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Testimonianze

Macerata, Lucia e Francesco: «Noi i rifugiati li accogliamo in casa nostra»

5 Febbraio Feb 2018 1535 05 febbraio 2018
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Parlano due maceratesi doc che da 20 giorni grazie al progetto Refugees Welcome ospitano Blessing, una ragazza nigeriana di 26 anni, che tra qualche giorno darà alla luce Isabel. «In quello che è successo c'è anche una responsabilità morale, collettiva, di certa stampa, di certa politica, di certi nostri concittadini che fomentano odio razziale che non è giustificato dai fatti, non è giustificato da niente»

Tra qualche giorno nascerà Isabel. La figlia di Blessing, una ragazza nigeriana di 26 anni che in Italia è arrivata nel 2015. Non si è lasciata morire nei campi profughi in Libia. Il corpo non si è rassegnato alle violenze. Non si è fatta inghiottire dal mar Mediterraneo. È sbarcata a Lampedusa. Ha vissuto nei vari centri di accoglienza e poi, 20 giorni fa ha trovato una casa; l’ha trovata a Macerata.

Nello stesso comune dove, lo scorso 3 febbraio, il 28enne Luca Traini ha sparato all’impazzata su un gruppo di immigrati. «Il solo pensiero che in quel gruppo poteva esserci la nostra Blessing mi gela il cuore». A raccontarlo è Lucia, un’infermiera che, insieme al suo compagno Francesco, ha accolto Blessing nella sua casa: «Com’è strana la vita», racconta. «Io ho una figlia che vive in Islanda. Una figlia è andata lì ed un’altra che il mondo mi ha voluto donare è arrivata; hanno anche la stessa età».

Lucia la possibilità di ospitare un immigrato in casa propria l’ha scoperta tramite la televisione: «Mi sono subita detta: “lo voglio fare anch’io”. Così mi sono messa in contatto con l’associazione Refugees Welcome Italia. Dopo un po’ mi hanno chiesto di incontrarmi, volevano conoscere. Ed io l’ho trovata una cosa giusta. I ragazzi vanno tutelati, bisogna capire in che mani vengono affidati. Poi 20 giorni fa mi hanno chiamata per chiedermi se ero disponibile ad accogliere una ragazza. Non una qualunque, una giovane donna di 26 anni che in grembo portava un’altra vita».

Refugees Welcome ha lavorato non solo per promuovere un nuovo modello di accoglienza, creando occasioni di conoscenza reciproca e contribuendo a facilitare l’inserimento dei rifugiati nella società, ma anche un cambiamento culturale, teso a modificare la narrazione mainstream dei fenomeni migratori attraverso un racconto che restituisce individualità e umanità ai migranti e rifugiati. Un percorso possibile grazie ai tanti territori che hanno aderito con entusiasmo e passione civica al nostro progetto, in primis quello di Macerata, dove il loro gruppo è attivo da più di un anno. Perciò è importante raccontare questa Macerata, spesso lontana dai riflettori, capace di aprire le porte della propria casa e donare parte del proprio tempo per costruire uno spazio di condivisione, incontro, crescita.

Lucia e il suo compagno non hanno esitato ad accogliere Blessing : «E come fai? Mi sono chiesta: “Cosa vorrei io per mia figlia se fosse incinta, da sola, in una nazione con una cultura diversa dalla sua? Cosa mi aspetterei? Ecco quello che mi aspetterei per mia figlia, io e Francesco abbiamo deciso di farlo per Blessing».

Lucia e Francesco sono due che non hanno paura del diverso. «Noi lo capiamo bene che la crisi, soprattutto economica che stiamo vivendo e che ci morde, che i più additano agli immigrati, non può essere colpa loro».

Blessing adesso ha paura e senza Lucia e Francesco non esce mai di casa. «”Io sono nera come quei ragazzi”, ci ha raccontato. “Perché ammazzare gente innocente?”. Blessing ce lo ripete sempre: “siamo vivi per miracolo. Siamo vivi per caso. Io voglio fare del bene. Come una sorta di restituzione».

Su Luca Traini, e su quello che è accaduto, Lucia ha un’idea precisa: «Sì, c’è una responsabilità soggettiva. Ma non solo. Per me, per Francesco, c’è anche una responsabilità morale, collettiva, di certa stampa, di certa politica, di certi nostri concittadini che fomentano odio razziale che non è giustificato dai fatti, non è giustificato da niente».

Quando Isabel nascerà, Lucia ci vuole essere per Blessing: «Assolutamente sì. Rigorosamente. Sarò in sala parto con lei. Con Blessing che ci sta per regalare un nipotino. Un’altra gioia. Ecco la realtà non è quello che appare. La realtà è un incontro tra persone, non tra etnie».

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