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Salute

Fondazione Roche: punto primo, nessuna confusione col business

24 Gennaio Gen 2018 1114 24 gennaio 2018
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In occasione dei 120 anni di presenza in Italia, Roche ha deciso di costituire una sua fondazione. «Il tratto distintivo è che Roche creando una fondazione ha inteso tracciare una linea di demarcazione con le attività più vicine al proprio business», spiega il segretario generale Francesco Frattini. Che parla anche di ricerca indipendente, universalismo della sanità e ricerca su Alzheimer e Parkinson

In occasione dei 120 anni di presenza in Italia, Roche ha deciso di costituire una sua fondazione, la Fondazione Roche. Nel presentarla pochi giorni fa a Roma, Fausto Massimino, il direttore generale della neonata Fondazione, l’ha descritta come «una voce capace di garantire indipendenza, focus e continuità d’azione, in modo da contribuire alla riflessione sulle esigenze di salute sempre crescenti del Paese e sui diritti dei cittadini», mentre la presidente Mariapia Garavaglia, ha parlato del «grande contributo alla sfida dell’universalismo» in sanità che la Fondazione potrà dare. Francesco Frattini, segretario generale, ha accettato di approfondire il tema, spiegando come la Fondazione Roche lavorerà a questo obiettivo.

Perché nasce la Fondazione Roche, quali sono i suoi obiettivi e qual è il suo tratto distintivo?
La fondazione nasce in occasione dei 120 anni di Roche in Italia. Il tratto distintivo è l’essere una fondazione partecipata con tre soci: Roche S.p.A., Roche Diagnostics S.p.A. e Roche Diabetes Care S.p.A., che sono le tre divisioni Roche in Italia. Il tema a cui ci dedichiamo è la salute, meglio ancora il sostenere e lavorare nell’interesse del cittadino su temi di salute: abbiamo obiettivi alti ma naturalmente una dimensione ancora modesta rispetto ad altre fondazioni d'impresa, proprio perché partiamo ora. Il tratto distintivo è che Roche creando una fondazione ha inteso tracciare una linea di demarcazione con le attività più vicine al proprio business. Roche ad esempio è leader al mondo nella ricerca e sviluppo, la ricerca è nella mission di Roche: la Fondazione si occuperà di ricerca indipendente, non entrando nei filoni di ricerca correlati alle ricerche fatte dal Gruppo. Lo stesso con le associazioni di pazienti, la Fondazione ha fra gli obiettivi il sostegno alla persona, soprattutto quella in condizioni di fragilità e disabilità, ma non si farà carico dell’interazione con associazioni che seguono pazienti con patologie su cui Roche ha un prodotto forte: lavoreremo su un piano diverso, andando a vedere se e dove i diritti dei pazienti non sono rispettati, con un’azione più di advocacy che di finanziamento di associazioni specifiche.

Sostegno alla ricerca indipendente che cosa significa nel dettaglio?
Questo si tradurrà nel fatto che la Fondazione Roche si farà carico del bando destinato alla ricerca indipendente che Roche ha già promosso in due edizioni. Si tratta di borse di studio per istituti di ricerca italiani. "Indipendente" perché su tutto ciò che viene scoperto in questo modo, Roche non vanta alcun diritto: era già così nelle due edizioni precedenti, fatte da Roche. Stiamo rivedendo il bando, che lanceremo a marzo sotto l’egida della Fondazione, la novità principale è che stiamo lavorando per inserire dei filoni di ricerca che vanno oltre la ricerca farmacologica o di medicina personalizzata, ad esempio sul rapporto fra medico e paziente e sugli effetti positivi che ha sul paziente un certo tipo di relazione, di modo di porsi del medico. Il primo anno abbiamo ricevuto 330 richieste e ne abbiamo premiate 8, l’anno scorso ancora di più… L’anno scorso il bando era da 800mila euro, per quest’anno stiamo definendo il budget. Un altro aspetto importante a sostegno della ricerca, oltre a dare risorse economiche, è il mettere a disposizione il nostro know how. L’idea è quella di mettere a disposizione degli enti di ricerca non profit e degli ospedali l’esperienza maturata all’interno del gruppo, che come dicevo è leader nella ricerca clinica, in modo da trasferire il know how: è un bisogno molto alto, questa mattina ero in un istituto di ricerca del milanese, ci stiamo accordando per organizzare giornate di formazione in cui Roche mette a disposizione la propria esperienza.

Nella presentazione avete detto di voler tenere al centro la persona-paziente e i suoi bisogni di salute…
Esatto. Come accennavo poco fa non andremo a supportare associazioni di pazienti che si occupano di aree terapeutiche a noi affini, ma mirando più in alto, al piano legislativo. Faremo un’attività politico-istituzionale e di promozione del dibattito sull’assistenza al cittadino in materia di salute. La nostra Presidente, che è stata Ministro della Salute, tiene molto a quest’area e quest’anno cadono anche i 40 anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, per cui stiamo progettando una serie di eventi che valutino le condizioni del SSN in modo critico, per stimolare il dibattito pubblico e vedere se il nostro SSN risponde ancora alle esigenze di salute dei cittadini. Un ultimo aspetto della Fondazione, una quarta area di attività, è più legata alla CSR di impresa. I tre soci fondatori sono già impegnati da tempo su questo fronte, ad esempio con Banco Alimentare e Banco Farmaceutico, con associazioni di assistenza ai pazienti oncologici pediatrici: avendo ora una Fondazione possiamo mettere tutte queste attività sotto lo stesso tetto, per valorizzarle, fare sinergie e affrontare la nostra politica di CSR in modo più organizzato.

Il tema dell’universalismo nel campo della salute è un tema scottante, nel senso che sappiamo quanto l’out of pocket sia in crescita (35,2 miliardi di euro nel 2016, con un aumento del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016), quanto gli italiani fatichino a curarsi e di come in realtà in Italia si possa ormai parlare di una sanità che non è più per tutti.
Noi crediamo che l’universalismo sia uno dei principi fondanti del SSN, benché nella legge non ci sia questo termine. Crediamo nel principio, che però deve essere rivisto alla luce di una situazione totalmente diversa da quella di 40 anni fa, quando l’Italia era un Paese in crescita, e anche alla luce delle nuove esigenze di salute, a cominciare dalla cronicità. Ad esempio c'è la cronicizzazione di molte patologie oncologiche che ora vengono trattate e controllate per anni, grazie a farmaci innovativi che hanno un loro costo, soprattutto se usati in modo cronico. Serve quindi fare una riflessione critica sull’universalismo e Fondazione Roche vuole dare proprio questo contributo in termini di pensiero e di riflessione critica.

Quindi il “contributo alla sostenibilità” dell'universalismo non è in termini economici?
Del contributo alla sostenibilità del sistema si fa carico Roche in sede di discussione con Aifa del prezzo dei farmaci, quando si elabora meccanismi di pay back, su cui fra l’altro Roche è stata pioniera.

Che risorse avrà Fondazione Roche?
Non possiamo dire che la Fondazione avrà un budget di x milioni, perché per come è stato disegnato l’impianto, il finanziamento avverrà in due modi: da un lato il budget che i tre soci avevano già destinato alle attività avviate, ad esempio per il bando per la ricerca, passerà alla Fondazione, dall’altro sarà la Fondazione a proporre iniziative ai tre soci, chiedendo il funding per dei progetti specifici, ad esempio le attività per i 40 anni del SSN saranno finanziate così. Come ordine di grandezza possiamo dire che il nostro budget sarà tra 1 e 1,5 milioni di euro di progetti, con la speranza che sia di più perché vorrà dire che siamo stati in grado di fare buoni progetti.

A proposito di ricerca e farmaceutiche, di recente c’è stata una grossa polemica rispetto alla decisione di alcuna aziende di ritirarsi dalla ricerca su Alzheimer e Parkinson, parrebbe perché la lentezza dei risultati non rende più conveniente fare questi investimenti. Fondazione Roche sarà attiva in queste aree?
La Fondazione può entrare in questo tema nella misura in cui le aree che lei cita fanno parte del bando destinato alla ricerca indipendente. Io le ho parlato della volontà di introdurre un filone di ricerca nuovo, sulla relazione fra medico e paziente, ma manterremo i filoni di ricerca precedenti, come l’oncologia, le malattie polmonari, alcune malattie rare come l’emofilia. Ci sono anche le neuroscienze. Fra l’altro Roche farma ha dichiarato ancora di recente di voler tornare leader proprio nelle neuroscienze e questo significa continuare ad investire.

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