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Filantropia

Fondazione Cariplo: 184 milioni di euro per il welfare

20 Febbraio Feb 2018 1037 20 febbraio 2018
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Via Manin presenta i budget per l'anno in corso. Un 2018 che si apre con una "scoperta": la Commissione Centrale di Beneficenza esisteva già nel 1818. Oltre due secoli fa, ben prima della nascita della Banca...

Nuove attività, nuove iniziative e una scoperta aprono il 2018. Fondazione Cariplo “esisteva già” nel 1816. Due secoli di filantropia, storie di persone e generosità.

Ma andiamo con ordine: i Bandi 2018 per la Cultura, il sociale, l’ambiente e la ricerca scientifica sono già on line, per un’attività filantropica complessiva che per l’anno in corso mette a budget 184 milioni di euro a sostegno dei progetti.

Fondazione Cariplo presenta le attività che la vedranno impegnata nel 2018. Il racconto dell’attività filantropica 2018 verrà presentata con un evento,in programma al Centro Congressi Cariplo di Via Romagnosi, il 22 febbraio, dalle 10.30 alle 12.30, al quale sono già registrate oltre 400 persone, che sarà anche in streaming sul sito.

Organizzato in collaborazione con il Piccolo di Milano, vedrà la presenza del presidente Giuseppe Guzzetti, il direttore Generale, Sergio Urbani, il professor Francesco Zurlo del Polidesign di Milano, e la storica Barbara Costa.

Ma torniamo alla scoperta.

Nel giugno del 2016, Fondazione Cariplo ha avviato una profonda attività di analisi che ha portato ad una nuova rappresentazione identitaria, un nuovo brand.

Il nuovo brand di Fondazione Cariplo

Si è trattato di un percorso inusuale, che è partito dal basso, con l’ascolto di persone che dall’esterno hanno offerto, attraverso il loro punto di vista, un mosaico di percezioni e di suggerimenti. È stata attivata la collaborazione con il Politecnico di Milano (Polidesign) che ha condotto, con il professor Francesco Zurlo e i suoi giovani collaboratori, il processo, che di volta in volta ha visto il coinvolgimento di stakeholder, dei dipendenti e degli organi della Fondazione. Più di 120 persone hanno partecipato ai gruppi di lavoro. L’obiettivo era di offrire una chiave di racconto, più in linea con quello che di fatto oggi la Fondazione Cariplo è già: vicina alle persone con la propria attività filantropica quotidiana. Al termine del percorso sono state recuperate le vere radici storiche della Fondazione, che non stanno nella Banca, com’è l’opinione comune, ma in un organismo che già operava a Milano nel 1816, e che di lì a poco, proprio nel 1818, cioè esattamente 200 anni fa, si sarebbe chiamata Commissione Centrale di Beneficenza. Fu questo organismo che, successivamente, nel 1823 fece nascere la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Quasi a dire che è nata prima la Fondazione che la Banca, l’attività filantropica piuttosto che quella di sportello. Un modo semplice per rovesciare la percezione di quello che oggi fa la Fondazione, che affonda le sue radici in un contesto fatto di povertà, proprio come oggi.

«Si apre un anno importante, di fatto l’ultimo anno completo di gestione da parte degli attuali organi in carica», spiega Giuseppe Guzzetti presidente di Fondazione Cariplo, «Si apre un anno con numerose attività ed impegni, lo facciamo con un modo nuovo, recuperando in modo significativo la nostra tradizione, anche con la presentazione di un nuovo logo, ricordando, dopo un percorso e analisi durati più di un anno, che quello che facciamo oggi è la trasposizione professionale e moderna di valori che affondando le proprie radici oltre 200 anni fa. Non possiamo e non dobbiamo dimenticarci chi siamo e da dove veniamo. Io guardo, ancora e sempre, avanti. Guardo a quelle migliaia di bambini che non hanno un'alimentazione sufficiente, sono addirittura milioni in tutta Italia quelli che vivono in un contesto di povertà educativa e culturale. Penso ai giovani senza lavoro, a quelli che si sono persi, sfiduciati, non studiano e non cercano più un'occupazione. Penso a coloro che invece hanno una grande voglia di mettere la loro intraprendenza e competenza al servizio dell'innovazione e della ricerca scientifica. Penso alle famiglie che cercano casa, alle periferie e al loro grande potenziale di rigenerazione, delle relazioni oltre che delle infrastrutture. La cultura: questo è l'anno del Patrimonio Culturale Europeo, quanto abbiamo fatto per valorizzare il nostro patrimonio e quanto ancora abbiamo da fare; non sarà mai finita, perché il nostro patrimonio non è fatto solo di monumenti ed opere d'arte, ma di individui, donne, uomini, ragazzi, bambini e anziani che come patrimonio più importante hanno quello di sentirsi parte e partecipi di un processo di cittadinanza che va oltre i confini nazionali ormai. Educazione e cittadinanza: due parole chiave anche per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale. Penso alle persone che vivono ai margini, e che solo le comunità vive possono tenere ancorate alla vita. Penso agli anziani. Saranno, anzi dico saremo, sempre di più; ma anche in questo caso non dobbiamo avere paura: le comunità e la ricerca scientifica, oltre che la programmazione nelle politiche sociali, sono in grado di far trascorrere la vecchiaia in modo dignitoso, perfino utile. Gli anziani, ma più in generale tutte le persone, vanno viste come risorse. Se le vediamo come un problema non possiamo guardare avanti, ma nemmeno indietro. Guardare costantemente al quotidiano, vivendo alla giornata, e non avere prospettive, in ogni campo, è la cosa peggiore. Situazioni molto simili a quel contesto di oltre 200 anni fa, in cui muoveva i primi passi la Commissione centrale di beneficenza, che raccoglieva fondi per aiutare la popolazione bisognosa. Ricordare la storia, da un lato significa che i problemi sono ricorrenti, dall’altro che c’è sempre stato chi se n’è fatto carico, c’è ancora e sempre ci sarà».


La storia della Commissione Centrale di Beneficenza​

Le vere radici della Fondazione, non stanno nella Banca, com’è l’opinione comune, ma in un organismo che già operava a Milano nel 1816, e che di lì a poco, proprio nel 1818, cioè esattamente 200 anni fa, si sarebbe chiamata Commissione Centrale di Beneficenza. Fu questo organismo che, successivamente, nel 1823 fece nascere la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Quasi a dire che... è nata prima la Fondazione che la Banca, l’attività filantropica piuttosto che quella di sportello. Un modo semplice per rovesciare la percezione di quello che oggi fa la Fondazione, che affonda le sue radici in un contesto fatto di povertà, proprio come oggi.

Le origini della Commissione Centrale di Beneficenza, nata col nome di “Commissione centrale per dar lavoro ai poveri” risalgono al 1816, il tristemente noto “anno senza estate” (o “senza sole”). Nel 1815 l’esplosione in Indonesia del vulcano Tambora innescò un disastro ambientale dalle ripercussioni globali che ebbe la sua massima portata nel biennio 1816-1817, quando il crollo generalizzato dei raccolti provocò una enorme carestia: si trattò, in un certo senso, della prima emergenza “globale” con cui la storia contemporanea venne in contatto, forse l’ultima grande carestia che colpì l’intera Europa.

Come reagire a un contesto tanto catastrofico, dalle ripercussioni sociali potenzialmente devastanti? Le modalità di intervento e le scelte di principio - solidarietà sociale, sussidiarietà fra pubblico e privato, autonomia decisionale dell’ente - alle quali nel 1816 si ispirarono il governo austriaco, da poco re-insediato, e soprattutto il patriziato lombardo “illuminato”, possono fornire anche oggi elementi validi per una riflessione sulle energie politiche, economiche e culturali che si sprigionarono all’interno della società per reagire a questa straordinaria emergenza.

I progetti elaborati dalla Commissione in quel lontano 1816 avevano come obiettivo primario quello di creare posti di lavoro (e quindi mezzi di sostentamento) destinati a coloro che la crisi aveva portato all’indigenza. In un biennio si concessero mutui senza interesse ai comuni di tutto il territorio lombardo per promuovere opere pubbliche che permisero di dare lavoro oltre 16.000 persone; si elargirono inoltre ai comuni i fondi per edificare nuove case di lavoro volontario (le cosiddette case di ricovero e d’industria), mentre solamente a beneficio dei cosiddetti “inabili al lavoro” venivano progettate delle case di ricovero con il precipuo obiettivo di limitare il fenomeno dell’accattonaggio.

Attraverso la Cassa di risparmio, i cui utili, a partire dal 1860, vennero in larga parte ‘restituiti’ in beneficenza al territorio di riferimento, il circuito virtuoso risparmio/beneficenza trovò un formidabile slancio: le erogazioni, elargite ininterrottamente per un lunghissimo lasso di tempo, hanno infatti contribuito in modo rilevante alla creazione di un complesso sistema assistenziale che ha inciso in modo profondo e duraturo su alcune infrastrutture portanti della società lombarda (ospedali, asili, strutture assistenziali per i poveri in primis).

Alcuni esempi: del 1903 è la costituzione del Fondo ospedali che di fatto finanziò una complessa ristrutturazione del sistema ospedaliero lombardo attraverso uno stanziamento di ben nove milioni di lire di allora, incrementato di altri 25 milioni per il quadriennio 1911-1914 “per la soluzione effettiva della questione ospedaliera”. Attraverso il Fondo Umberto principe di Piemonte, nel 1905 si promossero la costruzione e sistemazione degli asili infantili, finanziandone la ristrutturazione e le spese di gestione e contribuendo a creare una capillare rete di ricoveri dove le madri lavoratrici, per lo più operaie, potevano collocare i propri bambini. Più recentemente, del 1965 fu la costituzione della Fondazione Opere Sociali della Cariplo che finanziò numerose strutture assistenziali e di primo rifugio rivolte in primis agli emigranti (in particolare quelli che arrivavano al nord dal su dell’Italia) e agli studenti, anche provenienti dai paesi in via di sviluppo.


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