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A Roma il primo incontro del progetto che punta a identificare i migranti scomparsi

23 Maggio Mag 2018 1712 23 maggio 2018
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È prevista per l’11 giugno la tavola rotonda organizzata dall’International Commission on Missing Persons (ICMP), che ha come obiettivo lo sviluppo di un sistema di cooperazione per l’identificazione dei migranti scomparsi. Presenti all’incontro insieme all’Italia, anche Grecia, Malta e Cipro

Potrebbe segnare l’inizio di un progetto lungamente atteso la tavola rotonda organizzata a Roma l’11 giugno dall’International Commission on Missing Persons (ICMP) con l’obiettivo di sviluppare un’iniziativa congiunta per l’identificazione dei migranti scomparsi nel Mediterraneo. Presenti a Roma, oltre all’Italia, saranno anche rappresentanti da Grecia, Malta e Cipro.

Da gennaio 2018, secondo Unhcr sono 628 le persone che sono morte o scomparse in mare. Si calcola che quest’anno su 14 persone che partono dalla Libia 1 perda la vita nel Mediterraneo, nel 2017 la media era di 1 persona su 29. Questi numeri però si riferiscono solo all’ultima tratta di un esodo, per molti, mortale. A ottobre 2017 l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) stimava che le persone morte durante il viaggio dai Paesi dell’Africa subsahariana alla Libia siano circa il doppio di chi annega nel Mediterraneo. Un’ecatombe che, dietro ogni persona scomparsa, lascia una famiglia in attesa di risposte. Oltre all’impatto emotivo della perdita, l’ICMP sottolinea che il fatto che a partire per l’Europa siano principalmente uomini, comporta che le donne rimaste a casa e diventate capo-famiglia rischino di vedersi negato l’accesso alla soddisfazione di bisogni basilari. In diversi casi “l’assenza o la morte di un genitore o di un coniuge sia usata come pretesto per privare altri membri della famiglia dei propri diritti, tra cui la negazione dell’eredità, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione”.

Eppure il fenomeno non riguarda solo gli adulti, nel 2017 sono stati 17mila i minori non accompagnati a raggiungere l’Italia via mare, altissimo il tasso delle scomparse. Secondo l’organizzazione Missing Children Europe, circa il 50% dei minori non accompagnati scompare nelle prime 48 ore dal suo trasferimento in un centro di accoglienza.

Secondo la Convenzione Europea sui Diritti Umani, gli stati sono tenuti a indagare su cosa sia accaduto alle persone scomparse.
L’ICMP aveva iniziato a lavorare all’iniziativa a gennaio 2016 quando, insieme alla rappresentanza del Regno Unito all’Onu, l’organizzazione era riuscita a portare il tema davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. A maggio dello stesso anno, l’ICMP e il Commissario straordinario del governo italiano per le persone scomparse avevano firmato un accordo di cooperazione in cui le autorità si impegnavano a migliorare le procedure di identificazione dei migranti scomparsi nel Mediterraneo.

A fine 2017 l’organizzazione ha ricevuto 400mila dollari dal governo svizzero per finanziare un programma dedicato proprio all’identificazione dei migranti. Nello specifico il progetto punta a coinvolgere i primi Paesi di ricezione, valutando le informazioni demografiche esistenti sulle persone scomparse e analizzando gli strumenti tecnici e istituzionali che sono già disponibili per l’identificazione, con l’obiettivo di rendere più efficaci i processi di indagine. Mentre ICMP ha reso noto il forte interesse di Italia, Grecia, Malta e Cipro all’iniziativa, l’organizzazione ha specificato di aver esteso l’invito a partecipare anche agli altri Stati Membri, agli altri Paesi europei e alle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, nella speranza che si possa dare vita ad un «processo congiunto per identificare i migranti scomparsi».
«Se riusciremo a lanciare questa iniziativa, e pare che sia così, sarà un passo storico», ha dichiarato la direttrice generale di ICMP, Kathryne Bomberger, a AFP. L’ICMP è nata nel 1996 con l’obiettivo di identificare le oltre 40mila persone scomparse durante le Guerre nei Balcani, dal 1991 al 1995. L’organizzazione, l’unica internazionale specializzata in questa campo, ha anche condotto l’identificazione degli oltre 8mila uomini scomparsi nel massacro di Srebrenica, riuscendo a restituire nome e cognome al 90% delle vittime.

Foto: Open Arms

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