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Emergenze umanitarie

Rohingya: scoperte cinque nuove fosse comuni in Myanmar

1 Febbraio Feb 2018 1140 01 febbraio 2018
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Sono centinaia le vittime dell’esercito del Myanmar i cui corpi sono stati ritrovati in cinque fosse comuni nel villaggio di Gu Dar Pyin, nel Rakhine State. Lo rivela un’inchiesta di Associated Press. Un massacro che, per Human Rights Watch, rende ancora più urgente l’intervento della comunità internazionale

Sono nuove rivelazioni agghiaccianti quelle che arrivano dal Myanmar, dove un’inchiesta esclusiva dell’agenzia americana Associated Press ha portato alla luce 5 nuove fosse comuni dove erano stati seppelliti i corpi di centinaia di Rohingya, massacrati dall’esercito del Myanmar nel villaggio di Gu Dar Pyin, nel Rakhine State.

L’esatto numero delle vittime rimane ancora ignoto, ma potrebbero essere tra le 200 e le 400 persone.

Noor Kadir, un sopravvissuto, ha raccontato di avere ritrovato sei dei suoi amici seppelliti in due fosse comuni. I loro corpi erano riconoscibili solo dal colore dei loro pantaloncini. L’esercito del Myanmar avrebbe infatti cercato di cancellare le prove, utilizzando l’acido sui corpi delle vittime.
Quando l’esercito è arrivato e ha iniziato a sparare, ha raccontato ad Associated Press, lui e un gruppo di altri uomini stavano semplicemente formando le squadre per giocare ad un gioco tradizionale simile al calcio.

Chi è riuscito a fuggire e a raggiungere il Bangladesh, ha perso tutto nell’attacco. I soldati infatti hanno poi bruciato le capanne del villaggio. A documentare il massacro, che si pensa risalga al 27 agosto scorso, oltre alle decide di testimonianze dei sopravvissuti, anche un video di cui l’agenzia è entrata in possesso.

Una nuova, agghiacciante, prova del genocidio portato avanti nel Paese, che, secondo Human Rights Watch «rende ancora più urgente che la comunità internazionale faccia pressione perché il Myanmar risponda di questi atti», ha dichiarato Phil Robertson, vice direttore di Human Rights Watch per l’Asia. «È tempo che l’Europa e gli Stati Uniti inizino ad identificare delle sanzioni contro i comandanti militari e i soldati responsabili di questi crimini, e che le Nazioni Unite portino avanti una campagna per l’embargo globale degli armamenti e per la fine degli addestramenti dell’esercito».

Sarebbero circa 650mila le persone fuggite in Bangladesh. L’esodo dei Rohingya è stato definito da molte agenzie internazionali la “crisi rifugiati” con l’escalation più rapida degli ultimi vent’anni. Lo scorso autunno, Bangladesh e Myanmar avevano firmato un accordo per il rimpatrio dei profughi che aveva sollevato profonde preoccupazioni tra le organizzazioni umanitarie e la comunità internazionale, proprio per l’assenza di condizioni minime di sicurezza nel Paese.

La settimana scorsa le autorità bengalesi hanno però confermato che l’inizio delle operazioni di rimpatrio è stato rimandato a data da definirsi.

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