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Disabilità

A Cicala il primo borgo calabrese amico delle demenze

10 Maggio Mag 2018 1618 10 maggio 2018
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Ai piedi della Sila, in Calabria, inaugura l’11 maggio un luogo di aggregazione in cui le persone malate avranno la possibilità di vivere una quotidianità serena, partecipativa e libera

“Quelli che ridono, o sono contenti, o son pazzi, o son dementi” questo recita un vecchio proverbio italiano, sintesi perfetta per raccontare il progetto del centro diurno “Antonio Doria” realizzato dall’ Associazione Ra.Gi. Onlus di Catanzaro.

Nasce proprio nel segno del sorriso l'idea di far divenire Cicala, piccolo paese ai piedi della Sila, il primo borgo calabrese amico delle demenze. Un vero e proprio luogo di aggregazione in cui le persone malate avranno la possibilità di vivere una quotidianità serena, partecipativa e libera.

L'inaugurazione è prevista per venerdì 11 maggio, giorno in cui Cicala aprirà le sue porte alle persone malate di demenze per offrire loro una nuova dimensione di vita, in cui poter con-vivere con la malattia senza doverla subire.

Grazie ad un percorso di informazione e formazione sulle demenze curato dalla Ra.Gi. e rivolto ai cittadini e commercianti del borgo, i malati potranno uscire per fare una passeggiata, comprare del pane, recarsi dal parrucchiere oppure semplicemente scambiare due chiacchiere in piazza. Insomma, ritrovare il gusto di una vita piena e degna di essere vissuta. Vita.it intervista Elena Sodano, Presidente dell'associazione Ra.Gi.

Quando è nata l'idea del centro diurno Antonio Doria?
Si è trattata di una vera coincidenza, anche se credo che quando si desidera ardentemente una cosa ci si impegni affinché tutto accada. Il Comune di Cicala aveva realizzato una manifestazione di interesse per la gestione di una sua struttura che potesse offrire servizi di supporto alle persone con disabilità presenti sia nel Comune sia nei paesi limitrofi. Abbiamo risposto alla manifestazione dichiarando al sindaco la nostra intenzione di voler realizzare all'interno di quella struttura un Centro diurno per le demenze. Successivamente abbiamo partecipato e vinto un bando regionale sulle non autosufficienza con la proposta progettuale di un Centro Diurno specifico per persone con demenze e oggi eccoci qua. L'innovazione del progetto non è solo l'apertura del Centro diurno "Antonio Doria" ma il fatto che questa realtà nasce all'interno di un paese che è diventato il primo Borgo Amico delle Demenze. Questo è stato reso possibile grazie alla nostra collaborazione con la Federazione Alzheimer italia e con Alzheimer’s Society London U.K., pioniera dell’organizzazione di Dementia Friendly Community in Europa. Questa piccola e meravigliosa comunità ha addirittura il suo logo esclusivo della Dementia Friendly Community e una rete di cittadini e istituzioni consapevoli come rapportarsi alla persona con demenza per farla sentire a proprio agio e libera nella sua comunità. Cicala è il paese perfetto per tale progetto. La vita che scorre è ovattata, lenta, tranquilla. Le persone sono davvero accoglienti e hanno capito subito quali possono essere le reali esigenze che vivono le persone con demenze e le loro famiglie.

Che tipo di bisogno avete intercettato e come si sviluppa il progetto?
Il bisogno di normalità. Cicala non è un paese costruito per le demenze ma un piccolo borgo di 953 anime "normali" e 17 piccoli negozietti a misura di demenza. I commercianti, macellai, fruttivendolo, panettieri, baristi, farmacisti parrucchieri, barbieri e fiorai hanno seguito un corso di formazione per 5 mesi su come parlare e relazionarsi con le persone con demenze. Si tratta di persone normali, non terapisti, gente comune che incontrerà nella quotidianità queste persone e che accompagnate dalla Equipe terapeutica andranno a fare la spesa, passeggeranno, incontreranno persone "normali" andranno a prendere il caffè normalmente.

Come hanno accolto i 953 abitanti di Cicala l'iniziativa?
La Calabria e i cittadini di Cicala in particolare hanno risposto benissimo a questa iniziativa, vogliono essere protagonisti di un cambiamento radicale nella cura delle persone malate di demenza. Il nostro è il primo Centro Diurno in Calabria a mettere al centro i malati di demenze e le loro famiglie, persone sole che si trovano sole ad affrontare un percorso complesso e doloroso. I calabresi sanno essere tanto diffidenti quanto generosi e questo progetto ne è la dimostrazione. Con l’aiuto di tutti siamo riusciti a dare vita a un progetto che offre assistenza per mettere alle persone con demenza di avere una vita di qualità promuovendo un modus viventi significativo e salutare. Le persone con demenze sono sempre state costrette a stare in casa vittime di un "nulla", la mia intuizione consiste proprio in questo, permettere loro di continuare a vivere.

Che cos'è il metodo Teci?
Teci è il metodo che ho messo a punto all’interno dello Spazio Al.Pa.De, Alzheimer, Parkinson e Demenze del Centro Diurno Ra.Gi. Onlus di Catanzaro, centro che dal 2008 si prende cura di persone con malattie neurodegenerative principalmente persone con Alzheimer. Osservando il modo di comunicare non verbale di queste persone, ci siamo resi conto che quelli che vengono definiti disturbi del comportamento non sono altro che delle “eruzioni corporee” attraverso cui il malato di Alzheimer cerca di esprimere quel suo bisogno non più capito perché a causa della malattia spesso non è esprimibile attraverso il linguaggio. Il corpo e tutti i canali comunicativi che sono presenti su di esso, rappresentano l’unico strumento che queste persone hanno per poter ancora essere presenti nel mondo. Nasce così il metodo Teci, acronimo di Terapia Espressiva Corporea Integrata, inserito in un libro edito dalla Maggioli Sanità che mira a promuovere il movimento simbolico ed auto-espressivo, favorendo il risveglio della memoria corporea dei pazienti con malattia di Alzheimer o altre demenze mediante gesti, sensi, emozioni e rapporto affettivo, perché la memoria affettiva ed emozionale restano infatti specie nella malattia di Alzheimer.

Non sarà aperto un centro specifico, quindi dove staranno stabilente le persone?
​Stiamo lavorando su questo aspetto. Il nostro obiettivo è di occuparci delle prime fasi e di quelle intermedie della Malattia perchè se le persone in queste fasi hanno un progetto di vita che tiene conto delle loro esperienze e abitudini acquisite nell’arco di un’intera vita, lavoriamo per allontanare il rischio di istituzionalizzazione.