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Infanzia

Miniila, l'app che dà informazioni ai 10mila minori migranti che scompaiono dai circuiti di accoglienza

11 Aprile Apr 2018 1451 11 aprile 2018
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Ogni anno in Europa migliaia di ragazzini svaniscono nel nulla, rischiando di entrare in circuiti di sfruttamento. Nasce così l'app che dà loro le informazioni di cui hanno bisogno, geolocalizzando i servizi più prossimi. In Italia sarà gestita da Telefono Azzurro. Miniila è stata presentata a Bruxelles durante "Lost in Migration": dal professor Caffo l'accento sulla tutela della salute mentale dei minori non accompagnati

Dove avere un pasto, un posto per dormire, il free wifi. Necessità basilari, quotidiane che per un ragazzino straniero appena arrivato però possono non essere così scontate. Soprattutto tenendo conto del fatto che in base ai dati forniti da Europol ogni anno almeno 10.000 minori stranieri non accompagnati scompaiono in Europa a poche ore dal loro arrivo, di cui pochissimi vengono ritrovati. Diecimila ragazzini che si arrangiano, al di fuori dei circuiti di accoglienza e protezione, finendo spesso nei circuiti dello sfruttamento sessuale e del lavoro minorile.

I dati affermano che in Europa quasi il 50% dei minori stranieri non accompagnati sparisce entro 48 ore dall’arrivo in un centro di prima accoglienza. L’app Miniila - in Italiano “da… a”, nasce innanzitutto per loro, anche se non si rivolge esclusivamente a loto. L’app darà ai minori stranieri non accompagnati appena arrivati tutte le informazioni utili alla vita quotidiana, quelle sui propri diritti e sulle procedure da seguire per la richiesta di protezione internazionale, per la domanda di ricongiungimento familiare, per l’assegnazione del tutor legale o del tutore volontario, con un elenco puntuale dei servizi del territorio, attraverso un sistema di geolocalizzazione. Tutto direttamente sul cellulare. L’app è disponibile in cinque lingue - inglese, francese, arabo, persiano e tigrino - e sarà accessibile in otto paesi considerati strategici: Belgio, Svezia, Regno Unito, Francia, Bulgaria, Italia, Germania e Grecia.

Miniila è stata presentata oggi a Bruxelles nel corso della seconda edizione della Conferenza internazionale "Lost in Migration", organizzata da Missing Children Europe, una federazione che riunisce 31 organizzazioni non governative attive in 27 Paesi dell'Unione Europea impegnata da anni a difesa dei bambini scomparsi e contro il loro sfruttamento, attraverso la gestione della linea telefonica europea per i bambini scomparsi 116000: Telefono Azzurro ne è l’unico partner italiano. ​Anche l'app Miniila in Italia verrà coordinata da Telefono Azzurro, con un lancio ufficiale il prossimo 25 maggio, in occasione della giornata internazionale dei bambini scomparsi.

In un mondo sempre più interconnesso, per contrastare la scomparsa dei minori e offrire loro un’adeguata protezione, è necessario mettere in campo una vera cooperazione transfrontaliera. Da qui è nata l’idea di un progetto europeo multi-agency chiamato “Amina”, finanziato dalla H&M Foundation, guidato da Missing Children Europe e coordinato in Italia da Telefono Azzurro, che ha l’obiettivo di contrastare il fenomeno della scomparsa di minori stranieri non accompagnati. Il progetto è stato avviato nel maggio 2017 e l’app Miniila è uno dei suoi outcome, pensato per tutelare il minore e diminuire le possibilità che cada nelle mani di chi ne vuole sfruttare la vulnerabilità.

Già nel gennaio 2017 infatti la prima edizione di Lost in Migration aveva indicato come prioritario il miglioramento dell’accesso alle informazioni da parte dei minori non accompagnati. «L'app fornisce informazioni a misura di bambino e aggiornate sui servizi esistenti per i minori migranti, ovunque si trovino, rendendo l'app Miniila una fonte cruciale di informazioni per bambini e adolescenti», ha dichiarato Federica Toscano, responsabile del programma per i minori migranti di Missing Children Europe.

Come possiamo garantire che i professionisti acquisiscano le competenze e le conoscenze sufficienti sui traumi? Questo tipo di conoscenze è estremamente necessario sia per riconoscere e valutare i sintomi iniziali del trauma, sia per fornire un processo di assunzione della responsabilità del processo di riabilitazione. La nostra risposta determinerà il loro futuro e il futuro delle nostre comunità

Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro

I minori durante la migrazione scompaiono per vari motivi, interconnessi tra loro: le carenti condizioni in cui versa il sistema di accoglienza, la scarsità delle informazioni reperibili, le procedure lente e complesse per ottenere protezione, la mancanza di formazione dei professionisti che operano in prima linea o di un coordinamento a livello nazionale e transfrontaliero. Anche il professor Ernesto Caffo, presidente e fondatore di Telefono Azzurro, è intervenuto questa mattina a Bruxelles alla Conferenza “Lost in Migration”, nel panel “Good practices and reccommendations from the field”. Caffo ha portato l’attenzione sulla necessità di dare attenzione e assistente a questi ragazzini sul fronte della loro salute mentale.

«Si tratta di minori sfollati dai loro Paesi di origine a causa di guerre, persecuzioni, povertà e disastri. Sono spesso esposti a traffico di esseri umani, sfruttamento, rischi per la salute, danni psicologici e fisici, violenza. Molti di loro hanno assistito a violenze, hanno perso una parte della famiglia e hanno affrontato privazioni», ha ricordato il professore. «I bambini e gli adolescenti rifugiati sono esposti a molti rischi che li rendono vulnerabili per lo sviluppo di disturbi psichiatrici, come PTSD, disturbi del sonno, ansia e depressione. La migrazione in sé può essere traumatica a causa dell'esperienza di separazione dalla famiglia e dalla comunità». La risposta europea ai giovani rifugiati deve tenere conto di ciò, essere preparata: «come possiamo garantire che i professionisti acquisiscano le competenze e le conoscenze sufficienti sui traumi? Questo tipo di conoscenze è estremamente necessario sia per riconoscere e valutare i sintomi iniziali del trauma, sia per fornire un processo di assunzione della responsabilità del processo di riabilitazione. La nostra risposta determinerà il loro futuro e il futuro delle nostre comunità», ha sottolineato Caffo, ricordando fra le competenze necessarie quelle per fare una prima valutazione dei loro bisogni di salute mentale e un valido metodo di screening del trauma oltre al garantire l'accesso alle cure mentali, non solo in un contesto residenziale. Solo così si potrà sviluppare la loro resilienza.

Foto di copertina di © Roberto Salomone/Controluce/Sintesi Italy

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