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Dalle Acli Milanesi un documento politico sulle elezioni

26 Gennaio Gen 2018 1040 26 gennaio 2018
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Presentate in un incontro pubblico le priorità che il nuovo governo sia nazionale sia lombardo devono seguire secondo gli aclisti che richiamano la dimensione europea sia della regione sia del Paese. "Italia: ripartire nella difficoltà. Lombardia: la necessità di cambiare”, sarà presentato in tutti i circoli della Lombardia

I lombardi sono chiamati oltre che a votare per il rinnovo del parlamento anche per il nuovo governo regionale. In occasione di un incontro delle Acli Milanesi è stato presentato un documento politico dal doppio titolo “Italia: ripartire nella difficoltà. Lombardia: la necessità di cambiare” (in allegato un’ampia sintesi).
Al dibattito pubblico, cui ha partecipato anche il candidato Giorgio Gori, è stato presentato quindi un documento in cui si legge “L’Italia e la Lombardia hanno un comune destino e questo destino si chiama Europa. Perché è dentro la dimensione politica, sociale e economica del continente che si gioca il futuro non solo nostro, ma di tutti i Paesi aderenti all’Unione”.

A illustrare le priorità che il nuovo governo sia nazionale sia lombardo devono perseguire secondo le Acli milanesi, il presidente Paolo Petracca «Nel suo messaggio per il nuovo anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato la centralità della questione del lavoro, soprattutto in relazione alle attese delle giovani generazioni» ha detto Petracca. «Su questa tematica ha insistito più volte anche Papa Francesco, e del resto è emersa chiaramente anche nei dibattiti della Settimana sociale dei cattolici. Le nuove frontiere del lavoro esigono un forte investimento. Per quanto ci riguarda come Acli riteniamo necessario che sia lo Stato sia le Regioni debbano investire nella formazione tecnica e professionale; promuovere investimenti pubblici e privati nei settori strategici: turismo, conservazione dei beni culturali, tutela dell’ambiente e del territorio; incrementare (dove ci sono) e promuovere (dove non ci sono) poli di ricerca, aumentare la spesa pubblica ed attirare capitali privati per la ricerca in particolare negli atenei “eccellenza” del Paese e della Regione; aiutare le imprese ad adottare un’organizzazione meno verticistica e più partecipativa; rafforzare l’integrazione tra formazione e lavoro attraverso il sistema duale di apprendistato ed un migliore sistema di alternanza; assicurare tutele ai lavoratori impiegati nella Gig economy e nelle piattaforme digitali; recuperare risorse a sostegno delle politiche attive con la creazione di fondi dedicati per la promozione del lavoro giovanile; contrastare il lavoro precario monitorando gli abusi delle residue forme di flessibilità utilizzati soprattutto con le nuove generazioni; riconoscere valore sociale al lavoro di cura verso le componenti fragili della famiglia».

Nel documento che sarà presentato in tutti i circoli Acli sul territorio si legge inoltre: “È chiaro che la nostra società sta vivendo una stagione di forte disagio dovuta agli effetti prolungati della crisi economica, della crescita pluriennale delle disuguaglianze e ai consistenti flussi migratori che incontrano il nostro Paese come primo lembo dell’agognato territorio europeo per persone che fuggono dalla guerra e dalla fame.
La crescita dei populismi è provocata da cause più che comprensibili, soprattutto nelle fasce sociali particolarmente esposte “alla guerra tra poveri”. I partiti populisti costruiscono agende politiche miopi, attivano politiche pubbliche contraddittorie ed inefficaci, propongono soluzioni semplicistiche per questioni molto complesse. Peggio ancora, il populismo quando governa erode progressivamente le istituzioni indipendenti delle democrazie liberali, mina la pace civile, alimenta la xenofobia e apre all’abisso dell’autoritarismo”.

Nelle conclusioni del documento le Acli ribadiscono “la loro piena e completa autonomia da ogni forza politica, ma questa autonomia non implica indifferenza e distacco rispetto ai programmi presentati dai partiti e dalle coalizioni”. Il punto di riferimento delle Acli si legge ancora “è e rimane la promozione degli interessi dei ceti popolari alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa, il quale esclude ogni forma di xenofobia, razzismo e populismo. Le Acli vogliono una Lombardia ed un’Italia cuore pulsante dell’Unione Europea per un progetto di sviluppo sociale ed economico che attivi meccanismi redistributivi nella prospettiva di trasformazione dello Stato Sociale indicata dal nostro arcivescovo Delpini nel Discorso alla Città. Per questo, la presenza di aclisti fra i candidati delle forze progressiste al Parlamento e al Consiglio regionale può essere il mezzo per portare a livello istituzionale le nostre istanze nella prospettiva della costruzione di una Lombardia, di un’Italia, di un’Europa democratiche e solidali”.

In apertura foto Agenzia Sintesi

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