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Rovigo

Da “villa del mafioso” a Casa della legalità per il volontariato

19 Aprile Apr 2018 1403 19 aprile 2018
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Il primo bene confiscato alla criminalità nella provincia veneta è stato intitolato al carabiniere Silvano Franzolin, ucciso in un conflitto con gli uomini del boss Nitto Santapaola. Un parco e un piano dello stabile già a disposizione delle associazioni

In paese la conoscevano tutti come “la villa del mafioso”. Ora villa Valente Crocco, nel paesino di Salvaterra (frazione di Badia Polesine), avrà il nome di una vittima di mafia, il carabiniere polesano Silvano Franzolin.
Da alcuni anni, grazie all’impegno di associazioni di volontariato locali, questo sconosciuto edificio del Settecento, nascosto nelle campagne della provincia di Rovigo, è rinato come “Casa della cultura e della legalità”. Sono state proprio le associazioni le prime a credere nel futuro della villa, il primo bene della provincia di Rovigo confiscato alla criminalità organizzata, che da un decennio giaceva in stato di abbandono.
Ancora oggi, arrivati a Salvaterra, per farsi indicare la strada conviene chiedere della “villa del mafioso”. Questa, infatti, è stata la precedente vita di Villa Valente Crocco: casa estiva di un trafficante di droga collegato alla mafia siciliana. A ricordare che le organizzazioni mafiose possono essere radicate anche in questo angolo povero del ricco nordest, incastonato tra le province di Verona e Padova. Arrestato il proprietario e sequestrata la villa dalle forze dell’ordine, l’edificio sembrava destinato all’abbandono, finché dal coordinamento polesano di Libera non è nata l’idea di riportarla in vita, con una nuova identità.

La villa abbandonata

Dietro alla rinascita di Villa Valente Crocco, c’è un’alleanza di sette associazioni, che all’inizio di aprile si sono ritrovate per celebrare un nuovo traguardo: l’intitolazione della villa a Silvano Franzolin, ucciso nel 1982 nella cosiddetta “strage della circonvallazione”. Fu raggiunto dai colpi dei mafiosi di Nitto Santapaola, assieme ai colleghi e all’autista, mentre scortavano in carcere il boss Alfio Ferlito. In memoria di Franzolin, durante la cerimonia del 7 aprile, è stato anche piantato un albero nel grande parco della “Casa della legalità”. Proprio questo enorme spazio verde è stato fin da subito il sogno delle associazioni, che vi hanno visto la possibilità di realizzare attività utili per la comunità: spazio per incontri ed eventi, ma anche per progetti di reinserimento sociale e di recupero ambientale.

Attivissimo è certamente il Centro documentazione polesano (Cdp), storica associazione di volontariato di Badia Polesine, da oltre trent’anni attiva con attività legate alla pace e alla difesa dei diritti, tra cui spicca il “Festival dei Popoli”, che ogni anno in luglio organizza un ciclo di testimonianze, riflessioni e spettacoli per una decina di giorni. Anche l’ultima edizione è stata sostenuta dal Centro di servizio per il volontariato della provincia di Rovigo.
È stato proprio il Cdp a muovere i primi passi, iniziando piccole attività nella villa restaurata, dove nel frattempo ha portato l’enorme biblioteca dedicata ai temi sociali e dei diritti, assieme all’ampio archivio fotografico e di mostre, che si trovavano nella vecchia sede badiese. Sempre qui, nella sala principale, ogni settimana organizza cineforum, incontri con autori e intellettuali, performance teatrali e musicali. Del resto, sono stati loro i primi ad accorgersi del potenziale della villa, scoprendone l’esistenza durante un incontro con Pierpaolo Romani, coordinatore di Avviso Pubblico.
Passato in mano al comune, l’edificio era però rimasto inutilizzato per mancanza di fondi. Dall’alleanza con Libera, l’associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti, è nato il vero e proprio progetto di recupero, grazie alla collaborazione della giovane associazione Architetti per Esigenza, a cui è seguito un finanziamento. Era il 2012 e la villa giaceva inutilizzata da dieci anni: ce ne vorranno altri tre, prima che si concludano i lavori di recupero. Sarà proprio don Ciotti a benedire l’inaugurazione, nel maggio 2016.
Il percorso non è ancora finito. La prima tappa, la sistemazione dei 400 metri quadrati dell’area esterna, ha iniziato a dare i suoi frutti, con i primi raccolti degli orti sociali, le prime produzioni di miele, l’allestimento di un campo scout la scorsa primavera e la piantumazione di “alberi della pace” da parte dei bambini delle scuole di Badia Polesine. Qualche giorno fa sono venuti in visita i ragazzini della scuola media “Don Lorenzo Milani” di Maserada sul Piave.

Il Wwf, che alcuni anni fa aveva già riportato in vita la vicina valle della Buora – un’area rurale degradata, trasformata in oasi naturalistica dalle braccia e dalla passione dei volontari – qui continua un’azione di ripristino della natura cancellata negli ultimi decenni di sviluppo rurale. Nel parco della villa l’associazione ha realizzato anche gli orti sociali, uno spazio di socialità, ma anche di sostegno a persone in difficoltà del territorio, sostenuto sempre dal Csv. Da tempo è attivo un progetto di apicoltura, che produce ogni anno il miele di Salvaterra.
Nel futuro c’è il recupero completo della villa, di cui al momento è accessibile uno solo dei tre piani, creando nuovi spazi per le associazioni e la comunità. Guardando al giorno in cui Villa Valente Crocco non sarà più ricordata per il mafioso che ne ha decretato la morte, ma per coloro che, lottando contro la mafia, l’hanno riportata in vita.

Fonte: CSVnet.

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