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Cooperazione internazionale

L'infanzia abbandonata è la grande assente della Conferenza

24 Gennaio Gen 2018 1517 24 gennaio 2018
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Su 75 progetti finanziati dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, soltanto 2 hanno a che fare con l’infanzia in difficoltà familiare. La denuncia di AiBi: «Alla Conferenza neanche un panel dedicato ai bambini senza famiglia. Negli anni, l’infanzia abbandonata è stata estromessa dall’agenda della cooperazione, preferendo temi più immediati come alimentazione, salute, scuola»

Nel mondo - secondo una stima fatta anni dalle organizzazioni dell’Onu - ci sono 180 milioni di bambini senza famiglia, la maggior parte dei quali in Africa. Eppure nel programma della prima Conferenza Pubblica sulla Cooperazione allo Sviluppo, che ha preso il via oggi a Roma, di loro non si parla. Non c’è un panel dedicato a questo ‘esercito’ di minori soli. «Un dato di fatto curioso, un “rumoroso silenzio” che non è un’eccezione ma rappresenta piuttosto l’ultimo passo di un percorso che, negli anni, ha estromesso il tema e la progettualità concreta a favore dell’infanzia abbandonata dall’agenda della politica e della cooperazione internazionale», denuncia AiBI. Riferimenti concreti a questa mancano secondo l’associazione anche nelle iniziative lanciate da organismi internazionali specificamente dedicati alla tutela dell’infanzia come Onu, Unicef o Unhcr, «i quali mostrano di avere a cuore tematiche più ‘immediate’, legate alla sopravvivenza fisica dei bambini, quali alimentazione, salute, scolarizzazione. Dei 75 progetti finanziati dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, soltanto 2 hanno a che fare con l’infanzia in difficoltà familiare».

Il messaggio di AiBi a partecipanti e organizzatori della Conferenza Pubblica è quello di provare allora «a ripensare almeno in parte le priorità della cooperazione internazionale, inserendo anche il tema dell’abbandono minorile e dei diritti dell’infanzia a vivere in famiglia tra quelli all’ordine del giorno».

Contestualmente, sarebbe urgente rivedere e aggiornare le Linee Guida sull’infanzia ormai ferme al 2012, partendo dal diritto inalienabile dei bambini “ad un ambiente familiare”, attualizzandole e contestualizzandole secondo le aree geografiche in base all’attualità presente. L’attenzione cioè non va messa soltanto sul generico sviluppo economico dei Paesi africani e ma piuttosto su una riforma dei sistemi di protezione all’infanzia che favoriscano la crescita dei minori in un contesto familiare. Accompagnare un minore senza famiglia in un contesto familiare sarebbe, fra l’altro, economicamente meno oneroso rispetto al sostegno che può essergli dato continuando a tenere in piedi il sistema di istituzionalizzazione attualmente in vigore.

Foto © FABIO MAZZARELLA/AG.SINTESI

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