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Partiti i pagamenti del ReI, ma ancora non basta

29 Gennaio Gen 2018 1026 29 gennaio 2018
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È stata pagata sabato la parte monetaria relativa ai primi progetti individualizzati sostenuti con il nuovo reddito di inclusione. Per le Acli ancora non basta. L’adeguamento economico del ReI e il rafforzamento della rete dei servizi è una delle 43 proposte che le Acli fanno alla politica in vista delle elezioni

Sono partiti sabato 27 gennaio i primi pagamenti per il ReI, il reddito di inclusione, la misura introdotta dal 1 gennaio 2018 per il contrasto alla povertà. Lo ha fatto sapere l’Inps. «Accogliamo con grande soddisfazione questa notizia, finalmente parte anche nel nostro Paese di una misura strutturale contro la povertà assoluta», commenta Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, «si tratta di un provvedimento cruciale, ma i passi da compiere sono ancora molti, se si vuole evitare che la riforma rimanga incompiuta». Erano 75.885 le domande di Reddito di Inclusione pervenute all’Inps nel primo mese, fra il 1° dicembre 2017 e il 2 gennaio 2018 (il 22% da Campania, il 21% dalla Sicilia, il 14% dalla Calabria).

Innanzitutto c’è un problema di risorse, ancora insufficienti per raggiungere tutta la platea di persone in povertà assoluta e per rendere la misura adeguata, sia per quanto riguarda l’importo dei contributi economici erogati ai beneficiari, sia relativamente alla disponibilità di servizi. Gli importi erogati infatti non consentono ai beneficiari di raggiungere la soglia di povertà (il valore del contributo economico è dato dalla distanza tra soglia di povertà e il reddito disponibile) e di conseguenza di soddisfare adeguatamente le proprie esigenze primarie. Vanno rafforzati anche i percorsi di inclusione sociale e lavorativa, che sono parte integrante del ReI, ai quali deve essere assicurato un finanziamento appropriato, anche per potenziare le competenze tecnico-professionali incaricate di gestire tali processi: cosa per cui si richiede una deroga al blocco delle assunzioni degli assistenti sociali.

È questa la proposta delle Acli per l’adeguamento economico del Reddito di Inclusione e per migliorare della misura. La proposta fa parte del documento “Al lavoro con le Acli. Le nostre idee e proposte in previsione delle elezioni politiche del 2018”: si tratta di 43 proposte concrete su lavoro, welfare, ambiente ed Europa, che le Acli hanno sottopongono all’attenzione delle forze politiche in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo. Il documento va dal potenziamento della IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) su tutto il territorio nazionale, superando l’attuale frammentarietà territoriale del sistema educativo e formativo attraverso un Regolamento governativo relativo ai livelli essenziali delle prestazioni e standard di sostenibilità ed efficienza (n. 1) alla introduzione di una tassazione sugli utili delle imprese nei Paesi in cui si genera il profitto, per evitare che le multinazionali spostino le ricchezze prodotte da una Nazione e nei “paradisi fiscali”, passando per la deduzione completa delle spese sanitarie per i nuclei familiari sotto i 40.000 euro annui, con la possibilità di rimborso per gli incapienti (n. 21), l’incentivo agli sgravi fiscali sulla Tari alle imprese che recuperano le eccedenze alimentari (n. 28), l’introduzione di un “voto” attraverso il 730, per concedere la facoltà ai cittadini-contribuenti di destinare una parte dei tributi versati nella dichiarazione dei redditi al raggiungimento di obiettivi fondamentali per il futuro del Paese (n. 35).

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