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Il padre di Internet: «Dobbiamo regolamentare l'Intelligenza Artificiale e lo sfruttamento dei dati»

3 Maggio Mag 2018 1236 03 maggio 2018
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Tim Berners-Lee, il padre del web e del protocollo "http", lancia l'allarme: nessuno sa dove finiscono i nostri dati

«Bisogna fare attenzione, perché anche con le migliore intenzioni possiamo produrre effetti terribili. Viviamo in un'epoca preoccupante». L'allarme non arriva da un apocalittico, ma da Tim Berners-Lee, l'inventore del web e del protocollo "http", premio Turing per l'Informatica e tra le 100 persone più influenti del XXI secolo, secondo la rivista Time.

A Lione per la Web Conference 2018, la conferenza mondiale sul web, Berners-Lee si è soffermato sugli aspetti che legano la questione dei dati personali, l'Intelligenza Artificiale e gli interessi della grandi multinazionali del web.

In particolare, Tim Berners-Lee ha spiegato la natura, tutt'altro che elementare, di dati personali. Spesso se ne parla come di un nuovo petrolio, per i profitti che il loro sfruttamento garantisce. Ma, spiega il ricercatore, «se ve li cedo, non è come se vi cedessi petrolio o acqua. Li ho ancora. Sono ancora miei».

Oggi, nessuno sa davvero dove quei dati vengano stoccati, per che finalità e da chi. Possono finire in qualsiasi mano, anche dell'FBI. Se sui dati le multinazionali possono fare profitti, osserva Berners-Lee, stiamo pur certi che li faranno. Per questo, ha concluso, su dati e AI, ossia sugli strumenti di elaborazione dati, serve una regolamentazione dal basso.