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Fondazione Don Gnocchi

L'opera va in RSA: ma è molto più che una tournée

6 Maggio Mag 2018 2346 06 maggio 2018
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Opera Guitta è uno spettacolo che unisce lirica, clownerie e teatro, pensato per essere messo in scena fuori dai teatri. I suoi artisti hanno competenze sociali. Dieci centri della Don Gnocchi ospiteranno lo spettacolo, in un progetto promosso insieme a Mediafriends, che prevede anche la formazione degli operatori e la realizzazione di un documentario

Tre guitti, che portano le arie dell’opera lirica per la strada, fuori dal teatro, là dove non arriva solitamente. Tre guitti poliedrici, che mixano canto, teatro e clownerie, con altissime competenze artistiche ma anche con competenze sociali. Porteranno la loro Opera guitta in dieci centri della Fondazione Don Carlo Gnocchi, per portare benessere a ospiti, famigliari, operatori. Si parte il 9 maggio dal Centro Santa Maria al Castello di Pessano con Bornago (MI) e si chiude il 29 settembre al Centro Girola di Milano, con altre quattro rappresentazioni già in programma per il 2019.

Opera Guitta - di cui venerdì 4 maggio gli anziani ospiti del Centro Girola hanno avuto un piccolo brioso assaggio, un’aria del Flauto magico di Mozart e Il volo del calabrone di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov in 55 secondi - è un spettacolo clownesco che ci riporta ai guitti che giravano l’Europa portando le arie più toccanti delle opere liriche, gareggiando nel canto per affascinare il pubblico e guadagnarsi da vivere I protagonisti sono Nicanor Cancellieri, Irene Geninatti Chiolero e Franca Pampaloni. «I guitti portavano le arie opera per la strada, noi siamo artisti di teatro con il desiderio di far scendere l’opera dal palco, per portarla nei luoghi dove abitualmente non arriva, a chi per qualche ragione non va più o non va ancora a teatro», afferma Antonio Vergamini, il regista, che ha collaborato anche con il Cirque du Soleil. «Siamo stati nelle scuole, in ospedale, anche nei teatri… la nostra convinzione che nell’opera lirica ci sia qualcosa che tocca molto profondamente, che emoziona, che fa sognare e ricordare, ed è una cura. Noi siamo artisti e il nostro modo di curare è far vivere emozioni».

È questa la ragione per cui Opera guitta va in tournée nei centri della Fondazione Don Gnocchi: Antonio Troisi, direttore del Centro Girola, sottolinea proprio il fatto che «da tre anni siamo fortemente impegnati per far sì che l’arte possa accompagnare i nostri ospiti nel vivere la loro vita qui con qualità. Non hanno bisogno solo di vedere soddisfatti i loro bisogni primari, ma vivere la vita con qualità nelle nostre strutture. C’è bisogno di energie per migliorare la vita delle persone». L’approccio globale alla persona che caratterizza la Fondazione Don Gnocchi è anche questo, momenti piacevoli che fanno la qualità della vita. Ecco quindi che la tournée è solo una parte di un progetto ben più ampio. Il progetto si intitola “Una furtiva nota” ed è sostenuto da Mediafriends, la onlus fondata nel 2003 da Mediaset, Mondadori e Medusa. Massimo Ciampa, il suo segretario generale, spiega che «da molto tempo cercavamo possibilità di un incontro con il mondo terza età, ci siamo per anni focalizzati sui bambini ma riteniamo che nella terza età ci sia ricchezza di saggezza, di storia e di vita, ci sembrava gusto riuscire a entrare in luoghi come questo non solo per portare buonumore ma fare cose interessanti. Con il progetto nato “Una furtiva nota”, la musica entra in queste strutture e dà sollievo, ma fa molto di più».

Al progetto multidisciplinare Fondazione Don Gnocchi, Mediafriends e Opera Guitta lavorano dalla metà del 2017: oltre alla tournée teatrale prevede un percorso formativo per gli operatori della Fondazione Don Gnocchi, a cura degli artisti di Opera Guitta, e la realizazione di un documentario cinematografico che racconterà il percorso.

«L’artista è prima di tutto una persona che sta in perenne ascolto, in uno stato di vigilanza, per cercare empatia con lo spettatore. Questi sono i capisaldi del nostro mestiere ma anche chi lavora con fragilità deve avere le stesse caratteristiche», riflette ancora Vergamini. «Un fisioterapista ad esempio deve essere in grado di rimanere in ascolto delle emozioni che stanno passando nel cuore dell’anziano, oltre che nei suoi muscoli. Con gli operatori faremo questo lavoro, per allenarsi a rimanere in ascolto di ciò che succede intorno, sulla vigilanza, su ampliare la percezione e renderci più permeabili, vigilanti, questo è il training dell’attore. Ci sarà anche un lavoro sul fare gruppo, sullo sganciarsi dall’individualità: i terapeuti di una casa anziani, come gli attori, devono essere un gruppo».

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