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Bioshopper: per WWF in realtà possono essere un risparmio

8 Gennaio Gen 2018 1130 08 gennaio 2018

Riutilizzabile come sacchetto per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti domestici, il bioshopper potrebbe aiutare in realtà le famiglie a risparmiare. Parola di WWF che ricorda inoltre come ridurre la plastica sia prioritario per il pianeta. Sono 150 milioni le tonnellate che navigano oggi nel nostro mare

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Riutilizzabile come sacchetto per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti domestici, il bioshopper potrebbe aiutare in realtà le famiglie a risparmiare. Parola di WWF che ricorda inoltre come ridurre la plastica sia prioritario per il pianeta. Sono 150 milioni le tonnellate che navigano oggi nel nostro mare

La polemica sui sacchetti ultraleggeri per gli alimenti a pagamento ha spostato il dibattito scatenatosi nei primi giorni dell'anno sulla questione economica piuttosto che ambientale. Ricordare quanto il tema dell'invasione di plastiche sia centrale sia a livello mondiale, sia su scale regionali più limitate è fondamentale almeno quanto chiarire il malinteso che ha generato il dibattito stesso. Infatti secondo l’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 - è previsto che “il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”.

Si tratta di una spesa di massimo 15 euro all’anno per le famiglie, considerato il costo medio di un sacchetto dell’ortofrutta, le 139 spese effettuate ogni anno di media, secondo i dati Gfk-Eurisko (2017) e il fatto che ogni spesa comporti l'utilizzo di almeno tre sacchetti per frutta e verdura.

Il fatto che i sacchetti di plastica per l’ortofrutta fossero gratuiti non significa che questi non fossero pagati dal consumatore attraverso la definizione del prezzo del prodotto che i sacchetti devono contenere. Si tratta dunque di un costo già comunque a carico del consumatore, inserito in maniera occulta nel totale del prodotto. L’obiettivo è quello della responsabilizzazione del consumatore .

A differenza del precedente, il nuovo bioshopper è riutilizzabile come sacchetto per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti domestici. Dunque l’operazione potrebbe rivelarsi vantaggiosa, laddove attualmente molte famiglie pagano i sacchetti per la raccolta dell’umido da 5 a 15 centesimi. Molto dev’essere fatto dalla Grande Distribuzione che deve provvedere ad esempio a favorire questo tipo di riutilizzo dei sacchetti dell’ortofrutta o la creazione di sporte riutilizzabili (come quelle realizzate in passato dal WWF con partner come Auchan e Simply) prevedendo ad esempio etichettature biodegradabili e compostabili. Utilizzare la gran parte delle etichette attuali sui nuovi bioshopper vuol dire renderli non più utilizzabili per la raccolta dell’umido a livello domestico, anche perché toglierle provoca la lacerazione del sacchetto.

Bioplastiche. La produzione di bioplastiche costituisce un’importantissimo contributo alla soluzione dei danni prodotti dalle plastiche. Si tratta inoltre di un fronte dove fruiamo di un’eccellenza italiana , frutto di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico di cui dobbiamo essere fieri, in particolare per la figura di Catia Bastioli, straordinaria scienziata e imprenditrice chimica di notevoli capacità innovative, citata positivamente in tutto il mondo ed alla quale proprio per le sue qualità e i suoi meriti dedicati a concretizzare una nuova chimica che mira a rispettare l’economia circolare imitando i processi della natura il WWF ha conferito il Panda d’oro nel 2016. Lo sviluppo sostenibile si deve tradurre soprattutto nella sostituzione di beni e prodotti impattanti con altri capaci di operare nelle logiche di un’economia circolare che elimina o riduce al massimo il prodotto di un economia lineare (che continuiamo imperterriti a seguire sino ad ora) che produce scarti, rifiuti e inquinamento.

Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia, ha dichiarato: “Il tema delle plastiche ha un impatto enorme sugli ecosistemi. La plastica è uno dei materiali che impiega più tempo a degradarsi: un sacchetto di plastica, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, resta nell'ambiente da un minimo di 15 anni a un massimo di 1000 anni. È un paradosso quello di utilizzare il materiale come la plastica, nato per durare nei secoli, per la creazione di oggetti “usa e getta”, dal ciclo vitale assai breve. Gli impatti più negativi di un uso e uno smaltimento sconsiderati della plastica si ripercuotono sull’ambiente terrestre e marino: nei mari del Pianeta navigano 150 milioni di tonnellate di materie plastiche, ogni anno se ne aggiungono 8 milioni cosicché la plastica arriva a rappresentare il 95% dei rifiuti marini. Il Mar Mediterraneo non fa eccezione: sono 1,25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato contro i 335 mila del Pacifico".

Foto: neonbrand

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