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Becchetti: «Il M5S è l'argine al populismo deteriore della Lega»

5 Marzo Mar 2018 1018 05 marzo 2018
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Per l'economista il risultato del Movimento fondato da Grillo è molto positivo. «Ora faccia da base programmatica e costruisca alleanze sui contenuti. Ci sono molte meno distanze tra le forze politiche di quello che si pensa»

La tornata elettorale ha dato il suo verdetto. Il Movimento 5 stelle è il vincitore indiscusso delle elezioni con il 31% dei voti, mentre il centrodestra conquista la posizione di prima coalizione con il 37%. Ma la maggioranza non va a nessuno.

Lo spoglio dei seggi infatti parla chiaro: trionfa il Movimento 5 stelle, ma festeggia anche la Lega, che supera il 17,6% e sorpassa Forza Italia, ferma intorno al 15%. Grande sconfitto è il Partito Democratico, che si attesta intorno al 20%. A votare, al contrario di quanto si temeva alla vigilia, sono stati in tanti: l'affluenza definitiva è stata del 73% contro il 75,27% del 2013, quando però si è votato in due giornate.

Ora che succede? Lo abbiamo chiesto a Leonardo Becchetti, economista dell’Università di Roma Tor Vergata.


Leonardo Becchetti

Come prima cosa possiamo dire che la sinistra, quello che una volta era il PDS non esiste più. È una forza di testimonianza, marginale…
A me colpisce soprattutto il dato regionale. Il Governo ha tenuto solo nelle Regioni dove la situazione economica era migliore, come l’Emilia Romagna. La risposta degli elettori è stata razionale. C’è un malcontento di un’importante fascia di ceti sociali che si sentono più colpiti da questa fase della globalizzazione. E questo ha prevalso. Il risultato elettorale è uno specchio fedele di quella che è la situazione economica.

Il Pd e Liberi e Uguali non scontano anche una campagna spesa a parlare dei propri problemi interni o di problemi inesistenti come “il ritorno fascista”?
Sicuramente non ha pagato l’insistere sulla pagliuzza altrui invece che sulla propria trave. Ci sono state campagne molto forti dei giornali per scovare le incongruenze dei 5Stelle. Quanto alla sinistra era comunque difficile tenere per un partito di governo in un momento economico così disastrato. Forse un passo indietro di Matteo Renzi avrebbe portato qualche risultato in più.

A vincere è indubbiamente il Movimento 5 Stelle che è oggi il primo partito italiano…
Secondo me esprime sicuramente una voglia di cambiamento. Ma è anche un argine alla forma più deteriore del populismo che è rappresentato dalla cultura del leader della Lega. Un degrado culturale, quel mettere gli uni contro gli altri, che è stato il marchio di fabbrica di Matteo Salvini cui i 5Stelle figurano come freno e tutela.

Ora come ci si muove. Dove può trovare una quadratura il presidente Sergio Mattarella?
La via dovrebbe essere, interpretando il pensiero dei 5Stelle, che il partito di maggioranza relativa propone una piattaforma programmatica e le forze politiche si confrontano sui contenuti. E a mio avviso, al di là delle basi elettorali, ci sono tutta una serie di questioni su cui le differenze non sono poi così grandi con gli altri schieramenti. Sembra che i M5S possono aggregare molto. Soprattutto per quello che riguarda il tema delle tutele e della povertà rispetto a Forza Italia e Partito Democratico.

Quindi pensi a un M5S che governa con Pd e FI?
Secondo me un’alleanza tra M5Stelle, Pd e Liberi e Uguali sarebbe la formazione più omogenea. Ma non credo che Di Maio voglia precludersi alleanze. Certamente i punti principali del programma devono essere la gestione intelligente del rapporto debito-Pil. E quindi archiviato il fiscal compact puntare su quegli strumenti che hanno dimostrato di avere effetti positivi in quel senso. Penso ai super ammortamenti, ai vaucher per servizi alla persona e ai bonus per le ristrutturazione edilizie. Sono tutti strumenti che hanno effetti positivi su cui non ci sono forze che possano dirsi contrarie.

E il tema che ha determinato questa campagna, i migranti?
In realtà su quello probabilmente tutti concorderanno sulla linea Minniti. Cioè di fatto diranno “prima gli italiani” ma poi sanno che per tenere in piedi il paese una quota di migranti ogni anno serve.

Quello di Berlusconi è un flop o un buon risultato?
Berlusconi mi sembra sconti un problema principalmente demografico. Ha una certa età e un partito personale. Può comunque giocare un ruolo importante. Ma se parliamo di generatività dobbiamo ammettere che Grillo è stato evidentemente più incisivo di Silvio. Ha saputo costruire una forza e lasciarla andare. Mentre il leader di Forza Italia ha sempre voluto portare avanti sé stesso, uccidendo sistematicamente i propri delfini.

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