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Niger

Quando la sicurezza alimentare parte dagli orti scolastici

3 Aprile Apr 2018 1026 03 aprile 2018
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Nel sud-est del Paese un progetto sostenuto da Coopi e Aics punta ad educare i più piccoli alla cura della terra, abituandoli sin da subito all’agricoltura diversificata

In Niger l’amore per la terra si insegna a scuola. Succede nella regione di Diffa dove, nell’ambito del progetto educativo finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Coopi ha selezionato dieci scuole primarie distribuite in tre dipartimenti della regione di Diffa (Mainé Soroa, N'guigmi e Diffa), nel sud-est del Paese, in cui sono stati installati degli orti scolastici. “Il giardinaggio fa parte delle attività pratiche e produttive (APP) introdotte nel sistema educativo del Niger da diversi anni,” spiega il direttore della scuola Cherif Bello (N'Guigmi- Diffa), raccontando i benefici degli orti scolastici nello svolgimento delle attività di insegnamento e apprendimento. “Al giorno d'oggi però queste attività sono trascurate dalla maggior parte degli istituti, anche a causa della crisi che vive la regione. Tuttavia, queste attività sono indispensabili perché consentono all'insegnante di introdurre nuovi concetti e sviluppare abilità pratiche tra gli studenti. Il progetto di Coopi ci ha permesso di ricominciare a coltivare gli orti, educando i ragazzi alla cura della terra e promuovendo iniziative importanti per la sicurezza alimentare”.

A svolgere un ruolo chiave, il coinvolgimento dei genitori, come spiega Issoufou Haitou l’agronomo di Coopi che segue l’attività dal settembre scorso. “Insieme agli insegnanti, i genitori degli studenti hanno proposto le colture orticole di loro scelta sulla base delle preferenze alimentari e hanno dato fisicamente il loro contributo nella creazione dell’orto”. Dai pomodori al mais, dalle carote alle melanzane, sono dodici le specie piantate negli orti scolastici. “Il giardinaggio è un'attività che dipende principalmente dalla disponibilità di acqua, dalla presenza di una recinzione, dalla disponibilità di risorse di lavoro e materiali. Abbiamo dovuto quindi selezionare le strutture che avessero un buon accesso all’acqua”.

E Coopi ha inoltre messo a disposizione fertilizzanti, prodotti fitosanitari e attrezzature agricole, oltre ad un seminario di formazione sulle tecniche di produzione vegetale, pensato per gli insegnanti e altri membri della comunità, tra cui alcuni componenti del Comitato di gestione, l’organismo di organizzazione comunitaria e dell’Associazione delle Madri Educatrici. “Sono stati due giorni in cui è stato presentato il calendario delle sementi, le caratteristiche dei semi delle specie fornite e il metodo di gestione comunitaria di un orto. Abbiamo anche deciso di “sfidarci” e provare ad innovare, con l’installazione di un giardino “fuori-suolo”, ovvero la produzione di specie vegetali in un terreno costituito da un materiale inerte, il truciolato, regolarmente innaffiato. È stata creata una struttura protettiva in ferro e teloni e l’irrigazione è assicurata da un sistema goccia a goccia.” E come spiega il direttore della scuola, quest’orto non è solo uno strumento per educare gli studenti all’agricoltura, ma anche per combinare la teoria appresa in classe, con la pratica, per ampliare la base del vocabolario e sviluppare le abilità di lettura nei bambini. “Il giardino è come un libro di geometria vivente, i nostri bambini sono in grado di distinguere diverse figure geometriche e calcolare le aree e perimetri, sperimentando proprio sulla terra”, una terra che oltre a servire per l’apprendimento è anche un luogo sano, che nutre, in cui giocare e crescere insieme, come spiega Floriana Bucca, capo progetto. “È bello vedere i bambini trascorrere del tempo spensierati all’aria aperta, annaffiare le piante e prendersi cura di loro. Mi hanno chiesto “questo è il nostro giardino, vuoi venire a vederlo? Siamo stati bravi!” Si, sono stati bravissimi, adesso il giardino è pieno di lattuga e piante di pomodoro. L’educazione che Coopi promuove passa anche da qui, da giovani ometti e bambine sorridenti che sentono che la scuola appartiene tutta a loro e li aiuta a coltivare il loro futuro”.

Foto:Abdoulaye Barry

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