è arrivata Vanessa».

«L’affido ci ha insegnato a fare spazio.», continuano Alessia e Stefano, «Uno spazio fisico, perché il bambino ha bisogno di un posto nella tua casa, ma soprattutto emotivo, perché devi predisporre il tuo cuore ad amare un essere umano che arriva all’improvviso e che tu non conoscevi. È stato, ed è tuttora, un viaggio impegnativo ma meraviglioso, e dobbiamo ringraziare Vanessa perché, grazie a lei, oggi la nostra è certamente una famiglia più felice, più ricca e più bella!».


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