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Alimentazione

Pasta e riso made in Italy? Ora te lo dice l'etichetta

13 Febbraio Feb 2018 1111 13 febbraio 2018
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Scatta l'obbligo di indicare in etichetta se il grano è stato coltivato in Italia, in un Paese Ue o extra-Ue, lo stesso vale per il riso. Soddisfazione di Coldiretti che ha organizzato il "Pasta Day". Questa decisione piace alla quasi totalità degli italiani che vogliono conoscere l'origine del cibo che mangiano per poter fare una scelta consapevole

«Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica», ad affermarlo il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che sottolinea «l’importanza di sostenere con la trasparenza scelte di acquisto più consapevoli da parte dei consumatori». Un finalmente che viene espresso in occasione del Pasta Day organizzato da Coldiretti nel giorno in cui diventa obbligatoria l’etichetta di origine per pasta e riso.

Questa permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino a ora indicato in etichetta.
Il Pasta Day è stato organizzato in occasione dell’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade esattamente il 13 febbraio per il riso e il 14 febbraio per la pasta.

Una scelta applaudita dal 96% dei consumatori che - sottolinea ancora la Coldiretti - chiede venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine di tutti gli alimenti e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha precisato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario”.

L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine del resto non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e con esse il lavoro e l’economia del territorio. Escono finalmente dall’anonimato e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che insieme ai 1,5 miliardi di chili di riso garantiscono all’Italia il primato in Europa.

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia, come spiega la Coldiretti, dovranno da adesso avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura. Se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”. Questo è il risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione più diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative.

L’indicazione in etichetta dell’origine per il riso deve riportare le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “Ue”, “non Ue”, ed “Ue e non Ue”. I prodotti che non soddisfano questi requisiti immessi sul mercato o etichettati prima dell'entrata in vigore dello stesso, possono essere commercializzati fino all'esaurimento scorte.
In questo modo secondo la Coldiretti potrà essere smascherata l’invasione di riso straniero spesso favorita dal regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati a dazio zero di riso che, sempre per la Coldiretti, “non offre certo le stesse garanzie di sicurezza alimentare e di rispetto dei diritti dei lavoratori del prodotto nazionale. Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai Paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato, con una spirale speculativa insostenibile che ha dimezzato nell’ultimo anno le quotazioni riconosciute ai coltivatori di riso italiani”.

In apertura photo by Jonathan Pielmayer on Unsplash

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