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Educazione

La scelta giusta da fare per l'istruzione

31 Gennaio Gen 2018 1621 31 gennaio 2018
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L'articolo di Gayle Smith, presidente dell’organizzazione The One Campaign ed ex consigliera sulle questioni relative allo sviluppo del Presidente Obama. Per contribuire a risolvere l’emergenza educativa mondiale, One chiede ai Grandi della Terra di finanziare integralmente il Partenariato mondiale per l’Istruzione che si terrà il prossimo 2 febbraio a Dakar, in modo che quest’ultimo possa aiutare milioni di bambine nei paesi più poveri a ricevere l’istruzione cui hanno diritto.

Una nuova ricerca condotta dalla mia organizzazione, The One Campaign, mostra come avere accesso ad un’istruzione di qualità potrebbe salvare 2.800 vite al giorno nei paesi più poveri. Offrendo alle ragazze un’istruzione allo stesso livello dei ragazzi, questi paesi potrebbero risparmiare almeno 308 milioni di dollari ogni giorno. Questo è ciò che potrebbe accadere quando prendiamo seriamente la decisione di investire nel diritto di imparare a leggere, scrivere e contare, nel diritto di sapere come accedere ad informazioni cruciali sulla propria salute e nutrizione, nel diritto di capire e modellare il mondo e la società in cui tutti viviamo.

Gayle Smith, presidente di The One Campaign

Non possiamo negare che fornire un’istruzione di qualità a tutti i bambini sul pianeta sia una delle sfide più grandi del nostro tempo. Ma è una sfida che possiamo e dobbiamo affrontare.

Investire in una buona istruzione primaria e secondaria apporta vantaggi straordinari di lungo periodo, oltre ai benefici specifici che l’istruzione garantisce all’individuo. L'istruzione riduce la povertà e aumenta la prosperità economica, contribuisce all’emancipazione delle donne e delle ragazze, migliora la salute così come la pace e la sicurezza.

Eppure, troppi paesi stanno rispondendo lentamente a questa emergenza educativa globale. Se si impegneranno a garantire ad ogni ragazza e ragazzo accesso ad un’istruzione di qualità, i leader mondiali, o il loro rappresentanti, possono cambiare questa situazione quando parteciperanno al vertice del Partenariato Mondiale per l'Istruzione (GPE) a Dakar, in Senegal, venerdì 2 febbraio. Perché i leader mondiali devono capire che ogni anno di scuola perso non è solo un’occasione sprecata per un bambino ma anche una perdita per il mondo.

La buona notizia è che sappiamo come affrontare questa sfida storica e come porre fine a questa emergenza.

I Capi di Stato africani che ho incontrato al vertice dell’Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia [il 22 -29 gennaio 2018], hanno compreso la gravità dell’emergenza educativa. E stanno agendo su questo fronte, lavorando per raggiungere l’obiettivo fissato dal GPE di allocare il 20% dei bilanci nazionali all’istruzione e apportando le necessarie modifiche alle politiche educative. Sono del tutto consapevoli delle opportunità che si possono ottenere affrontando le sfide che abbiamo davanti. La popolazione africana raddoppierà entro il 2050 e la gioventù africana sarà dieci volte più grande di quella dell'Unione Europea.

Ad esempio, il Senegal ha aumentato gli investimenti nell’istruzione, in particolare per le ragazze, e ha migliorato il monitoraggio delle spese. Inoltre, il Senegal co-ospiterà il vertice del GPE insieme alla Francia, rendendo questo summit un incontro storico in quanto è il primo vertice internazionale dedicato al finanziamento dello sviluppo ospitato su suolo africano. E potrebbe rivelarsi un punto di svolta. Un Partenariato Mondiale per l'Istruzione interamente finanziato permetterebbe a 26 milioni di bambini in più di terminare la scuola, a 1.7 milioni di insegnanti di ricevere una formazione e la costruzione di 23.000 nuove aule entro il 2020.

E non finisce qui. Se facciamo la cosa giusta per porre rimedio all’emergenza educativa, tutti ne trarremo beneficio. Se ogni ragazza completasse la scuola primaria in Africa sub-sahariana, la mortalità materna potrebbe ridursi di un drammatico 70%. A livello globale, porre rimedio al divario di genere nell'istruzione potrebbe fruttare tra i 112 e 152 miliardi di dollari all’anno alle casse dei paesi in via di sviluppo.

È semplice: investiamo e vinciamo. Vinciamo un mondo migliore, più sano, più sicuro, più ricco. Non investiamo e perdiamo – perdiamo tutti questi vantaggi e milioni di persone perderanno l’opportunità di avere un futuro brillante. Eppure, nonostante tutto quello che sappiamo su ciò che si può ottenere garantendo un’istruzione di qualità a tutti i bambini, gli investimenti in questo settore sono diminuiti negli ultimi dieci anni.

Quindi la domanda da porsi il 2 febbraio a Dakar è se i leader mondiali faranno o non faranno la scelta più perspicace e se investiranno in modo sostanziale in un’istruzione di qualità nei paesi più poveri. Perché non farlo avrà un costo per loro.

Foto di apertura: Bill Wegener/Unsplash

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