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Quel silenzio dei ragazzi dinanzi all'hate speech sul web

30 Gennaio Gen 2018 0924 30 gennaio 2018
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È stata presentata ieri la ricerca “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, su mille ragazzi fra i 9 e i 17 anni. Il 6% è vittima di cyberbullismo, il 13% ha avuto esperienze negative online, il 9% ha incontrato di persona qualcuno che aveva conosciuto online, il 33% ha visto contenuti razzisti. Ma solo il 2% segnala tutto ciò

In sette anni, dal 2010 al 2017, sono più che raddoppiati i ragazzini che hanno avuto esperienze negative navigando in Internet: erano il 6% nel 2010, sono diventati il 13% nel 2017. Cresce soprattutto fra i bambini di 9-10 anni, passando dal 3% registrato nel 2013 al 13% del 2017.

Il 6% dei minori nella fascia 9-17 anni è stato vittima di cyberbullismo nell’ultimo anno (il 10% ha subito bullismo sia online che offline) e il 19% sono ne è stato testimone: in questo caso i ragazzi si dividono equamente fra quanti hanno cercato di aiutare la vittima (49%) e quanti non hanno fatto nulla (50%). La reazione di fronte a atti di cyberbullismo cambia con l’età e fra ragazzi e ragazze: i più piccoli si trovano spesso nella condizione di non intervenire (67%), mentre la percentuale di chi ha contribuito a diffondere i commenti offensivi è più alta della media fra i ragazzi di 13-14 anni (4%).

Cercare di aiutare la vittima è un comportamento più diffuso fra i ragazzi di 11-12 anni (64%), meno propensi a assistere a episodi di bullismo senza intervenire (36%). Le ragazze in generale hanno più probabilità di intervenire a sostegno della vittima (60%) rispetto ai loro coetanei maschi (37%).

Il 7% dei ragazzi di 11-17 anni ha ricevuto messaggi sessuali (sexting). Il 31% di ragazzi di 9-17 anni (ma il 51% degli adolescenti di 15-17 anni) si è imbattuto in contenuti pornografici nell’ultimo anno: la reazione più comune è l’indifferenza. Il 27% dei ragazzi di 9-17 anni è in contatto su internet con persone che non ha mai incontrato offline e il 9% è andato nell’ultimo anno a conoscere di persona qualcuno che aveva conosciuto su internet: il 56% di chi lo ha fatto ne è stato felice, il 13% è rimasto turbato.

Il 31% degli 11-17enni dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a singoli individui o gruppi di persone, attaccati per il colore della pelle, la nazionalità̀ o la religione. Il 33% ha letto o visto discussioni con contenuti razzisti e discriminatori. Dinanzi all’hate speech però il 58% dei ragazzi ammette di non aver fatto nulla per difendere le vittime, benché il 52% abbia provato tristezza, il 36% rabbia e il 35% disprezzo (35%). Il 36% ha visto immagini violente o cruente, come persone che fanno del male a altre persone o a animali, siti dove si discute di auto-lesionismo (22%) o di anoressia e bulimia (21%).

Dinanzi a questi rischi, ancora debole e per lo più passiva è la reazione dei ragazzi: il 25% non parla con nessuno delle esperienze su Internet che li ha turbati, nel 27% dei casi risolvono il problema chiudendo semplicemente la pagina web o l’app che stanno utilizzando. Il 22% di chi ha avuto un’esperienza negativa su Internet ha reagito bloccando un contatto sui social network, il 10% ha modificato le proprie impostazioni di privacy in seguito a un’esperienza negativa e solo il 2% ha segnalato contenuti o contatti inappropriati ai gestori delle piattaforme. I problemi in cui si incappa navigando in rete vengono condivisi con i genitori solo dal 38% dei ragazzi.

I dati emergono dalla ricerca “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili” che ha indagato rischi e opportunità di Internet per bambini e ragazzi (in allegato la ricerca completa). La ricerca è stata realizzata fra novembre e dicembre 2017 su un campione rappresentativo di 1.006 ragazzi e ragazze di 9-17 anni dal Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’ATS Parole Ostili e presentata ieri a Roma in occasione dell’evento con cui il Miur ha lanciato il programma di iniziative sulla navigazione sicura e responsabile in Rete previsto nella prima settimana di febbraio, che culminerà nel Safer Internet Day 2018, il prossimo 6 febbraio. Il 9 febbraio invece all’Università Cattolica di Milano si terrà una giornata di formazione gratuita per 2mila docenti, sul tema delle competenze digitali e dell’ostilità nei linguaggi (programma e iscrizioni su paroleostili.com).

In attuazione della legge sul cyberbullismo, approvata nel 2017, il 6 febbraio partiranno i lavori del Tavolo tecnico inter-istituzionale coordinato dal MIUR per elaborare un Piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e costruire un sistema di raccolta di dati. «Abbiamo a disposizione 1 milione di euro per le azioni di contrasto», ha ricordato la ministra Valeria Fedeli. In concomitanza con il Safer Internet Day, il 6 febbraio, si terrà la seconda Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo denominata “Un Nodo Blu - le scuole unite contro il bullismo”, lanciata lo scorso anno. Tutte le scuole sono state invitate ad organizzare eventi e/o attività di formazione e informazione destinate agli alunni e alle famiglie. Sarà lanciato un contest fotografico attraverso il canale Instagram di Generazioni connesse, sul quale le studentesse e gli studenti potranno pubblicare scatti significativi sul tema della lotta al bullismo e cyberbullismo utilizzando l’hashtag #unnodoblu.

La ricerca, infine, dedica un capitolo allo “sharenting”, ovvero alla condivisione sui social media da parte dei genitori di immagini e video dei figli e di aneddoti sulle loro vite: sharenting infatti è una crasi di share e parenting. Queste tracce digitali, su cui i bambini non hanno controllo, vanno a sedimentarsi in rete, e diventano parte dell’identità digitale dei ragazzi. Lo sharenting sembra essere un’esperienza abbastanza comune: il 15% degli intervistati afferma che i propri genitori hanno pubblicato online informazioni sul loro conto senza chiedere se fossero d’accordo e il 12% ha chiesto almeno una volta ai propri genitori di rimuovere contenuti di questo tipo. 


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