Innovazione

Vicenza, dove i detenuti diventano sarti per i bambini più poveri

16 Febbraio Feb 2018 1245 16 febbraio 2018

Nella casa circondariale San Pio X, grazie al Centro Sportivo Italiano, è nato il laboratorio sartoriale “Un filo che unisce” che occupa cinque carcerati e produce le coperte che vengono usate dai bimbi della scuola Monumento ai Caduti di Bassano

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Coperte Vicenza Carcerati
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Nella casa circondariale San Pio X, grazie al Centro Sportivo Italiano, è nato il laboratorio sartoriale “Un filo che unisce” che occupa cinque carcerati e produce le coperte che vengono usate dai bimbi della scuola Monumento ai Caduti di Bassano

Un piccolo laboratorio che produce plaid e coperte da destinare ai bambini dell'asilo. Detto così non sembra niente di strano e neanche tanto interessante. Il laboratorio però è nella casa circondariale San Pio X di Vicenza, occupa cinque reclusi con la supervisione di tre volontarie e l'asilo in realtà è la scuola cittadina Monumento ai Caduti dove vengono accolti i figli di famiglie che vivono in condizioni di disagio economico.

Il progetto è targato Centro Sportivo Italiano, che coordina alcune attività educative e ricreative all'interno del carcere dove è impegnato sin dal 1999, e ha sostenuto la realizzazione del laboratorio sartoriale.

Le volontarie (Elda Moncecchi, Sandra Zilio e Silvana Gasparetti) hanno scelto quella scuola perché tra le più multietniche della città. «È il primo risultato portato a termine nell’ambito del percorso educativo e riabilitativo avviato a Vicenza e abbiamo voluto fosse a beneficio dei bambini», spiega Moncecchi, la coordinatrice dell’iniziativa, ex docente di scienze motorie, nonché volto noto nel mondo dello sport bassanese. L’altro risultato lo stanno ottenendo i detenuti coinvolti, che si fanno guidare dalle volontarie definite dagli stessi come «Il respiro del nostro cuore». Ogni giorno, gli aspiranti sarti si impegnano seguendo le consegne settimanali delle «maestre».

Oltre alle copertine, hanno prodotto raffinate parure di asciugamani e altri manufatti. «Siamo partiti con lavori semplici, ma punteremo a qualcosa di più elaborato – afferma Moncecchi – Il gruppo di lavoro ci ha stupito per dedizione, capacità creativa e manuale, per la precisione il rigore che ci mette nel confezionare il prodotto». Ma il progetto ha anche un importante risvolto educativo. «Questi detenuti che in passato hanno commesso un reato contro la società, cercano un riscatto rendendosi utili per gli altri», sottolineano le volontarie. «È anche un modo concreto di portare la bellezza in un contesto degradato – sottolinea l’assessore Mazzocchin - Quando Elda Moncecchi ci ha offerto questo dono lo abbiamo subito accettato con riconoscenza e gioia per i tanti significati profondi che queste semplici coperte rivestono. Che alcuni adulti segnati dalla vita e desiderosi di impegnarsi in qualche cosa di bello e di utile pensino ai bambini e al loro benessere è un segno di speranza per la nostra comunità. Per questo siamo orgogliosi che questo “filo che unisce” coinvolga anche Bassano».

«È lo sviluppo di un progetto partito quattro anni fa dalla passione per la sartoria di una persona detenuta», spiega Enrico Mastella presidente Csi Vicenza, «e inizialmente la funzione era da sartoria interna. Si occupavano di mettere a posto i vestiti degli altri ospiti del carcere. Per questioni organizzative quel primo progetto ebbe una battuta di arresto e riprese con la forma attuale grazie alla passione della prof. Moncecchi. È lei la vera anima della proposta. Noi ci siamo limitati a dotarli di due macchine da cucire e li sosteniamo con le pratiche burocratiche. Tutto il nostro impegno nel carcere ha come funzione principalemte dare a queste persone una nuova possibilità di vita. Lavorare e nello stesso tempo aiutare chi è in difficoltà rende questo progetto unico da questo punto di vista».

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