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Equity crowdfunding: ecco il nuovo volano dell’impresa sociale

12 Gennaio Gen 2018 1751 12 gennaio 2018
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Dal 3 gennaio il sistema che permette la raccolta fondi online in cambio di quote della società è accessibile anche alle imprese sociali. Secondo il direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano, dietro il grande potenziale di questo strumento rimangono però ancora diverse incognite

È un nuovo strumento a disposizione delle imprese sociali, l’equity crowdfunding, il sistema che permette la raccolta fondi online, offrendo quote della società a chi decide di finanziare l’iniziativa. Una vera e propria forma di investimento dal basso che dal 2013 era disponibile solo a startup e imprese innovative e che dal 3 gennaio è invece aperta anche alle PMI e alle imprese sociali. È proprio per queste ultime che l’equity crowdfunding potrebbe rappresentare l’opportunità di crescita più interessante, come spiega il professor Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano.

«È un sistema di finanziamento particolarmente in sintonia con le imprese sociali. Le ricerche dimostrano che chi decide di investire infatti, solitamente non è mosso solo dal profitto, ma anche da altre motivazioni intrinseche», dalla fiducia nella bontà dell’idea, all’impatto che questa può avere su tutta la comunità, tutti elementi ricorrenti nel mondo dell’impresa sociale.

Molto varia la tipologia degli investitori che, in media, per ogni campagna sono tra i 50 e i 60. «Si parte dalla famiglia e dagli amici, fino agli sconosciuti che ritengono interessante puntare su un nuovo progetto o modello di business».

Dall’ultimo rapporto del 2016 risulta che il valore del finanziamento medio si aggira intorno ai 6 mila euro, ma la distribuzione è diseguale, con il 40% dei finanziamenti sotto i 500 euro. E se si è registrata una crescita negli ultimi anni, i numeri dal 2013 ad oggi rimangono bassi, con 19,4 milioni raccolti con questo strumento, di cui 4 milioni solo nel 2017.

«In realtà gli ostacoli alla crescita rimangono notevoli, primo tra tutti il fatto che in Italia ci sia ancora una forte resistenza ad investire online e che la maggior parte delle persone che hanno la disponibilità per fare investimenti non sia nativa digitale».

Nonostante questo, l’Osservatorio prevede che l’allargamento dello strumento a PMI e imprese sociali comporterà un aumento del 50% rispetto al 2017. «È difficile fare pronostici, perché in realtà nel 2013 l’equity crowdfunding era comunque disponibile alle startup a vocazione sociale e non è stato utilizzato in modo particolarmente significativo. Rimane comunque il fatto che per il terzo settore questo strumento rimane interessante. È quasi come un nuovo modo di fare cooperazione, se ci si pensa, adottando un modello innovativo in cui i soci si incontrano online».

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