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Attivismo

Gli scout cambiano rotta: adesso la strada la indicano i giovani

16 Marzo Mar 2018 1530 16 marzo 2018
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Dal 16 al 18 marzo i capi dell'Agesci sono impegnati nell'iniziativa #comunitaincammino per riflettere sui temi dell'educare. Sul metodo educativo i presidenti del Comitato Nazionale, Barbara Battilana e Matteo Spanò, ricordano come sia importante per i ragazzi avere «davanti a sé un adulto che è lì in ascolto e che vuole comminare insieme a loro»

Scautismo e giovani, un legame che dura da oltre cento anni. In un secolo sono cambiate tante cose, ma la proposta educativa scout è sempre attuale perché come spiegano i presidenti dell’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani), Barbara Battilana e Matteo Spanò, l’intuizione vincente di Baden Powell, fondatore dello scautismo, è stata quella di basarsi sul protagonismo giovanile. Al centro non c’è quello che pensa l’adulto, la prospettiva viene ribaltata, con i “grandi”, i capi, che si mettono in ascolto del ragazzo, dei suoi sogni, paure e voglia di scoprire. «Il metodo è attuale perché si basa sui ragazzi. Certo ai primi del 1900 c’erano esigenze diverse, allora giovani avevano forse meno bisogno di relazioni. Oggi i nostri ragazzi sono iperconnessi, ma sono carenti di relazioni che non siano solo virtuali. Per questo la nostra proposta che vede un capo e i ragazzi in relazione diventa generativa. È vincente: i giovani trovano davanti a sé un adulto che è lì in ascolto e che vuole comminare insieme a loro», precisa Barbara Battilana.

Nuovi strumenti

Il metodo dunque resta attuale ed è plasmabile, adatto alla grande città come ai piccoli centri. Gli strumenti possono cambiare, ma la strategia della responsabilizzazione dei giovani resta lo sfondo delle proposte educative che vengono periodicamente analizzate da un punto di vista sia pedagogico sia sociologico. «Questo ha portato a dei rimodellamenti che ci hanno fatto prediligere a seconda dell’età proposte a breve termine. Non proponiamo progetti della durata annuale, ma facciamo micro proposte che riescono a tener desto l’interesse sia dei bambini sia degli adolescenti», continua.

Archivio Agesci - © M. Colonna

Progetti dal basso

Il “come” coinvolgere da protagonista la fascia giovanile è stato al centro dell’attenzione degli ultimi anni e in particolare dal dopo Route nazionale il cui percorso ha preso il via nel 2014. «Abbiamo puntato sul loro desiderio di essere protagonisti nel contesto territoriale, nel luogo in cui vivono, noi li abbiamo stimolati facendo vedere che il loro sguardo era ed è importante. I giovani hanno giudizi più severi e diversi rispetto a noi adulti».

«Per esempio è nato dai ragazzi, dalla loro presa di posizione, il percorso “#daLampedusaalBrennero”, sono loro che hanno voluto approfondire il tema dell’accoglienza, delle sue diverse forme. Così a livello nazionale abbiamo lanciato il progetto “Ponti non muri”» precisa Battilana. «È un po’ la parabola di tanti nostri progetti, i ragazzi per esempio osservano come si trascura l’ambiente o che nella propria città aumenta la povertà e da lì si attivano, con una raccolta di viveri o con altre iniziative. I giovani non vogliono “votare” i progetti che potremmo calare dall’alto, vogliono essere ascoltati per migliorare il luogo in cui vivono, vogliono essere segni di speranza e noi come adulti abbiamo il compito di ascoltarli e dare loro del tempo». Si potrebbe dire che molte iniziative nazionale siano nate per “osmosi dal basso” grazie a quello che viene definito lo sguardo diverso che portano i giovani «I nostri progetti nazionali sono mossi dalle attività che ci sono sul territorio. In fondo questo segue la tradizione del cammino, il camminare che implica la dimensione della fatica se vissuta in modo comunitario la vivono positivamente» prosegue.

Archivio Agesci - © Ilaria Tomasi

Camminando con gli altri si impara a: osservare, dedurre e poi agire e questo è un paradigma mentale «i nostri gruppi mensilmente e soprattutto in estate vivono l’esperienza della strada, del cammino e quindi della fatica e» sottolinea Battilana «il fatto che i ragazzi continuino a esserci vuol dire che questa esperienza in cui sono protagonisti a loro va bene».

Un metodo esportabile? «I giovani per noi sono una risorsa, se a livello sociale si prestasse più attenzione a loro e non ci si preoccupasse solo di giudicarli credo che tutta la società potrebbe godere di alcuni benefici. I giovani hanno uno sguardo profetico sul reale, guardano al futuro e parlano per noi, sono figura di Cristo qui ed ora» conclude la presidente Battilana, «a noi adulti resta la fatica di saper cogliere questi piccoli semi che localmente i nostri giovani lasciano sul terreno».

In apertura foto di © Martino Poda

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