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Occupazione

Sphere2020, il workers buyout che ha battuto la delocalizzazione

9 Marzo Mar 2018 1142 09 marzo 2018
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Grazie al progetto per riqualificare la raffineria Ies di Mantova, 60 lavoratori sono ora impiegati con la cooperativa Cop21 del consorzio Sol.Co. L'impianto produrrà pellet e bonifica ambientale. «Un caso che, a regime, ha tutte le potenzialità per fare scuola» commenta Stefano Granata presidente Cgm

Entra nel vivo il progetto Sphere2020. Lo scorso 27 febbraio la posa della prima pietra per la realizzazione del capannone che ospiterà un impianto di produzione pellet nell’area dove sorgeva la raffineria Ies. Un progetto nato da un coordinamento che ha visto l’impegno del consorzio di cooperative sociali Sol.Co. Mantova insieme ai partner Ecoval & Co. e Consorzio Vivaisti Europei, oltre a diversi partner istituzionali ed imprenditoriali (vedi news ).

Presentato dopo la chiusura della storica raffineria mantovana avvenuta nel 2014, il progetto comprende diverse attività finalizzate al reinserimento lavorativo e sociale, al rilancio imprenditoriale e alla bonifica ambientale di un’area particolarmente significativa per la città. Tra le attività previste, che consentono l’impiego di circa 60 lavoratori fuoriusciti dalla raffineria vi sono produzione di pellet e bonifica tramite phytoremediation, in collaborazione con Ibimet-Cnr di Bologna. Dopo un percorso formativo dedicato sono stati coinvolti gli ex lavoratori della raffineria. Cosa che ha portato alla nascita di una nuova cooperativa sociale: Cop21, innovativo esempio di workers buyout, che oggi conta 30 soci lavoratori e sta avviando le attività previste nell’ambito della produzione di pellet. Cop21 è partecipata da 31 ex lavoratori Ies (oltre che da altri soci sovventori), ciascuno dei quali si è impegnato a versare un capitale proprio di 15mila euro.
Si tratta di persone per lo più ultracinquantenni che, con l’accompagnamento del consorzio Sol.Co. Mantova, attraverso percorsi formativi dedicati hanno potuto ritrovare un lavoro diventandone protagonisti.

«Il progetto Cop21 è innovativo perché affronta il problema - sempre più diffuso – delle dismissioni industriali con una strategia che unisce la salvaguardia dell’occupazione locale, la riqualificazione ambientale e il rilancio economico di un territorio. Un caso che, a regime, ha tutte le potenzialità per fare scuola, in particolare pensando alle tristi vicende di questi giorni in cui proprietà decidono di chiudere per delocalizzare lasciando sulla strada 500 e più persone» sottolinea Stefano Granata, presidente di Cgm. «Questo progetto è testimonianza che nuove forme di collaborazione e di investimento tra pubblico, privato e privato sociale consentono di generare sviluppo economico locale e accesso a nuovi mercati per l’impresa sociale».

L’impianto per la produzione del pellet si svilupperà su un’area coperta di circa 4.000 mq; la messa in funzione a pieno regime è prevista per settembre 2018.

Inoltre, Cop21 con l’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Bologna, sta studiando la realizzazione di un bosco, in un’area fortemente inquinata occupata dalla raffineria, che si estende per circa 110 ettari a ridosso della città. In quest’area è prevista la piantumazione di specie vegetali che hanno proprietà disinquinanti e che dovrebbero assorbire ed eliminare le sostanze nocive dal terreno. In quattro anni, il terreno dovrebbe ripulirsi completamente. Se il progetto, che è in via sperimentale, si rivelasse efficace, potrebbe diventare un modello da replicare in diverse altre zone italiane.

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