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Innovazione

Social eating: quando mangiare insieme rende il team più produttivo

26 Marzo Mar 2018 1059 26 marzo 2018
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Uno studio della Cornell University ha rivelato che il pranzo comune è uno strumento chiave per il team building, una tendenza sempre più frequente anche in Italia

«Uno non può pensare bene, se non ha mangiato bene», diceva Virginia Woolf e oggi il suo aforisma trova una base scientifica nello studio della Cornell University, secondo cui il cibo sarebbe un collante sociale naturale e, per questo, uno degli strumenti di team building più efficaci. «Condividere un pasto è un’attività molto più intima del fatto di guardare insieme una tabella Excel e quell’intimità si traduce nell’efficacia del lavoro di squadra», spiega Kevin Kniffin, professore di economia alla Charles H. Dyson Cornell University e autore dello studio che ha analizzato la relazione tra pasti condivisi ed efficacia del lavoro in gruppo. La ricerca è stata condotta nell’arco di 15 mesi in oltre 50 stazioni dei vigili del fuoco e ha messo a confronto le performance delle squadre abituate a condividere i pasti e di quelle in cui invece i pompieri mangiano soli, rilevando risultati notevolmente peggiori in quest’ultimo caso. Una tendenza che, secondo i ricercatori della Cornell, può essere estesa a tutte le organizzazioni, aziende comprese.

Condividere un pasto è un’attività molto più intima del fatto di guardare insieme una tabella Excel e quell’intimità si traduce nell’efficacia del lavoro di squadra

Kevin Kniffin, Professore di economia alla Cornell University

«Dal punto dell’antropologia evolutiva, mangiare insieme ha una lunga tradizione di collante sociale, che continua ancora oggi nei luoghi di lavoro», continua Kniffin. «Dal nostro studio è risultato che la condivisione dei pasti favorisce la tendenza alla collaborazione, promuovendo proprio per questo l’armonia del team. Mangiare insieme è un modo per conoscere meglio gli altri e rafforzare le relazioni tra i membri di un gruppo».

I vigili del fuoco intervistati, infatti, hanno dichiarato che i pranzi condivisi sono un’attività centrale nella loro quotidianità lavorativa. Alcuni pompieri impegnati nel turno delle 6 di sera, addirittura hanno raccontato di mangiare una doppia cena, «una a casa, per condividere un momento insieme alla moglie e ai figli e l’altra con i colleghi», continua Kniffin. «È un esempio chiaro per spiegare quanto questi gruppi percepiscano l’importanza di mangiare insieme. È un rito paragonabile a quello della condivisione di un pasto con la propria famiglia», tanto che l’anomalia è rappresentata dalle caserme in cui i vigili del fuoco mangiano soli. «Durante lo studio, abbiamo notato che non condividere il momento del pasto è un segnale di qualcosa di più profondo che non funziona all’interno di un gruppo e che poi tende ad emergere nei risultati di tutto il team». Chi mangia solo, insomma, è meno efficiente.

Sempre più persone pranzano in azienda e ormai è assodato che il pasto è un elemento chiave di socializzazione

Stefano Cavaleri, CEO Foorban

Per questo, secondo Kniffin, le aziende dovrebbero iniziare a considerare le spese relative alle caffetterie, alle mense e ai bar aziendali come investimenti sulle performance dei dipendenti, cercando di offrire spazi in cui i colleghi possano condividere i pasti. «I dati dimostrano che così facendo si ottengono dei benefici anche economici, il che fa capire come i datori di lavoro dovrebbero incoraggiare i pranzi comuni, per aumentare la collaborazione tra i dipendenti e la performance aziendale»....

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