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Beni confiscati e cooperative sociali: crescono produzione e occupati

24 Maggio Mag 2018 1150 24 maggio 2018

Presentata a Roma la survey Legacoopsociali e Cooperare Con libera Terra, che rileva come dati principali l’inserimento lavorativo, principale attività, insieme ad un aumento del valore di produzione e dell'occupazione

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Foto Rilevazione Beni Confiscati 2018
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Presentata a Roma la survey Legacoopsociali e Cooperare Con libera Terra, che rileva come dati principali l’inserimento lavorativo, principale attività, insieme ad un aumento del valore di produzione e dell'occupazione

Aumento del 10% del valore di produzione, aumento degli occupati del 21% (1287 totali), inserimento lavorativo la principale attività (24%). Sono questi i dati principali della rilevazione “Survey sulle cooperative che gestiscono beni sequestrati e confiscati” a cura di Scs consulting per Legacoopsociali e Cooperare con Libera Terra, presentata durante il seminario sul tema svoltosi nella sala Basevi di Legacoop nazionale a Roma il 22 maggio.

Al questionario di rilevazione hanno risposto 29 organizzazioni aderenti a Legacoop tra coop sociali (27), consorzi (2) e coop di produzione lavoro (1) distribuite in 6 regioni: Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Lazio e Lombardia. Delle 83 assegnazioni dichiarate dalle cooperative intervistate, 81 sono beni immobili confiscati (di cui 35 terreni, 16 fabbricati/capannoni, 13 ville, 7 appartamenti).

Il 45% dei contratti sottoscritti per l’assegnazione dei beni immobili confiscati sono di durata compresa tra 20 e 30 anni, il 23% da 10 a 20 anni. Oltre all’inserimento lavorativo (24%) le attività maggiormente svolte sono la produzione e lo sviluppo del territorio (23%) e la promozione e aggregazione culturale (19%).

Nel 56% dei casi i beni assegnati sono stati trovati in cattive condizioni (33% in condizioni pessime, 23% in condizioni mediocri).

Infine le criticità rilevate più frequentemente sui beni immobili in gestione sono «furti ed espoliazioni» (25%) e «difficoltà burocratiche» (20%) ed «economiche» (19%).

Il seminario ha visto le testimonianze di alcune esperienze da Nord a Sud: Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra (Sicilia), Cooperativa Alicenova (Lazio), Cooperativa La Fabbrica di Olinda (Lombardia).

Per Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociali, «I beni confiscati non sono una questione di attività settoriale ma riguardano la legalità: con questa iniziativa vogliamo mettere a sistema le competenze disponibili per lo sviluppo della presenza attiva della cooperazione sociale nel recupero e restituzione alla comunità dei beni confiscati».

Rita Ghedini, presidente di Cooperare con Libera Terra, ricordando la nascita dell’agenzia, spiega che si tratta di «un’esperienza di movimento che porta le stesse istanze delle cooperative sociali e che nasce per favorire il consolidamento e lo sviluppo delle cooperative che gestiscono beni confiscati e sono impegnate al fianco di Libera come testimoni di una economia di riscatto. Inoltre è un’esperienza che aiuta il nostro movimento a rigenerare lo spirito cooperativistico».

A fare il punto sulla situazione delle assegnazioni dei beni confiscati è stato il direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Ennio Mario Sodano: «Dopo un anno dal mio incarico faccio ancora i conti con una serie di luoghi comuni: assenza di trasparenza e beni confiscati che non vengono assegnati quando potrebbero rendere. Invece la verità è un’altra, il problema serio è che non sappiamo a chi darli. In una recente Conferenza dei servizi a Palermo su 400 beni ho ottenuto manifestazioni di interesse solo per il 40%. C’è anche il capitolo dei beni poco appetibili o poco sostenibili che sul dato dei 20mila beni immobili va chiarito: sono unità catastali perché una villa e un pollaio sono due beni immobili ma non sono la stessa cosa. A questo si aggiungono migliaia di appezzamenti di terreno inutili perché i mafiosi con questi ettari, spesso irraggiungibili, chiedono i fondi comunitari. Infine è necessario che i comuni si assumano le responsabilità e il ruolo previsti dalla normativa».

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