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Cinemovel: come e perché fare didattica con il cinema

14 Maggio Mag 2018 1331 14 maggio 2018
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Ogni giorno su Youtube vengono caricate nuove immagini per oltre 400mila ore: numeri da capogiro, che necessitano di una media literacy per leggere, decodificare e usare in maniera consapevole questa mole impressionante di immagini artificiali. Miur e Mibact hanno stanziato 20 milioni per il cinema a scuola. L'esperienza-modello di Cinemovel

Da qualche giorno sono online i bandi del “Piano Nazionale del Cinema per la Scuola” promosso dal MIUR e dal MIBACT. Un intervento atteso da insegnanti e studenti e da chi come Cinemovel Foundation fa didattica col cinema, utilizzando la forza comunicativa delle immagini in movimento, e propone modelli di media literacy con esperienze laboratoriali e di comunità, incrociando i temi dell’Agenda 2030.

L’analisi del modello didattico proposto da Cinemovel è l’oggetto di “Schermi in Classe. Tra Media literacy e cittadinanza attiva” una recente pubblicazione curata da Giulia Tosoni e Roberta de Cesare di Ed-Work per le edizioni del Gruppo Abele (in allegato anche in fondo all’articolo): una pubblicazione che di fatto rappresenta anche un possibile strumento per la progettazione di interventi sul cinema a scuola. Grazie anche ai contributi di Luigi Ciotti, Marco Rossi-Doria, Francesco Casetti, Francesca Rispoli, Maria Salvia il testo traccia un ponte tra la strada già intrapresa e le sfide lanciate alle comunità educanti alla vigilia del percorso avviato da MIUR e MIBACT. Schermi in Classe è un progetto di Cinemovel Foundation che dal 2011 sperimenta con le scuole italiane percorsi di alfabetizzazione audiovisiva. Le immagini in movimento, lo strumento di comunicazione oggi più condiviso, entrano a scuola per contribuire alla comprensione critica del presente.

L’idea di portare il cinema in classe, di utilizzare l’ “espediente” di un film per veicolare tra i giovani contenuti stimolanti, è non solo un’iniziativa intelligente, ma un’attività del tutto coerente con la funzione stessa della scuola: allargare gli orizzonti, far vedere l’altro e l’oltre, essere una finestra sulla vita, quella fuori e dentro di noi.

Luigi Ciotti

«Con Schermi in Classe, Cinemovel propone che la scuola italiana si avvicini ai modelli internazionali di media literacy ed educazione all'immagine», raccontano Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri, fondatori di Cinemovel. «La chiusura delle sale di quartiere ha ridotto sempre di più l’opportunità per le scuole di fare didattica con il cinema e di organizzare visioni collettive senza dover affrontare aspetti organizzativi, logistici ed economici complicati. Centinaia di sale cinematografiche sono scomparse dai centri urbani italiani. Migliaia di studenti non hanno mai frequentato - o hanno smesso di frequentare – il cinema, dimenticando che cos’è il grande schermo».

Che cosa significa oggi fare didattica con le immagini in movimento? E perché è importante dare impulso a queste esperienze? Come evidenziato dalla Commissione di Lavoro MIUR-MIBACT, «ormai il cinema non è più solo quello che si vede nelle sale cinematografiche o sugli schermi della tv. Sono cinema anche la miriade di documentari interattivi disponibili sui vari archivi digitali, molti dei video performativi o amatoriali presenti su Youtube». Un’offerta di materiale video sempre più ampia e virtualmente accessibile. Solo su Youtube sono caricati ogni minuto circa 300 ore di filmati, per un totale superiore alle 400mila ore di nuove immagini al giorno. Numeri da capogiro che necessitano particolare attenzione per essere compresi fino in fondo. Francesco Casetti, docente di Film Studies a Yale, nell’intervista per “Schermi in Classe” parte da alcune interessanti osservazioni per spiegare le trasformazioni in atto. «Qualcuno come Spielberg vede in atto una specie di scissione del cinema: da un lato c’è il cinema evento, quello che si consuma nelle sale, fondato sull’immersione in un ambiente massimamente spettacolare», riflette Casetti. «Dall’altro c’è il cinema prodotto, cioè delle storie per immagini e suoni che uno può consumare su molte differenti piattaforme oltre che in sala, e in cui quel che emerge è il fascino di un racconto, e non l’immersione in uno spettacolo che ti porta via per un po’ dalla vita quotidiana».

Il cinema non è diventato come l’opera, non è un’arte popolare che è diventata di élite. Il cinema continua a essere un’arte viva per una massa di spettatori non necessariamente specializzati. Su questo sfondo ci sono dei processi di trasformazione che conviene seguire.

Francesco Casetti

Se come sottolinea la Commissione MIUR-MIBACT «i giovani italiani non posseggono in genere gli strumenti sufficienti – grammaticali, sintattici, storici, critici – per leggere, decodificare e usare in maniera consapevole questa mole impressionante di immagini artificiali», è sempre più evidente l’importanza di rafforzare nelle scuole modelli che puntino a restituire ai contenuti audiovisivi una dimensione plurale e collettiva. A tal proposito non stupisce che l’alfabetizzazione ai media e alle immagini in movimento sia stata inserita dall’Unesco tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Dalla capacità di comunicare anche attraverso le immagini passa oggi la possibilità di cercare, comprendere, valutare e creare informazioni. Film literacy, percorsi tematici, laboratori, rassegne e festival, formazione dei formatori, sono alcuni dei filoni sostenuti da MIBACT e MIUR, sottolineando la necessità di un approccio su più livelli per avvicinare gli studenti a un utilizzo più consapevole delle immagini e dei media contemporanei.

Come sottolinea Marco Rossi-Doria, insegnante ed esperto di politiche educative, «quando con i bambini e i ragazzi si dà spazio e valore alle immagini che raccontano (attenzione: non basta solo metterle davanti, bisogna introdurle e accompagnarle, con vero riguardo), esse prendono l’attenzione nel senso più profondo e possono favorire l’apprendimento in modi ogni volta sorprendenti». È l’esempio di “Percorsi di Legalità”, un progetto che agisce tra reale e virtuale e in cui gli studenti cercano, analizzano e condividono su una piattaforma online video e notizie su mafie e criminalità organizzate. Dai materiali d’archivio alle scene di film, a pubblicità e videogame, i ragazzi si avvicinano a un tema complesso rimettendo in discussione il loro immaginario, restituendo attenzione e valore alle immagini.

Finalmente, insomma, si sceglie sì l’immagine ma per il senso che può assumere di nuovo, pienamente, attraverso un lavoro didattico e pedagogico ben istruito che sceglie come contesto il paesaggio entro il quale la mafia vive, insieme a tutto il resto.

Marco Rossi-Doria

A giocare un ruolo fondamentale nella frammentazione dell’immaginario non sono mai i singoli contenuti (film, serie televisive o videogame), quanto l’assenza di uno spazio, reale o virtuale, in cui confrontarsi sulle interpretazioni personali. Seguendo l’insegnamento di maestri come Paulo Freire e Danilo Dolci, abbiamo utilizzato anche le tecnologie per costruire questo spazio, definendo un modello in cui è possibile per gli studenti esercitare a un senso critico individuale e collettivo.

*Enzo Bevar è Project Manager di Cinemovel Foundation

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