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Il boom del Terzo settore nel Sud a 5 Stelle

16 Marzo Mar 2018 1203 16 marzo 2018
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Numero di istituzioni, dipendenti e volontari: il Terzo settore nel Mezzogiorno che ha votato a grandissima maggioranza il Movimento di Casaleggio, cresce più che nel resto d'Italia. L'analisi per VITA della ricercatrice Istat Sabrina Stoppiello

I primi risultati del Censimento permanente delle istituzioni non profit (INP), diffusi dall’Istat a dicembre scorso, confermano la crescita costante del settore, anticiclica rispetto al periodo di contrazione generale, e ne evidenziano il ruolo sempre più rilevante . In Italia sono attive, al 31 dicembre 2015, 336mila organizzazioni non profit, che impiegano 5,5 milioni di volontari e 789 mila lavoratori dipendenti . Rispetto ai dati rilevati dal precedente censimento, riferito al 2011, sono in crescita sia il numero di istituzioni presenti in Italia (+11,6%) sia il numero di persone in esse impiegate (con un incremento pari a +15,8% per i dipendenti e +16,2% per i volontari).

89mila non profit

Nel Mezzogiorno (Sud e Isole) sono presenti 89mila istituzioni non profit, pari al 26,5% del totale nazionale ed in particolare il 6,2% delle INP italiane sono in Sicilia, il 5,7% in Campania, il 5% in Puglia, il 3,2% in Sardegna e il 2,6% in Calabria. Il tasso di crescita rispetto al 2011 che nel Mezzogiorno (Sud + isole) risulta leggermente superiore alla tendenza nazionale (+12,3, rispetto al dato nazionale pari a +11,6), nel Sud continentale è pari a +15,6% e nelle Isole a +6,9%. In particolare, in Campania e Sardegna l’incremento è superiore alla media nazionale (rispettivamente pari a +33% e +12,2%) mentre in Puglia è in linea con il dato nazionale (+11,4%). Le informazioni relative al periodo di costituzione rilevano inoltre che, mentre in Italia le INP nate dopo il 2010 rappresentano il 17,4% del totale, in tutte le regioni meridionali (ad eccezione della Sardegna, in linea con il dato nazionale, con il 17,1% di unità) tale quota è sempre superiore al valore nazionale e suggerisce l’immagine di un settore non profit meridionale in fermento. In particolare la percentuale di “nuove nate” è pari al 28,7% in Campania, al 26,1% in Puglia, al 24,7% in Calabria ed al 24,5% in Abruzzo.

Le risorse umane

Le INP presenti nel Mezzogiorno impiegano (al 31 dicembre 2015) 157 mila lavoratori dipendenti, pari al 19,9% del totale nazionale (con un incremento rispetto al 2011 pari al 23,5%, superiore di circa 8 punti percentuali rispetto al dato nazionale) e 1 milione e 180 mila volontari, pari al 21,3% del totale nazionale (con un incremento del 23,5% e 7 punti percentuali rispetto al dato nazionale). Il 26,2% dei dipendenti delle INP meridionali è concentrato in Sicilia, il 21,7% in Puglia, il 19,1% in Campania e il 13,6% in Sardegna. I volontari invece sono concentrati per il 20,3% in Campania, il 18,6% in Puglia, il 18,4% in Sicilia e il 16,4% in Sardegna. L’espansione del settore è visibile anche in relazione al rapporto tra le risorse umane impiegate e la popolazione residente. Nonostante permanga il tradizionale dualismo territoriale italiano, con la prevalenze di valori più alti nelle regioni del Nord Italia, nel Mezzogiorno si rilevano valori in crescita rispetto al 2011: sono infatti presenti in media 75 lavoratori dipendenti per 10 mila abitanti (nel 2011 nel Mezzogiorno erano 61 mentre in Italia nel 2015 sono pari a 130) e 565 volontari (nel 2011 nel Mezzogiorno erano 462; in Italia nel 2015 sono pari a 911).

La struttura organizzativa e le attività

Sia in Italia sia nel Mezzogiorno cresce il numero di dipendenti impiegati e il numero di istituzioni non profit con dipendenti. Nel 2015 la percentuale di INP con dipendenti nel Mezzogiorno è superiore al valore nazionale (18,2% rispetto al 16,4%) e tale quota sale al 20,4% in Sicilia e Puglia, al 18% in Campania, al 17,9% in Calabria e 17,1% in Sardegna. Tali dati evidenziano quindi, anche nel Sud Italia, la diffusione crescente del “modello non profit” di produzione e di fornitura dei servizi, in grado di creare opportunità di lavoro anche in un periodo di grande difficoltà generale. In tutte le Regioni meridionali prevale una struttura organizzativa di dimensioni contenute: il 44,2% di INP ha al massimo due dipendenti (con il 6,2% dei dipendenti); il 37% dai 3 ai 9 dipendenti, impiegando il 19,6% degli stessi (a fronte di una quota nazionale pari a 11,8%). Tale quota (dipendenti) sale al 29,9% in Calabria e al 22,8% in Campania.

I primi dati diffusi dall’Istat restituiscono quindi una serie di segnali positivi sul ruolo del Terzo settore come volano per la crescita e lo sviluppo socioeconomico delle regioni meridionali. Tale opportunità si delinea anche in relazione ai settori in cui le INP meridionali operano: nel Mezzogiorno crescono le INP attive nei settori dello Sviluppo economico e coesione sociale (+24,3%, in controtendenza in tutte le regioni meridionali rispetto al dato nazionale che è invece di segno negativo, pari a -8,3%); della Sanità (+18,9% rispetto al 2011, in Italia +5,6%), dell’Assistenza sociale e protezione civile (+27%, in Italia +23,4%), delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (+30,4% rispetto al valore in Italia pari a +25,6%).

Tali dati evidenziano quindi, anche nel Sud Italia, la diffusione crescente del “modello non profit” di produzione e di fornitura dei servizi, in grado di creare opportunità di lavoro anche in un periodo di grande difficoltà generale

In particolare, considerando le variazioni rispetto al 2011 nelle diverse regioni, la Campania registra tassi di crescita consistenti in quasi tutti i settori di attività: Cultura, sport e ricreazione (+29,2%), Istruzione e ricerca (+1,7%, a fronte di tutti gli altri valori negativi, sia a livello nazionale che nel Mezzogiorno), Assistenza sociale e protezione civile (+52,2%), Sviluppo economico e coesione sociale (+54,5%), Religione (+107,3%), Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (+63,9%) e, anche se meno numerose sul totale regionale, Cooperazione e solidarietà internazionale (+85,2%) e Filantropia e promozione del volontariato (+26,2%). In Basilicata cresce in misura rilevante, rispetto al dato nazionale, il numero di organizzazioni attive nel settore dell’Assistenza sociale e protezione civile (+51,5%); in Calabria il settore dello Sviluppo economico e coesione sociale (+31,7%), in Sardegna i settori della Sanità (+102,7%), dello Sviluppo economico e coesione sociale (+55%) e della Filantropia e promozione del volontariato (+20,8%). Considerando solo le INP nate dopo il 2010, i dati rilevano alcuni aspetti interessanti relativi all’evoluzione del settore. In Italia i principali settori di attività in cui operano in via prevalente le “nuove nate” nel Mezzogiorno sono: Cultura, sport e ricreazione (in cui opera il 71,8% delle INP nate dopo il 2010), Assistenza sociale e protezione civile (8,6%), Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (5,9%), Sviluppo economico e coesione sociale (3,7%) e Istruzione e ricerca (3,6%). In quasi tutte le regioni meridionali sono i settori dell’Assistenza sociale e protezione civile e dello Sviluppo economico e coesione sociale a registrare una componente rilevante di nuove nate (superiore o in linea con il valore nazionale).

Il boom in cifre, regione per regione

I numeri del sud

Elaborazioni a cura di VITA

Occupazione

Sia in Italia che nel Mezzogiorno l’86% dei dipendenti del settore non profit è concentrato nei settori di Assistenza sociale e protezione civile (36% in Italia, 37,9% nel Mezzogiorno), Sanità (22,6% in Italia, 21,2% nel Mezzogiorno), Istruzione e ricerca (15,8% in Italia, 14,4% nel Mezzogiorno); Sviluppo economico e coesione sociale (11,8% in Italia, 12,2% nel Mezzogiorno). La composizione interna della diverse regioni meridionali denota tuttavia peculiarità e spunti di riflessione interessanti. In Campania si rileva una maggiore concentrazione (rispetto al dato nazionale) di dipendenti nei settori dell’Istruzione e ricerca (21,1%), dello Sviluppo economico e coesione sociale (13,1%) e della Cultura, sport e ricreazione (9,6%). In Puglia i dipendenti prevalgono nei settori della Sanità (30,7%) e della Cultura, sport e ricreazione (6,5%). In Basilicata spiccano invece (sempre in relazione alla quota di dipendenti impiegati) i settori della Sanità (40,7%) e Assistenza sociale e protezione civile (37,2%). In Calabria i dipendenti sono relativamente più diffusi nei settori dell’Istruzione e ricerca (20,2%) e dello Sviluppo economico e coesione sociale (16,8%). In Sicilia e in Sardegna invece i dipendenti si concentrano nei settori dell’Assistenza sociale e protezione civile (44% in Sicilia e 42,7% in Sardegna). In Sicilia inoltre il 18,6% dei dipendenti del settore lavora nel campo dell’Istruzione e ricerca (18,6%). In tutte le regioni meridionali inoltre prevale, rispetto al dato nazionale, la quota di dipendenti impiegati nel settore delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi.

Le catacombe di San Gennaro a Napoli, gestite dalla cooperativa La Paranza col sostegno di Fondazione Con il Sud

Cooperativa La Paranza

Mission

Nell’ambito della rilevazione censuaria sono state rilevate anche informazioni relative alla “mission” delle organizzazioni non profit, intesa come la/le finalità a cui esse tendono, declinate secondo tre modalità distinte: “la promozione e tutela dei diritti”, “il sostegno e supporto di soggetti deboli e/o in difficoltà”, “la cura dei beni collettivi”. I dati rilevati permettono di realizzare approfondimenti interessanti e delineano nuovi scenari nello sviluppo peculiare del settore non profit meridionale. A livello nazionale il 34,4% delle istituzioni non profit ha come finalità il sostegno e supporto di soggetti deboli e/o in difficoltà, il 20,8% la promozione e tutela dei diritti, il 13,8% la cura dei beni collettivi. Nelle Regioni del Mezzogiorno per ogni finalità considerata la quota di istituzioni è sempre superiore al valore nazionale, e ciò lascia ipotizzare una maggiore attenzione del settore non profit per questi temi, proprio nei contesti territoriali dove essi risultano più urgenti. In particolare, in quasi tutte le regioni meridionali la percentuale di INP dedite al sostegno e supporto di soggetti deboli o in difficoltà (quindi alla loro inclusione sociale) è superiore al dato nazionale, anche di diversi punti percentuali. Anche la cura dei beni comuni (es. acqua, parchi, edifici e monumenti pubblici e privati) risulta essere un tema molto sentito dalle INP meridionali, a testimonianza della nascita e dello sviluppo di nuove forme di cittadinanza attiva e di impegno civico, orientate alla tutela del territorio e del patrimonio collettivo (culturale, paesaggistico, naturale), anche eventualmente in contesti già disagiati.

Nelle Regioni del Mezzogiorno per ogni finalità considerata la quota di istituzioni è sempre superiore al valore nazionale, e ciò lascia ipotizzare una maggiore attenzione del settore non profit per questi temi, proprio nei contesti territoriali dove essi risultano più urgenti. In particolare, in quasi tutte le regioni meridionali la percentuale di INP dedite al sostegno e supporto di soggetti deboli o in difficoltà (quindi alla loro inclusione sociale) è superiore al dato nazionale

Conclusioni

I primi risultati del censimento permanente delle istituzioni non profit 2015 delineano nel Mezzogiorno tendenze diverse:

  • - cresce la componente del settore dedita alle tradizionali - ma non solo - “attività sociali” tipiche del welfare state (sanità, assistenza sociale e protezione civile); cresce il settore dello sviluppo economico e coesione sociale, in cui sono incluse le INP che si occupano della promozione dello sviluppo economico e della coesione sociale di una collettività, dell’addestramento, avviamento professionale e inserimento lavorativo (anche e soprattutto di soggetti svantaggiati);
  • - cresce il settore delle relazioni sindacali e rappresentanza di interessi;
  • - in alcune regioni cresce, in misura anche superiore al dato nazionale, il settore della Cultura, sport e ricreazione. Questo potrebbe essere letto come un segnale positivo, laddove il ruolo di socializzazione ed espressione del settore nei contesti disagiati del Sud possa favorire l’inclusione sociale dei soggetti “a rischio” (soprattutto giovani), e possa essere veicolo di valori quali la solidarietà, la legalità e il rispetto di regole condivise.

I dati del censimento permanente confermano la dinamicità del settore e la sua capacità di creare occupazione e crescita economica (rilevata già nella precedente rilevazione del 2011), nonostante il periodo di crisi. L’occupazione del settore è cresciuta nelle istituzioni che svolgono attività di assistenza sociale, sanità o sono attive nel settore dello sviluppo economico e coesione sociale, orientate alla promozione dello sviluppo socioeconomico e alla coesione della collettività e all’inserimento lavorativo anche di soggetti svantaggiati. I dati che saranno diffusi dall’Istat nel corso del 2018, a completamento dei primi presentati a dicembre, permetteranno di approfondire l’analisi della composizione attuale del settore non profit italiano (in relazione alle diverse dimensioni e peculiarità ed avere informazioni utili per coglierne il ruolo nei diversi territori, nonché la capacità di generare sviluppo economico, innovazione e coesione sociale.


Nota alla lettura:

Nel 2016/2017 l’Istat ha condotto la prima edizione del Censimento permanente delle istituzioni non profit, basato sull’integrazione del registro statistico delle istituzioni non profit (realizzato attraverso l’utilizzo di archivi amministrativi) e rilevazioni campionarie (a cadenza triennale). La Rilevazione campionaria 2015 ha coinvolto un campione di circa 43 mila unità, appartenenti al registro statistico e selezionate in quanto rappresentative del territorio e del settore in cui operano. A partire dalle unità rilevate sono state successivamente calcolate le stime campionarie (in base al principio che il sottoinsieme delle unità del campione deve rappresentare anche il sottoinsieme complementare delle rimanenti unità della popolazione stessa), attribuendo a ciascuna unità inclusa nel campione un peso calibrato rispetto a totali noti, calcolati sulla popolazione complessiva per i quali sono disponibili dati aggiornati da fonte esterna (nel caso specifico i totali erano costituiti dal numero delle unità presenti nel registro e il numero dei dipendenti in esse impiegati). I dati diffusi sono pertanto basati sulle stime campionarie prodotte.


Nella foto di apertura: uno squarcio del rione Sanità/foto di Anna Spena

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