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Morti sul lavoro

Anmil: cosa deve fare il nuovo governo per mettere fine alla strage

17 Maggio Mag 2018 1227 17 maggio 2018
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Tra gennaio e marzo 2018 le vittime sono l’11,58% in più rispetto allo scorso anno. L’ultima tragedia questa mattina all’Ilva di Taranto, dove un ragazzo è morto travolto da una fune. Il presidente di Anmil, Franco Bettoni, riassume in 5 punti le misure che il nuovo governo dovrà prendere per prevenire altri incidenti

«Ci troviamo in un momento di ripresa economica, eppure nel 2018 sul lavoro si continua a morire», spiega Franco Bettoni, presidente di Anmil. Come ha scritto Agi, secondo il bollettino INAIL più recente, le “denunce di infortunio con esito mortale riferite al periodo gennaio-marzo 2018 sono state infatti 212, l’11,58% in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2017, quando erano state 190”. Gli ultimi incidenti domenica scorsa alle Acciaierie Venete di Padova, dove quattro operai sono rimasti feriti in un incendio e due di questi hanno riportato ustioni su tutto il corpo. Un altro ragazzo ventottenne, proprio giovedì mattina, è morto, travolto da una fune all’Ilva di Taranto.

«Oltre 3 persone al giorno perdono la vita sul lavoro, a cui poi bisogna aggiungere i dati relativi alle persone che si ammalano e muoiono», continua Bettoni. Una media altissima. «In realtà però anche una sola vittima sarebbe troppo, per questo bisogna che il nuovo governo metta al centro la salute e la sicurezza dei lavoratori».

Secondo Anmil sono 5 le misure da mettere in atto per mettere fine alla strage.

1. Educazione e formazione: «Bisogna concentrarsi sulla promozione della cultura della prevenzione, nelle scuole», spiega Bettoni. «Ciò significa rafforzare i momenti di formazione, in modo da educare e responsabilizzare fin da subito i lavoratori del futuro. In gioco c’è la loro vita. L’alternanza scuola lavoro deve tenere conto della sicurezza, i ragazzi devono essere consapevoli dei rischi». Secondo il presidente di Anmil, la prevenzione deve essere potenziata anche nelle aziende: «Bisogna fare una formazione vera, non solo sulla carta. I lavoratori e anche gli imprenditori devono capire che la sicurezza va a vantaggio di tutti. Spesso, nelle piccole imprese, sono proprio i piccoli imprenditori ad ammalarsi perché sottovalutano le norme».

2. Decreti attuativi: «Al momento vi sono 20 decreti attuativi sulla sicurezza che però non ancora stati attuati. Esisterebbero dunque già delle misure di prevenzione che però non vengono adottate, prima tra tutte la patente a punti per le imprese», spiega Bettoni. «È uno strumento per qualificare le aziende relativamente al tema sicurezza».

3. Maggiori investimenti sul controllo: Una volta che le norme esistono, bisogna poi garantire che vengano rispettate, per questo, secondo Anmil, i controlli devono essere rafforzati. «Si deve investire di più sugli ispettori per accertarsi che le norme e la cultura della sicurezza siano rispettate».

4. Equi risarcimenti e reinserimento: «Chi ha perso un caro non può essere liquidato con un assegno funerario 2mila euro. Questo va a ledere la dignità della persona», spiega Bettoni. «Per questo motivo è necessario che i risarcimenti siano equi». Una particolare attenzione, secondo Amnil, deve essere riservata alle donne che, nella maggior parte dei casi, oltre ad essere lavoratrici sono anche principali caregiver dei famigliari. «Questo deve essere tenuto in considerazione nei risarcimenti». Allo stesso modo bisogna garantire il reinserimento di chi è rimasto ferito, favorendo dei processi che garantiscano alle persone una ripresa del lavoro.

5. Giustizia: «La giustizia deve essere celere. La prescrizione è una mancanza di rispetto gravissima per le vittime», spiega Bettoni per cui stabilire la certezza delle responsabilità è un punto chiave nella salvaguardia della sicurezza. «In questo senso proponiamo l’istituzione di una Procura nazionale della giustizia sul Lavoro».

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