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Innovazione sociale

Nella Polveriera di Reggio Emilia è esplosa la socialità

15 Gennaio Gen 2018 1210 15 gennaio 2018
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Il consorzio Oscar Romero della rete Cgm ha riqualificato la vecchia rimessa dei carri armati trasformandola in un luogo di inclusione. Oggi ospita un laboratorio attivo di cultura sociale, animato dal valore della bellezza

Prendi due ex hangar militari e trasformali in un luogo di inclusione per tutta la comunità. Uno spazio che non discrimina ma ospita. Un laboratorio attivo di cultura sociale, animato dal valore della bellezza. Succede a Reggio Emilia, con “La Polveriera” del Consorzio di cooperative Oscar Romero, uno dei progetti più innovativi della rete Cgm, di cui il consorzio stesso fa parte.

La rete

Leonardo Morsiani

Nel 2009, il Comune manifesta il suo interesse a riqualificare e rigenerare Mirabello, un quartiere attiguo alla città, ma al di fuori dalle mura del centro storico, a rischio abbandono e degrado. Qui sorgono cinque edifici, conosciuti da tutti come “la polveriera”, anche se in realtà, più che come deposito di esplosivi, sono stati utilizzati come luogo per il ricovero di carri armati durante la seconda guerra mondiale, e poi come deposito dell’amministrazione comunale. «Il Consorzio Oscar Romero cercava da tempo una sede centrale che fosse più vicina alle attività delle sue cooperative», spiega il direttore Leonardo Morsiani. «Nello stesso tempo, era sempre più evidente che le cooperative non dovessero semplicemente erogare servizi, ma lavorare insieme per il bene comune del loro territorio. Ci siamo quindi fatti avanti e abbiamo ottenuto di occupare due di queste strutture, di proprietà comunale, con un comodato d’uso gratuito per cinquant’anni. Abbiamo trasferito lì la nostra sede centrale e lo stesso hanno fatto alcune delle cooperative a noi associate, in particolare Coress-Il Piccolo Principe, Dimora d’Abramo, L’Ovile, Elfo, Anemos, Nuovo Raccolto. I lavori sono durati cinque anni, e nell’aprile del 2016 abbiamo iniziato a portare qui i primi servizi».

Le attività

Emma Davol

«Le attività che si svolgono alla Polveriera sono molteplici» spiega Ilaria Nasciuti, community manager. «Ci sono servizi per la disabilità e per i richiedenti asilo, un coworking, un’agenzia per il lavoro, uno spazio socio-occupazionale, una sala civica, una sala polivalente. È presente anche una sede locale dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna del ministero della Giustizia (Uepe) e una società cooperativa che si occupa di servizi informatici e comunicazione». Nei due edifici si ospitano inoltre attività culturali (mostre fotografiche, con- certi, incontri), o iniziative come la presenza settimanale di banchi alimentari di prodotti biologici e a chilometro zero, di cooperative del territorio.

Disabilità & Bellezza
«Per quanto riguarda la disabilità, a Polveriera abbiamo due tipologie di ser- vizi, per persone dai 18 ai 65 anni: ci sono un centro diurno e un centro residenziale, entrambi accreditati con la Regione Emilia Romagna» spiega Emma Davoli, presidente della cooperativa Coress-Il Piccolo Principe. «Solitamente i centri che accolgono le persone con disabilità sono abbastanza isolati rispetto alla città. Polveriera, invece, è una realtà in continuo dialogo con il quartiere e con il territorio. Inoltre qui convivono tante attività, tante funzioni. La peculiarità di questo luogo sta nel fatto che qui stiamo sperimentando che cosa vuol dire essere in tanti e diversi». Lo sa bene Lucia, ospite nel centro residenziale: «Non mi sento mai sola, c’è sempre gente, al bar trovo sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere!».

Cuore della Polveriera è infatti un bar-ristorante, “Chiacchiere e cucina”, accessibile a tutta la comunità, che sta diventando —insieme allo spazio all’aperto tra i due edifici della Polveriera —, un po’ la piazza del quartiere Mirabello, che di piazze vere e proprie non ne ha. Qui si fermano, per un pranzo o un caffè, i cittadini che usufruiscono dei diversi servizi, gli oltre mille soci delle cooperative del Consorzio Romero, ma anche gli abitanti del quartiere o i genitori dei bambini che frequentano la vicina scuola.

Nel progetto, fin dall’inizio, è stato centrale il tema della bellezza. I due edifici, sotto tutela storico-artistica, sono stati riqualificati in modo da preservare la loro originalità. Architetti e designer hanno collaborato a rendere gli spazi il più possibile belli e accoglienti.

In un edificio, poi, è presente la bottega di K-Lab. «Siamo un gruppo di creativi che hanno deciso di mettere le proprie competenze al servizio della disabilità, mischiandole con le competenze dei ragazzi disabili» spiega Annalisa Rabitti, direttore creativo della Polveriera e di K-Lab. «Qui, per esempio, vendiamo quadri con frasi scritte dai ragazzi che non possono parlare ma scrivono, c’è poi una parte di prodotti di falegnameria realizzati in carcere, ci sono oggetti assemblati in alcuni centri socio-occupazionali e ce ne sono altri cuciti da donne vittime di tratta che proprio qui frequentano un atelier di sartoria. Tutto questo è animato dal valore della bellezza. Crediamo che l’unione della bellezza con la fragilità sia una bomba e possa portare risultati molto importanti».

«Questa centralità della bellezza è riconducibile al cosiddetto Reggio approach, il metodo educativo nato nella nostra città ed esportato in tutto il mondo» prosegue Morsiani. «Siamo convinti che la bellezza salverà il mondo. Cambiare uno spazio, come noi abbiamo fatto con i due edifici abbandonati della Polveriera, significa cambiare un approccio, un modo di pensare... Cambiare all’insegna della bellezza vuol dire orientare questo cambiamento in una direzione precisa, con la consapevolezza degli effetti positivi che questo avrà sulla comunità, in ter- mini di accoglienza e inclusione».

Non è un caso che il Comune abbia deciso di affidare questi luoghi ad una rete di imprese sociali, come spiega Daniele Marchi, assessore al bilancio, del comune di Reggio Emilia: «Abbiamo capito che questi soggetti sono nelle condizioni, attraverso un’economia sociale e civi- le, di rigenerare relazioni. Noi abbiamo bisogno di un’economia capace di sostenere e sostenersi, ma altrettanto capace di creare legami e non esclusioni».

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