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Piemonte: il valore di una legge contro l'azzardo

13 Dicembre Dic 2017 1600 13 dicembre 2017
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Il Piemonte si gioca una battaglia decisiva nel contrasto all'azzardo sui territori: da un lato, chi si impegna per attuare la normativa della Regione, appena entrata in vigore, che impone limiti rigorosi a tutela dei cittadini e a difesa delle giovani generazioni. Dall'altro, lobbysti e portatori di interessi che premono per depotenziare la normativa anti azzardo

Non più tardi di tre settimane fa il Governo, per voce del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, aveva fatto pressioni sulla Regione Piemonte affinché "annullasse" la legge n. 9 /2016 di contrasto all'azzardo. Una legge poi entrata in vigore il 20 novembre scorso, non senza polemiche di una parte degli operatori del settore dell'azzardo legale, che si sentono danneggiati, nonostante abbiano avuto più di un anno di tempo per adeguarsi alla normativa. Ma perché la legge della Regione Piemonte è tanto importante e va difesa? Lo abbiamo chiesto a Mario Giaccone, consigliere della Regione Piemonte, eletto nella lista "Chiamparino per il Piemonte", che di quella legge è stato uno dei promotori (ndr)

La legge piemontese sul gioco d’azzardo affronta con coraggio un tema su cui molti parlano e pochi intervengono direttamente. I danni provocati dal gioco sono noti a tutti come anche la contraddizione insita nel fatto che una legge dello Stato permetta una pratica che se abusata comporta danni gravissimi dal punto di vista sanitario, sociale e quindi anche economico per una comunità.

Tuttavia come legislatori regionali se non possiamo intervenire su una legge di ordine superiore possiamo provare a limitarne i danni cercando di ridimensionare gli effetti. Questo abbiamo cercato di fare con il provvedimento legislativo in oggetto senza nessun atteggiamento moralistico o persecutorio.

Mario Giaccone

A dimostrazione di questo evidenzio che c’è da un lato la forte connotazione educativa e formativa della legge stessa, dall’altra il lungo periodo di tempo che è stato dato agli esercizi interessati per verificare le circostanze in cui si trovavano ed adeguarsi.

Si lamenterà che anche altri tipi di prodotti legittimamente commercializzati come alcolici o tabacchi comportino un danno per la salute ma ci preme evidenziare che anche in quegli ambiti ci sono stati provvedimenti legislativi tesi a contenere il consumo e gli effetti dannosi. Tra l’altro tali campagne hanno indirettamente incoraggiato lo studio di soluzioni diverse non tossiche, vedi le sigarette elettroniche.

Rimane un fatto, se gli imprenditori del settore giustamente lavorano per avere un utile che dipende dall’utilizzo stesso delle apparecchiature in oggetto ci si domanda come da soli possano regolamentarsi e limitarne l’uso causando in questo caso un danno diretto all’azienda che conducono.

Piuttosto riteniamo opportuno che il Governo accompagni con degli incentivi alla riconversione le imprese coinvolte per evitare che il lavoro di tutti coloro che sono coinvolti nel settore diventi il prezzo da pagare per evitare danni in termini sociali e sanitari per i singoli cittadini e per la comunità tutta.

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