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Le politiche migratorie come pilastro per un'Europa sociale

27 Maggio Mag 2018 1233 27 maggio 2018
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A Pantelleria una tre giorni organizzata dal Movimento Cristiano Lavoratori ha messo a tema il nesso tra migrazioni globali e globalizzazione nella prospettiva dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il presidente Carlo Costalli: “Dal Mediterraneo passa la sfida del futuro democratico del nostro Continente che, stretto tra un ‘populismo identitario e sovranista’ ed una ‘oligarchia tecnocratica’, deve ritrovare la forza delle ragioni dell’economia sociale di mercato”

In tempi di migrazioni epocali e di globalizzazione incontrollata il rapporto tra Unione Europea e Mediterraneo diventa un elemento cardine per il futuro del nostro continente e non solo. Ma sarà in grado un’Ue dalle politiche ondivaghe e assai poco propense alla solidarietà, di guidare il cambiamento?

Se ne sta parlando a Pantelleria, dove da venerdì pomeriggio è in corso una tre giorni di dibattito - organizzata dal Movimento Cristiano Lavoratori in collaborazione con Efal, Fondazione Italiana Europa Popolare, ed Eza – sul tema “L’Unione Europea e il Mediterraneo: lavoro, legalità, immigrazione e integrazione”.

Un dibattito che sta mettendo a fuoco il ruolo fondamentale del dialogo sociale nella prospettiva di contribuire a implementare il nuovo ‘Pilastro europeo dei diritti sociali’. L’obiettivo che accomuna gli oltre cinquanta rappresentanti europei di organizzazioni e movimenti di lavoratori cristiani – provenienti da Malta, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria e Germania – che stanno partecipando all’incontro è quello di realizzare nel Mediterraneo uno scenario sempre più coeso, in cui il lavoro torni ad essere centro di promozione e di integrazione.

“Dal Mediterraneo passa la sfida del futuro democratico del nostro Continente che, stretto tra un ‘populismo identitario e sovranista’ ed una ‘oligarchia tecnocratica’, deve ritrovare la forza delle ragioni dell’economia sociale di mercato”, ha detto il Presidente del MCL, Carlo Costalli, aprendo i lavori del Seminario internazionale.

La questione delle politiche migratorie nel Mediterraneo è strettamente connessa con le frizioni esistenti all’interno della stessa Unione Europea, dove le tre maggiori istituzioni – Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo – hanno visioni fra loro diverse che inevitabilmente generano politiche ondivaghe: è quanto ha affermato l’europarlamentare Giovanni La Via. “È un fatto – ha continuato l’eurodeputato – che appena l'8% del bilancio dell’Unione viene destinato a interventi di cooperazione e sostegno allo sviluppo”. Non solo: La Via ha sottolineato come le emergenze climatiche determinate da politiche ambientaliste quasi del tutto assenti, porteranno presumibilmente nei prossimi anni un miliardo di ‘migranti climatici’ sulle nostre coste, costretti a fuggire da aree del pianeta divenute inabitabili per l’uomo. “Costruire una politica europea unica, un’Europa più solidale e più umana, darsi una politica estera comune è sicuramente il primo passo, ma occorrono risorse ben più ingenti rispetto a quelle che oggi abbiamo: senza risorse non si possono fare politiche solidali che siano davvero incisive”, ha concluso La Via.

Di fronte al nuovo contesto, il professor Andrea Ruggeri, dell’università di Oxford, si è soffermato sull’interdipendenza esistente fra instabilità politica e migrazioni, esprimendo grande preoccupazione per il futuro: per questo occorre innanzi tutto essere in grado di “mettere in campo politiche lungimiranti, non ancorate solo all'immediato”. C'è inoltre un deficit di politica internazionale da parte dell’UE che rischiamo di pagare anche a caro prezzo, ha notato ancora Ruggeri.

Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, provando a spostare l’ottica con cui normalmente si legge la questione immigrazione, ha rilevato come “se la Sicilia è da un lato considerata la periferia estrema d’Europa , dall’altro è anche, allo stesso tempo, una testa di ponte, in prima fila tra Africa ed Europa”. Ciò che occorre, ha auspicato il prelato, è “introdurre un ‘nuovo umanesimo mediterraneo'” che si fondi sui valori culturali e religiosi che accomunano le popolazioni dell’area, percorrendo le strade del rispetto e della valorizzazione delle diversità. È incontestabile che oggi l’area mediterranea stia vivendo un periodo di grandi difficoltà, sia per ragioni militari, sia politiche, sia economiche, sia migratorie – ha continuato Mons. Mogavero - ma questo non ci deve scoraggiare dal percorrere la via del dialogo “che è la vera alternativa alla guerra”.

Ai lavori ha preso parte anche Jason Azzopardi, già ministro e parlamentare maltese, il quale ha fatto il punto sulla situazione immigrazione a Malta e sulle reazioni UE.

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